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Trentodoc festival: enoturismo, le esperienze in cantina

L'assessore Zanotelli. "Serve un nuovo approccio"

TRENTO - Il vino si giudica anche per la storia che racconta. Non basta più mettere un voto a un vino. Per capirlo davvero è sempre più importante conoscere chi lo produce, il territorio in cui nasce e l’esperienza che è capace di generare. È questo il filo conduttore dell’incontro “Pagelle in cantina: come si giudica il vino oggi”, questo pomeriggio a Palazzo Roccabruna nell’ambito del Trentodoc Festival.

Sul palco, il confronto tra il giornalista e autore americano Robert Camuto, il produttore Carlo Moser dell’omonima casa spumantistica e l’assessore provinciale all’agricoltura e promozione dei prodotti trentini Giulia Zanotelli. Un appuntamento moderato da Helmut Failoni, giornalista del Corriere della Sera.

"Quando giudichiamo un vino – ha sottolineato l’assessore Zanotelli – non possiamo fermarci all’aspetto tecnico. È un po’ come quando andiamo al ristorante: anche un piatto eccellente, se non viene presentato nel modo giusto, rischia di perdere il suo appeal. Lo stesso vale per un calice: il vino va inserito in un’esperienza più ampia, che comprende anche la capacità di raccontare ciò che c’è dietro quel prodotto”.

Da qui il collegamento diretto con il lavoro che l’Amministrazione provinciale sta portando avanti sull’enoturismo: “Sta diventando parte integrante dell’esperienza dell’azienda e del territorio e non qualcosa di separato. È un lavoro trasversale, che riguarda la promozione, la formazione e la conoscenza dei prodotti del territorio”.
Una strategia che parte anche dalle nuove generazioni.

“Durante le visite alle aziende ho visto una presenza sempre maggiore di giovani: si avvicinano al mondo del vino con curiosità, ma non cercano soltanto la degustazione: vogliono conoscere la vendemmia, la produzione e soprattutto incontrare chi quel vino lo produce. Questo dimostra che esiste un interesse reale verso tutto ciò che ruota attorno al calice”. Questo approccio trova un riscontro diretto nelle parole di Robert Camuto, giornalista di Wine Spectator, che da anni racconta produttori e territori italiani.

Per Camuto, conoscere la persona che sta dietro una bottiglia cambia inevitabilmente il modo di percepirla, pur senza cancellare i parametri tecnici della degustazione. "È importante osservare il bicchiere, il naso, la bocca, ma prima e dopo bisogna guardare l’insieme e soprattutto collocare il vino dentro una storia". Una visione rispetto alla quale Carlo Moser si è detto d’accordo, sottolineando come per un produttore il racconto dell’azienda possa oggi valere (in qualche caso) più di un punteggio: "Trentodoc è un marchio collettivo costituito da numerose case spumantistiche molto diverse tra loro, ma tutte legate al territorio. Proprio per questo ha bisogno di raccontare le sue storie per essere riconoscibile nella sua identità e unicità. In questo, i social sono un supporto importante”.

Nel confronto è emersa anche la necessità di rendere il linguaggio del vino più accessibile: “Per tanti anni – ha spiegato Moser – il vino è stato raccontato in maniera molto tecnica e in alcuni casi sembrava quasi che per apprezzarlo fosse necessario diventare sommelier. Ma per la maggior parte dei consumatori serve un linguaggio comprensibile, semplice.” E Camuto: “Chi visita una cantina non cerca soltanto un wine tasting. Vuole conoscere una persona, vedere il vigneto, la casa, fare un’esperienza. E quella persona può diventare un cliente per la vita”.
Ultimo aggiornamento: 25/09/2026 19:37

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