L'Agenda delle Valli

RAÌS a Siusi allo Sciliar

Inizio: 24/07/2026 dalle ore 20:00 - Fine: 24/07/2026 alle ore 22:00 IT

Siusi allo Sciliar, 21 luglio 2026 – RAÌS
con-fuse
24 07 2026
15 11 2026

24 07 2026
0RE 18.00
inaugurazione presso palazzo gentilizio Casa da Marta
Coredo

La mostra si snoda fra due filoni narrativi.
Il capitolo I  segue le tracce di un reportage discreto, mai invasivo ma capace di entrare nell'intimità di un racconto tutto al femminile.
Tre donne della Valle di Non riannodano le trame di radici perse per ri-trovarsi.
Il capitolo II  sono piccoli mondi liminari che appaiono attraverso balbettii, infinite ripetizioni e allitterazioni fotografiche come suoni puri. Minuscole apparizioni che chiunque potrebbe sentire, ma che invece costantemente e solamente guarda. Quando accade, la fotografia diventa apparato di connessione e di conoscenza lontano dalla consueta rappresentazione scenica. Non si tratta di egotismo romantico (Come direbbe Robert Adams) ma non si tratta neanche di porre sguardo all’altro da noi per tracciarne una memoria o traiettoria possibile. È qualcosa più affine alla verità, da non confondere con realtà, («...non siamo più così ingenui come una volta riguardo all'oggettività delle immagini, ...» Robert Adams)

Il capitolo III  non ha una rappresentazione visuale: è costituito dalle domande più che dalle risposte che la mostra mette in scena e sarà il visitatore a tracciarne una propria trama.
sintesi concettuale della mostra: dalla "rappresentazione" all' "apparato di connessione"
La mostra si regge su un unico asse concettuale: perdersi per ri-trovarsi

  1. Il superamento dell'oggettività: Entrambi i capitoli sono lontani dall'idea che la fotografia sia una prova documentale. Si accetta la consapevolezza (adamsiana) che l'immagine è un costrutto.
  2. L'ibridazione come lingua franca: L'unione di fotografia, audio e video non è decorativa. Serve a creare un cortocircuito percettivo. L'audio "deforma" o asseconda la lettura dell'immagine, i video sono flussi visive per farsi trasportare. L'obiettivo è impedire al visitatore di archiviare l'opera in una categoria predefinita.
  3. Il visitatore come testimone (non spettatore): La mostra non vuole essere vista, vuole essere "abitata". Nel primo capitolo si abita il tempo delle donne; nel secondo si abita lo spazio dell'apparizione. La conoscenza non avviene guardando l'opera, ma nel momento in cui il dispositivo (fotografico visivo) crea un cortocircuito percettivo e comincia, finalmente, a mostrare.


“a volte mi chiedono quale sia la chiave di lettura dei miei lavori fotografici ovviamente non ho una risposta, posso solo dire che sono disciplinatamente mentali e profondamente irrazionali. Tutt'al più se possibile è una fotografia che va frequentata”.

Michael Dall'agnol






CAPITOLO I
breve descrizione

Sonia, erede delle radici di nonna Sandrina e di sua madre Rita, rinuncia alla stabilità di un lavoro sicuro per tornare alle origini.
Un tempo, Sandrina viveva in simbiosi con la terra, raccogliendo erbe per il Barone di Cles; un legame che, durante il boom economico, fu vissuto con imbarazzo poiché associato ad un’immagine di arretratezza.

Oggi, Sonia e Rita riannodano quel filo imprimendo foreste sui tessuti: un atto di rinascita che permette a Sandrina di riconciliarsi con il proprio passato.

Questo ritorno alle RAÌS richiama un istinto ancestrale, quella pace che l'uomo ritrova naturalmente nei boschi.

Tuttavia, secoli fa, tale legame era rischioso: nel 1612, nella Valle di Non, anche la sapienza contadina
nell'uso delle erbe fu criminalizzata come stregoneria.

Questo racconto è un atto di memoria dedicato a Maria Vito di Nanno, processata per maleficio nel 1612, e a tutte le donne che, ieri come oggi, custodiscono il sapere della terra.

Sono piccoli mondi liminari che appaiono attraverso balbettii, infinite ripetizioni e allitterazioni fotografiche come suoni puri. Minuscole apparizioni che chiunque potrebbe sentire, ma che invece costantemente e solamente guarda. Quando accade, la fotografia diventa apparato di connessione e di conoscenza lontano dalla consueta rappresentazione scenica. Non si tratta di egotismo romantico (Come direbbe Robert Adams) ma non si tratta neanche di porre sguardo all’altro da noi per tracciarne una memoria o traiettoria possibile. È qualcosa più affine alla verità, da non confondere con realtà, («...non siamo più così ingenui come una volta riguardo all'oggettività delle immagini, ...» Robert Adams)

Michael Dall'agnol

















Ammistrazione

L’arte e la natura sono da sempre profondamente connesse.
La natura rappresenta una delle principali fonti di ispirazione per gli artisti, che ne osservano forme, colori, suoni e trasformazioni per creare opere capaci di esprimere emozioni, idee e significati, mettendone in evidenza la bellezza, la forza e la fragilità.

La natura può diventare parte integrante dell’opera d’arte stessa: materiali come legno, pietre, foglie e terra possono essere utilizzati per realizzare creazioni che dialogano con l’ambiente circostante, favorendo così una maggiore sensibilità verso il paesaggio e invitando a riflettere sull’importanza della sua tutela.

Il legame tra arte e natura supera i confini dell’estetica per farsi radice culturale e monito pedagogico.
L’atto creativo si trasforma in un ponte vivente, un linguaggio capace di indagare la complessità del mondo naturale e riannodare, in un moto incessante, il dialogo perduto tra l'uomo e il suo habitat.

Possiamo cogliere e vivere questa connessione addentrandoci nei suggestivi spazi dello storico edificio gentilizio di Casa da Marta che nel periodo estivo si trasformerà in un ambiente bucolico che stimolerà la nostra fantasia e le nostre riflessioni.

Assessore alla valorizzazione e promozione del patrimonio storico, artistico e delle tradizioni locali

Ivana Rizzardi



Contatti autore
Michael dall’agnol
via Dos Pules n°38, 38030. Giovo TN

+ 39 3401444277
office@micdalll.it
www.micdalll.it
@micdalll

Informazioni contatti mostra:
Comune Predaia
0463 536121 int. 7

Ultimo aggiornamento: 21/07/2026 19:58:08