“Guardare lontano” è l’augurio che il cardinale Oscar Cantoni rivolge a studentesse e studenti, famiglie, insegnanti e a tutta la comunità educativa in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico. Nel suo messaggio, il Vescovo di Como richiama la scuola alla sua responsabilità più profonda: non soltanto trasmettere conoscenze e competenze, ma aiutare ragazze e ragazzi a farsi domande, a costruire relazioni, ad assumersi responsabilità e a immaginare il futuro. Un compito che, sottolinea il cardinale, non può essere affidato a una sola componente, ma richiede il dialogo e la corresponsabilità di famiglie, scuola, istituzioni e realtà del territorio.
GUARDARE LONTANO
Care studentesse e cari studenti,
care famiglie,
cari insegnanti, dirigenti scolastici, educatrici ed educatori,
care donne e cari uomini che, con responsabilità diverse, ogni giorno fate vivere la scuola,
adulti, parrocchie, volontari, amiche e amici tutti che accompagnate il percorso di giovani e famiglie.
All’inizio di un nuovo anno scolastico desidero rivolgere a tutti voi un augurio e condividere una parola che può accompagnare il cammino che ci attende: guardare lontano. La scuola, infatti, non serve soltanto a conoscere ciò che già esiste.
È il luogo nel quale impariamo a comprendere il presente senza rimanerne prigionieri, a immaginare ciò che ancora non vediamo, a preparare un futuro che non è già scritto.
Guardare lontano significa anche imparare a fare domande. In un tempo nel quale sembra che si abbia sempre una risposta a portata di mano, questa capacità diventa ancora più preziosa. L’Intelligenza Artificiale può offrirci informazioni e suggerire soluzioni in pochi istanti. Ma non può sostituirci nelle domande fondamentali: che cosa è vero? Che cosa è giusto? Che cosa vale davvero la pena cercare? Quale persona desidero diventare? Quale mondo voglio contribuire a costruire?
Per questo la scuola non può limitarsi a trasmettere competenze. Educare significa aiutare ciascuno a diventare una persona capace di pensare, di scegliere, di assumersi responsabilità, di riconoscere il bene e di mettersi in cammino verso di esso. E nessuno può farlo da solo.
La scuola è anzitutto un luogo di relazione. Si cresce attraverso ciò che si studia, ma anche attraverso gli incontri, le parole che si ascoltano, le differenze con cui ci si confronta, le difficoltà che si imparano ad attraversare insieme. Abbiamo bisogno, allora, di una scuola nella quale ci si sappia parlare, ascoltare e accogliere.
Accogliere significa saper riconoscere nell’altro una persona, prima ancora delle sue capacità, dei suoi risultati, delle sue difficoltà o dei suoi errori. Significa avere attenzione per chi fa più fatica, per chi rimane ai margini, per chi non riesce ancora a trovare la propria voce e il proprio spazio. Significa costruire luoghi nei quali ciascuno possa sentire di avere un posto.
È questa la responsabilità che rende la scuola un vero bene comune. La scuola appartiene all’intera comunità, perché nel modo in cui una società educa i suoi giovani manifesta la qualità del proprio presente e la speranza che ripone nel proprio futuro.
Per questo abbiamo bisogno di una autentica corresponsabilità educativa. Famiglie, insegnanti, dirigenti, personale scolastico, istituzioni e realtà sociali e culturali: ciascuno porta una responsabilità diversa e insostituibile. Quando queste responsabilità si incontrano e il dialogo diventa possibile anche nella diversità delle posizioni, la scuola diventa più forte e i ragazzi si sentono più accompagnati.
Il dialogo non è soltanto una modalità per stare insieme: è già educazione. Imparare ad ascoltare chi pensa diversamente, a confrontarsi senza aggredire, a cambiare idea quando si comprende qualcosa di nuovo, a cercare insieme ciò che è vero e ciò che è buono: sono capacità di cui il nostro tempo ha un bisogno urgente.
A tutti gli adulti che hanno responsabilità educative auguro di accompagnare i giovani con autorevolezza e fiducia, sapendo indicare una direzione senza impedire a ciascuno di trovare la propria strada. Perché educare significa credere nel futuro di una persona prima ancora che quella persona riesca a vederlo. Penso anche alle istituzioni, alle parrocchie, alle associazioni e a tutte le realtà che si affiancano alla scuola, alle ragazze e ai ragazzi, alle famiglie. Lo fanno con attività culturali, proposte formative o percorsi di supporto allo studio. Così si aiuta a tessere quella rete di umanità oggi più che mai importante e necessaria.
E a voi, studentesse e studenti, desidero dire soprattutto questo: abbiate il coraggio di guardare lontano. Non lasciate che siano soltanto le paure del presente a decidere ciò che sarete domani. Non abbiate paura delle domande grandi, anche quando non avete ancora le risposte. Studiate, cercate, ascoltate, lasciatevi sorprendere. Abbiate cura delle relazioni e delle parole. Imparate a usare la tecnologia senza permettere che sia la tecnologia a decidere chi siete. Guardate lontano, dunque. Perché il futuro non è qualcosa che semplicemente ci aspetta: è qualcosa che, insieme, possiamo costruire.
E forse è proprio questo il compito più alto della scuola: insegnarci non soltanto a conoscere il mondo, ma a guardarlo con occhi nuovi, ad accoglierlo, a interrogarlo e ad avere il coraggio di cambiarlo in meglio. Buon anno scolastico a tutte le studentesse e a tutti gli studenti: a voi, che siete il futuro che comincia già oggi, affidiamo la nostra speranza.
Oscar card. CANTONI
Vescovo di Como
Ultimo aggiornamento:
10/09/2026 20:35:24