BRESCIA - Gli investigatori della Digos della Questura di Brescia hanno denunciato alla Procura della Repubblica per i reati di diffamazione aggravata e di vilipendio alle Istituzioni un 30enne bresciano residente in provincia.
Nel corso delle consuete attività di monitoraggio dei siti web gli investigatori della Digos hanno riscontrato che il soggetto summenzionato, commentando un articolo di stampa pubblicato sulla pagina Facebook della Questura, aveva espresso epiteti palesemente offensivi e denigratori nei confronti delle Istituzioni, manifestando, nello specifico, in maniera espressa, profonda acredine ed ostilità verso le Istituzioni dello Stato, in particolar modo contro la Polizia di Stato ed i suoi appartenenti.
L’oltraggioso commento riguarda il post pubblicato lo scorso 29 settembre, relativo all’emissione di 6 Daspo – Misura di Prevenzione Personale – nei confronti di altrettanti sostenitori dell’“UnionBrescia” che, al termine dell’incontro di calcio giocato presso lo Stadio Comunale “Mario Rigamonti” lo scorso 17 settembre 2026 tra la Squadra locale e il “Treviso” valevole per il Campionato di “Serie C”, avevano tentato l’assalto al pullman dei tifosi trevigiani con esplosioni di fumogeni e lanci di oggetti.
Al termine delle attività di Polizia Giudiziaria, l’uomo è stato convocato in Questura presso gli Uffici della Digos e denunciato alla Procura della Repubblica.
La Polizia di Stato mantiene un attento monitoraggio delle molteplici piattaforme di comunicazione online esistenti, e ricorda che i social networks non sono una zona franca dove poter esprimere impunemente le peggiori manifestazioni di aggressività verbale infarcite di espressioni calunniose e gravemente offensive nei confronti di soggetti pubblici o privati, ovvero di Istituzioni della Repubblica.

Le opinioni ed i giudizi espressi sul Web e sui Social Networks sono sottoposti alle stesse regole ed alle stesse leggi che regolamentano i normali rapporti interpersonali e con le Istituzioni: di conseguenza, le offese e le ingiurie esternate a mezzo social costituiscono fattispecie di reato aggravate dall’utilizzo di un mezzo di comunicazione di massa.
“Vi sono persone che ritengono che ciò che viene detto e scritto sui social networks non abbia ripercussioni, considerando erroneamente la realtà virtuale come un contesto ove è lecito porre in essere qualsiasi tipologia di condotta – ha tenuto a precisare il Questore della Provincia di Brescia Paolo Sartori –. Questi spazi virtuali, invece, sono del tutto assimilati al contesto reale per quanto attiene, nello specifico, alle conseguenze di carattere giudiziario che derivano da comportamenti illeciti”.