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Banca abusiva, frode fiscale e autoriciclaggio nel Bresciano: quattro fermi

Operazione delle Guardia di Finanza di Rovato: indagate nove persone, tra cui due italiani

ROVATO - Banca abusiva, frode fiscale e autoriciclaggio, eseguiti quattro fermi.
Nel contesto di una complessa indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, la Compagnia di Rovato della Guardia di Finanza ha eseguito il fermo nei confronti di 4 cinesi, ritenuti partecipi di un’associazione per delinquere - composta da 9 persone, di cui 7 cinesi e 2 italiani - dedita all’autoriciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e all’abusiva prestazione di servizi di pagamento.

Le indagini, avviate a seguito di una precedente attività, che aveva disvelato l’esistenza a Brescia di un emporio cinese – già sottoposto a sequestro in quanto utilizzato per camuffare operazioni di riciclaggio ed un’illecita raccolta e rimessa all’estero di denaro contante - avrebbero portato alla luce un’organizzazione criminale che avrebbe sfruttato gli articolati meccanismi di riciclaggio tipici “underground banking” (consistente nell’insieme di sistemi di trasferimento di denaro che operano al di fuori dei canali finanziari ufficiali e regolamentati, aggirando i presidi antiriciclaggio).

In particolare, l’organizzazione, attraverso l’utilizzo di 24 societàcartiere”, gestite all’interno di un ufficio anonimo con sede a Brescia, avrebbe consentito l’emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti nei confronti di numerose società “clienti”, veicolando successivamente le corrispondenti somme di denaro ricevute all’estero, per poi retrocederle in contanti alle stesse, al netto di una commissione per il servizio reso, mediamente pari al 5%.

La provvista oggetto di restituzione sarebbe stata generata attraverso l’abusiva raccolta di denaro contante operata nei confronti di numerosi connazionali bisognosi di inviare tali somme in madrepatria. A tal fine, i cosidetti “spalloni” del contante incaricati dall’organizzazione, con cadenza quotidiana, avrebbero ritirato ingenti quantitativi di denaro presso numerosi esercizi commerciali cinesi (tra i quali ad esempio: empori, minimarket, negozi di elettronica ed esercizi commerciali che rendono servizi per la persona) dislocati a Brescia, nel Nord-Est e in Emilia-Romagna, per poi consegnare le somme presso 3 “hub” di raccolta e smistamento individuati nel bresciano (in particolare, 2 appartamenti ed 1 minimarket).

I mirati controlli effettuati nei confronti dei “corrieri” del contante e dei “clienti” dell’organizzazione hanno già consentito di sequestrare somme di denaro superiori a 220.000 euro. Complessivamente, l’ammontare delle fatture per operazioni inesistenti emesse sarebbe superiore a 78 milioni di euro, mentre le somme veicolate all’estero - prevalentemente verso la Cina, talvolta con triangolazioni in altri Stati europei anche tramite l’utilizzo di Iban “virtuali”- risulterebbe essere di oltre 40 milioni di euro. Contestualmente ai fermi, è stato disposto il sequestro preventivo d’urgenza, anche per equivalente nei confronti dei sodali, di oltre 45 milioni di euro, quale profitto del reato di autoriciclaggio e del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché quello impeditivo nei confronti delle 24 società cartiere e dei relativi conti correnti, del minimarket utilizzato quale “hub” e dell’ufficio “occulto” utilizzato per la gestione delle società cartiere. I provvedimenti – in corso di esecuzione – sono stati emessi sulla scorta degli elementi probatori.
Ultimo aggiornamento: 13/05/2026 07:28:25

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