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Parco Naturale Adamello Brenta, confronto su turismo e ambiente

domenica, 3 luglio 2022

Val Daone – Turismo, ambiente, sostenibilità: in val Daone il nuovo appuntamento del Parco Naturale Adamello Brenta per il ciclo ParcOn Air.

Perché una realtà come il Parco Naturale Adamello Brenta deve occuparsi di turismo? E più in generale: quale turismo è auspicabile oggi nei territori di montagna, in particolare nelle aree protette del Trentino, con le loro straordinarie bellezze naturalistiche ma anche con i loro fragili equilibri ambientali? Queste le domande sottese al nuovo appuntamento di ParcOn Air, organizzato oggi in val Daone dal Parco Naturale Adamello Brenta, in collaborazione con Radio Dolomiti. Alla tavola rotonda, la terza del ciclo, hanno partecipato il presidente del Parco Naturale Adamello Brenta Walter Ferrazza, l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni, la dirigente del Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia Angiola Turella, il presidente del Consorzio Borgo Vivo (San Lorenzo Dorsino) Alberto Bosetti, la docente di Marketing turistico dell’Università di Trento Mariangiola Franch, la sindaca di Valdaone Ketty Pellizzari e il presidente dell’APT Campiglio Tullio Serafini. Molte le idee e le sollecitazioni emerse nel corso del dibattito, che ha registrato una sostanziale comunità di vedute, ma anche di intenti, perché, come è stato ripetuto più volte, oltre a concordare sulla necessità di puntare su un turismo di qualità, che valorizzi l’ambiente e che sia in grado di offrire sia ai visitatori (compresi i trentini) che ai residenti, esperienze autentiche, soddisfacenti, piene di contenuti, bisogna anche saper fare. Il che significa affrontare sfide come la mobilità sostenibile, o la distribuzione dei flussi turistici nel tempo (non solo luglio e agosto, quindi) e nello spazio (alla scoperta di tutte le valli e tutti gli angoli significativi dei parchi, non solo quelli tradizionalmente più gettonati). E significa anche saper dire qualche no.

La sostenibilità tocca “mondi” diversi: è al tempo stesso ambientale, sociale, ed economica. E’ possibile tendere ad obiettivi di sostenibilità quando si parla di turismo? In realtà, come sottolineato dai relatori che si sono susseguiti all’interno del Palaorso, la struttura mobile del Parco che viene appositamente allestita per questi appuntamenti, lo si sta facendo da tempo. Sia a livello teorico, e programmatorio, sia nelle scelte concrete. Persino registrare, a volte, numeri più bassi, in termini di ingressi, non è più necessariamente un tabù, perché, lo si è verificato anche recentemente, ciò può tradursi in realtà in entrate maggiori. In generale, comunque, la montagna sarà sempre di più una meta appetibile per un numero crescente di persone, provenienti sia dal resto dell’Italia (e del mondo) sia anche dalle città del Trentino. Come conciliare tutto questo con la missione – fondamentale per un parco naturale – di preservare l’integrità dell’ambiente? L’assessore Failoni ha presentato più di una possibilità: ad esempio, fare sempre più formazione, sul versante dell’accoglienza (chi lavora nel settore turistico non offre solo camere o ristorazione, per quanto di altro livello, orienta il visitatore a 360°, sul cosa fare, cosa vedere, e soprattutto come farlo). A venire in aiuto è anche il piano marketing innovativo condiviso dalla Provincia con gli attori del settore, e le partnership sempre più strette siglate a livello territoriale, come quella che vede protagonista il Parco Adamello Brenta e le APT del territorio, Campiglio Dolomiti in testa, ma anche i Comuni e le Comunità, nonché i soggetti privati, come il Consorzio Borgo Vivo.

La sfida si vince in due modi – ha sottolineato a sua volta il presidente Ferrazza – attraverso l’educazione e facendo rete. Il Parco deve occuparsi di turismo, ma continuando a fare il Parco. La parola d’ordine è: conservazione attiva. E’ finita l’era in cui le aree protette erano zone certamente di pregio ma da contemplare e basta. L’uomo nelle realtà come la nostra è presente, ha un ruolo e delle responsabilità. Deve sapersele assumere. Pensiamo alla mobilità: lo scorso anno i servizi per la mobilità sostenibile del Parco hanno gestito, in soli due mesi, oltre 560.000 persone. Cosa sarebbe successo se le avessimo fatte venire tutte con la loro auto, fin nel cuore del Parco, anziché offrire delle alternative? Ma la sfida continua: quest’anno la mobilità all’interno delle valli è gratuita: per le nostre casse significa una spesa di 165.000 euro. Soldi ben spesi. Abbiamo anche inaugurato un servizio di e-bike sharing sul tratto piana di Nambino, Patascoss, malga Ritort, che si affianca alle nostre navette. Fino a qualche tempo fa, pensare di chiudere al traffico privato questa strada, una delle più frequentate del Parco, sarebbe sembrato impensabile. Oggi si comincia a capire che facendo certe scelte tutti ci guadagnano: l’ambiente ma anche il visitatore che può accedere ad un’esperienza qualitativamente migliore”.

Turella ha ricordato che la sfida delle aree protette è quella della complessità. Ed è una sfida che interpella in primo luogo i soggetti pubblici, che hanno in mano strumenti legislativi ma anche tariffari che possono essere gestiti nella maniera più opportuna, ad esempio per distribuire i flussi su periodi di tempo più lunghi. Nulla è scontato, ma le sfide si possono vincere, anche in aree delicate come in quella dolomitica o quella del Garda. Fondamentale è il coinvolgimento di tutti gli attori territoriali, ma anche la capacità di offrire all’ospite in pari misura la possibilità di godere delle bellezze naturali del territorio e di avvicinarsi ad uno stile di vita, quello delle comunità di montagna, che il visitatore trova affascinante, come ribadito da Bosetti.
Tante le suggestioni offerte dalla professoressa Franch nel suo intervento, frutto anche di una frequentazione ormai 25ennale dell’universo del turismo e del turismo trentino. Sul perché un parco dovrebbe occuparsi di turismo è la società stessa ad offrire una risposta: perché sempre più persone vogliono visitare le aree protette. L’attenzione si sposta allora sul come. E su questo terreno la risposta che sempre ritorna è: qualità. Una qualità che necessariamente fa rima con sostenibilità.



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