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Sanità trentina, sette sigle unite davanti ai capigruppo: "Serve un cambio di passo"

Anche la missione in Cina nella querelle di questi giorni

TRENTO - Per la prima volta le sette sigle sindacali della sanità trentina, comprese quelle della dirigenza medica, si sono presentate unite per denunciare le criticità del sistema sanitario provinciale. È accaduto nel corso dell'incontro con i capigruppo del Consiglio provinciale, al quale hanno partecipato i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL FP, Fenalt, Nursing Up, CIMO-FESMED e ANAO. Al centro del confronto le disfunzioni dei sistemi informatici, le difficoltà organizzative di ASUIT, il deterioramento delle relazioni con i vertici aziendali e il crescente numero di professionisti che abbandonano il servizio sanitario pubblico.
Una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia di compromettere non soltanto le condizioni di lavoro, ma anche la qualità e la sicurezza delle cure. Da qui la richiesta al Consiglio provinciale di intervenire, dopo i tentativi di confronto con l'Azienda sanitaria e con il presidente della Provincia, ritenuti finora insoddisfacenti.

Le criticità denunciate dai sindacati
A ricostruire per primo il percorso della mobilitazione è stato Alberto Bellini (CGIL), che ha ricordato come le prime segnalazioni sui malfunzionamenti informatici si siano progressivamente estese ai problemi organizzativi e alle relazioni sindacali. L'Azienda, ha osservato, si è dimostrata impermeabile alle richieste di confronto, mentre il presidente della Provincia starebbe valutando un protocollo senza aver ancora fornito risposte concrete. «Chiediamo al Consiglio provinciale un'assunzione di responsabilità», ha affermato, ricordando che l'Azienda sanitaria rappresenta un bene primario della comunità.

Il sistema informatico è stato indicato come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I blocchi e i malfunzionamenti, secondo i sindacati, rallentano l'attività assistenziale, complicano il lavoro nei pronto soccorso e possono impedire ai sanitari di consultare tempestivamente le informazioni cliniche dei pazienti, con possibili conseguenze sulla sicurezza delle cure e sulle responsabilità professionali.

Giuseppe Varagone (UIL FP) ha ricordato che la protesta si è intensificata dal primo settembre, denunciando l'insufficienza dell'assistenza tecnica e la mancanza di risposte da parte dell'Azienda. «L'Azienda sottovaluta i problemi», ha affermato, richiamando anche le difficoltà nel trattenere il personale e le misure ritenute inadeguate per contrastare le aggressioni agli operatori.

Miriam Sanò (ANAO) ha riferito di cinque gravi blackout e di una trentina di interruzioni informatiche significative registrate nel 2026 in pronto soccorso. Particolarmente grave, ha osservato, l'impossibilità di accedere alla storia clinica dei pazienti durante la gestione delle emergenze. «I ritardi nella gestione ricadono sui pazienti», ha sottolineato, esprimendo delusione per il deterioramento di un sistema sanitario trentino un tempo considerato un modello di eccellenza.

Anche Sonia Brugnara (CIMO-FESMED) ha evidenziato i rischi clinici connessi ai malfunzionamenti, denunciando una disorganizzazione sempre più pesante che ricade sui professionisti e contribuisce agli abbandoni del servizio pubblico. Ha inoltre espresso preoccupazione per lo sviluppo delle cartelle cliniche informatizzate, per il modello organizzativo di ASUIT e per la mancata istituzione di un dipartimento oncologico provinciale. «Non chiediamo privilegi, ma un sistema che funzioni e che possa attrarre professionisti dall'esterno», ha ribadito, richiamando anche l'importanza del rinnovo contrattuale.

Paolo Panebianco (Fenalt) ha sottolineato come la mobilitazione sia il risultato di oltre un anno di segnalazioni rimaste senza risposte soddisfacenti, ricordando che le preoccupazioni sono condivise anche da altre rappresentanze professionali. Ha insistito sul rischio clinico, sulle responsabilità individuali degli operatori e sul problema delle aggressioni. «Non stiamo battendo cassa come sindacato, ma siamo qui per difendere la sanità trentina», ha dichiarato.

Sul crescente disagio del personale è intervenuta anche Antonella Genetin (Nursing Up), che ha richiamato il difficile momento attraversato dagli operatori sanitari, sottolineando come «le dimissioni sono tante».

Giuseppe Pallanch (CISL) ha infine posto l'accento sul deterioramento delle relazioni con i vertici aziendali e sulla perdita di professionisti, nonostante l'aumento delle risorse destinate alla sanità. Ha richiamato il valore dell'autonomia provinciale e la necessità di recuperare un modello capace di valorizzare chi lavora e garantire il diritto alla cura. «La sanità non è un campo di battaglia dove si registrano posizioni di maggioranza e di minoranza, ma patrimonio di tutti», ha affermato. Pallanch ha inoltre precisato, nel dibattito, che la mobilitazione non è diretta contro una singola persona, ma riguarda il modello organizzativo e la governance complessiva del sistema sanitario.

Il confronto con i consiglieri
Francesco Valduga (Campobase) ha invitato a distinguere le responsabilità dei vertici aziendali da quelle politiche, sottolineando che le criticità denunciate derivano anche dalle scelte di organizzazione della sanità trentina. ASUIT, ha osservato, avrebbe dovuto rappresentare una grande opportunità di rinnovamento. Occorre quindi affrontare il problema alla radice, attraverso una riforma del modello sanitario che valorizzi il ruolo dei professionisti e le possibilità offerte dall'autonomia provinciale.
La responsabilità, ha ribadito, non può essere soltanto tecnica, ma deve essere anche politica.

Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) ha richiamato il disagio dei lavoratori e la perdita di attrattività dell'Azienda sanitaria, citando anche le preoccupazioni emerse tra gli studenti di infermieristica, che oggi già dichiarano che andranno nelle RSA e non in ASUIT e le difficoltà nella gestione della mobilità del personale. Ha quindi denunciato la mancata risposta alle interrogazioni consiliari sui problemi informatici, individuando precise responsabilità politiche. I dipendenti, ha aggiunto, soffrono anche perché non riescono a garantire ai pazienti le risposte necessarie.

Filippo Degasperi (Onda) ha sottolineato come i cittadini sappiano distinguere il valore dei professionisti dalle responsabilità di chi governa il sistema. Ha richiamato la crescita della spesa sanitaria provinciale, da circa 1,1 a 1,7 miliardi di euro, interrogandosi sulla sostenibilità dei costi e sull'assenza di una chiara strategia. Critico sui risultati della nascita di ASUIT, ha evidenziato anche il divario retributivo tra pubblico e privato, invitando a cercare soluzioni condivise.

Lucia Coppola (Alleanza Versi Sinistra) ha ricordato le numerose iniziative delle minoranze consiliari sulle criticità della sanità, rimaste senza risultati concreti. Ha denunciato lo scollamento tra politica, organizzazione sanitaria e cittadini, sottolineando il rischio che si diffonda la convinzione di non potersi curare senza ricorrere alle proprie risorse economiche. L'autonomia provinciale, ha osservato, dovrebbe invece garantire risposte adeguate a un diritto fondamentale come quello alla salute, senza scaricare le responsabilità sui professionisti.

Maria Bosin (Partito Autonomista Trentino Tirolese) ha ringraziato i sindacati, riconoscendo le difficoltà e il senso di solitudine vissuti dal personale sanitario. Pur considerando necessari interventi di carattere strutturale, ha sottolineato l'urgenza di risolvere i problemi più immediati, a partire da quelli informatici. Ha riferito di segnalazioni di operatori costretti a dedicare più tempo alle difficoltà tecnologiche che ai pazienti e ha richiamato anche alcune rigidità nelle procedure di gestione del personale. Ha quindi espresso la propria disponibilità a collaborare per individuare soluzioni.

Il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, concludendo l'incontro, ha ringraziato le organizzazioni sindacali per il loro lavoro e per l'importante contributo di stimolo nell'affrontare le criticità che interessano la sanità trentina.

"I sindacati incontrano i capogruppo mentre la dirigenza Asuit va in missione in Cina"
"Le organizzazioni sindacali hanno incontrato i Capogruppo del Consigli Provinciale per illustrare le motivazioni alla base della mobilitazione del personale nella Sanità trentina. Dopo due incontri col Presidente Fugatti rimangono ancora aperte le motivazioni alla base della protesta. Un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti, il problema del rischio clinico e la sicurezza dei lavoratori rispetto alle aggressioni. In quell’incontro si chiese unitariamente la costituzione di un protocollo fra sindacati e PAT dove ci si impegnasse nella risoluzione delle tematiche sollevate. Rimane il grande punto della governance dell’Azienda e del personale che ha bisogno di un nuovo slancio e di modelli organizzativi diversi. Abbiamo appreso di una missione di studio in Cina che coinvolgerebbe i vertici di Asuit. Non c'è nessun pregiudizio verso le esperienze internazionali; prima di assumere altri sistemi sanitari come riferimento, però, vanno chiarite le loro caratteristiche e la compatibilità con il nostro modello costituzionale. Non sappiamo se la Cina abbia soluzioni organizzative migliori di quelle trentine, ma di certo non sono automaticamente trasferibili esperienze maturate in contesti istituzionali tanto diversi.
Il punto di partenza è l'articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Significa cure accessibili, servizi di qualità, prossimità territoriale e tutela delle persone. Significa anche riconoscere le professionalità, la libertà sindacale, la contrattazione collettiva e la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle scelte che incidono sull'organizzazione dei servizi. Sono parte della qualità del sistema.
La tecnologia offre opportunità, ma non sostituisce il confronto con chi garantisce ogni giorno assistenza e cura. Dopo mesi di blocchi informatici e carenza di personale, forse un vero atto di coraggio sarebbe discutere i modelli organizzativi proprio con chi ogni giorno li vive. Tutto questo nell’ottica di avere servizi più vicini ai cittadini, con competenze valorizzate e con soluzioni condivise. Se si ascoltano i nostri sanitari e il personale, sicuramente troviamo un modello migliore di quello cinese. Quanto meno un modello democratico e partecipativo. I nostri professionisti vanno ascoltati: hanno la ricetta per uscirne.
Ci auspichiamo di avere a breve una risposta dal Presidente dalla quale partire per lavorare sui temi posti all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. Nel frattempo, il personale rimane in stato di mobilitazione e la nostra attenzione massima. Chi lo sa che dalla spedizione in Cina non riportino anche la soluzione per il nostro impianto informatico auguriamocelo tutti quanti!

Questa la nota unitaria di
ANAAO ASSOMED · FP CGIL Trentino · CIMO · FESMED Trentino · CISL FP Trentino · FeNALT · NursingUp · UILFP del Trentino
Mjriam Sanò, Segretaria ANAAO ASSOMED Provincia Autonoma di Trento
Alberto Bellini, Segretario Generale FP CGIL del Trentino
Sonia Brugnara, Segretario CIMO-FESMED Trentino
Beppe Pallanch, Segretario Generale CISL FP Trentino
Paolo Panebianco, Vicesegretario generale FeNALT
Fabio Lavagnino, Segretario NursingUp Trento
Giuseppe Varagone, Segretario Generale UILFP del Trentino
Ultimo aggiornamento: 28/10/2026 00:05

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