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Rsa: sit-in di Fenalt davanti all’assessorato provinciale alla sanità

I sindacalisti Fenalt hanno incontrato il presidente Claudio Soini e rappresentanti del Consiglio provinciale

TRENTO - Un presidio per chiedere risposte concrete alle criticità che da anni affronta il personale delle case di riposo trentine. Si è svolto questa mattina il sit-in organizzato da Fenalt davanti alla sede dell'Assessorato provinciale alla salute a sostegno dei lavoratori delle APSP. Al centro della mobilitazione tre richieste ritenute non più rinviabili: l'adeguamento dei parametri assistenziali, l'estensione del buono pasto a tutti i dipendenti delle case di riposo e il riconoscimento dell'indennità per il lavoro notturno anche a infermieri e ausiliari.

Secondo la Fenalt la sperimentazione delle RSA leggere, con l'attivazione di 48 nuovi posti letto distribuiti in otto strutture del territorio provinciale, rappresenta un intervento condivisibile sotto il profilo dell'ampliamento dell'offerta assistenziale, ma non può essere realizzata senza un corrispondente rafforzamento degli organici. “I nuovi nuclei assistenziali – afferma Marco Stefani, responsabile Fenalt per le Case di riposo - richiedono personale dedicato che al momento non c’è: mantenere invariati gli attuali parametri assistenziali (rapporto fra pazienti e personale di servizio) significa aumentare ulteriormente il carico di lavoro degli operatori già impegnati nelle RSA tradizionali, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell'assistenza e sul benessere dei lavoratori”.
Tra le rivendicazioni portate in piazza figura anche il riconoscimento del buono pasto per tutto il personale delle APSP. “I lavoratori delle case di riposo – sottolinea

Maurizio Valentinotti, segretario generale Fenalt - sono gli unici dipendenti del comparto pubblico provinciale a non beneficiare di questo istituto, nonostante svolgano un servizio essenziale caratterizzato da elevata complessità e da una crescente difficoltà nel reperimento degli organici”.
Il sindacato chiede inoltre di superare l'attuale disparità relativa all'indennità per il lavoro notturno.
Oggi il riconoscimento economico è previsto esclusivamente per gli operatori socio-sanitari, mentre infermieri e ausiliari, pur prestando servizio negli stessi turni notturni e condividendo notevoli responsabilità assistenziali, ne restano esclusi.

A margine del sit-in una delegazione di Fenalt ha incontrato l’assessore provinciale alla salute, Mario Tonina, chiedendo che l’imminente assestamento di bilancio sia l'occasione buona per dare risposte concrete al settore, stanziando risorse destinate all'adeguamento dei parametri assistenziali, all'introduzione del buono pasto per tutti i dipendenti delle APSP e all'estensione dell'indennità notturna alle figure professionali oggi escluse. Tonina si è detto consapevole dei problemi e si è impegnato a portarli al prossimo tavolo negoziale con la volontà di addivenire ad una soluzione, in particolare per quello del buono pasto che ormai si trascina da anni.
"I lavoratori delle RSA – ha osservato Marco Stefani – garantiscono ogni giorno assistenza, professionalità e vicinanza alle persone più fragili. Chiediamo che il loro impegno venga finalmente riconosciuto con condizioni di lavoro adeguate, una migliore organizzazione dei servizi e il superamento di disparità che non sono più giustificabili".

I sindacalisti Fenalt hanno incontrato oggi il presidente Claudio Soini, la vicepresidente Mariachiara Franzoia, il capogruppo del Pd Alessio Manica, quello di Fratelli d’Italia Daniele Biada e il consigliere provinciale Walter Kaswalder.

Sul tavolo un sacchettino contenente una mela, un panino e uno yoghurt. “E’ il pasto che viene garantito al personale di molte case di riposo” – è venuto a dire il segretario del sindacato Maurizio Valentinotti, giunto a palazzo della Regione con Masha Mottes e Marco Stefani. Questa dunque una delle “denunce” portate in Consiglio, con richiesta anche di rispetto delle indennità notturne, riconosciute nelle rsa solo al personale o.s.s.

Ma Fenalt ha parlato anche d’altro. L’ipotesi di spostamento di Iprase da Rovereto a Trento: “Nessuno ne ha parlato con la quarantina di dipendenti – ha detto Valentinotti – e non si capisce cosa stia accadendo”.

Più in generale, a fronte di un’inflazione molto pesante e di un’attrattività ormai molto bassa del lavoro nell’ente pubblico in Trentino, Fenalt propone che si riconosca una mensilità in più di stipendio, così da ripianare davvero quanto perso in questi anni in termini di potere d’acquisto. “Serve una risposta strutturale”, la conclusione, che ha subito ottenuto consenso da Kaswalder (“solamente dico che l’aumento di stipendio dovrebbe accompagnarsi al premio alla produttività”). Biada ha detto che si dovrebbe agire sulla progressione orizzontale della retribuzione.
Ultimo aggiornamento: 15/07/2026 00:11

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