VARONE (Trento) - Circa 250 chili di mortadella e 140 di farina per quasi 3000 razioni dell’antico «beneficio» risalente a tre secoli or sono, per un’edizione da primato della sagra di polenta e mortadella, che domenica a Varone ha concluso, come tradizione, le feste di Carnevale. Folto il pubblico, che secondo le stime degli organizzatori, i volontari del Comitato polenta e mortadella, superava perfino quello dell’edizione dell’anno scorso, già da record. Con in più la partecipazione, davvero insolita, di ben tre sindaci: oltre a quello «di casa», Alessio Zanoni (presente con la vicesindaca Barbara Angelini), c’erano la prima cittadina di Arco Arianna Fiorio e Giuliano Marocchi, sindaco di Tenno e presidente della Comunità di valle.

Per Riva del Garda erano presenti anche diversi consiglieri, sia tra il pubblico (tra cui l'ex presidente del Consiglio comunale Salvatore Mamone) sia tra i volontari (tra questi Loredana Mascaro e Mirko Carotta). Presenti anche il parroco don Giancarlo Girardi e la banda sociale di Dro e Ceniga, che con il suo gruppo delle majorette ha aperto la festa con la consueta sfilata assieme alle autorità.
«La partecipazione di tanti amministratori di altri comuni ci ha davvero fatto piacere -spiega il presidente del comitato Marco Vivaldelli- e ci pare confermi come la nostra sagra sia sentita anche da un territorio più ampio. Altri segnali confortanti sono il gran numero di volontari al lavoro, ben 32, alcuni dei quali si sono presentati loro, spontaneamente, per dare una mano; e la presenza di tre giovani tra i nuovi volontari, questa davvero una bella sorpresa che ci fa ben sperare per il futuro».
Nel suo intervento il presidente Vivaldelli ha ricordato le antiche origini della sagra di polenta e mortadella, una delle feste popolari più antiche del Trentino, le cui origini sono documentate a partire dai primi anni del Settecento, quando il curato don Gaetano Bertoldi affermava di essere tenuto, in virtù di un «beneficio» di cui godeva le rendite, conferitogli dalla comunità che ne deteneva lo «Jus Patronatus», a distribuire nel giorno dell’Annunciata nella chiesa di Santa Maria del Perdono una «soma di pane di frumento, una brenta di vino ed un minale di farina cotta».