BRESCIA - Le reazioni dopo il
risultato sul referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia sono numerose. La riforma è stato bocciata da 14.459.924 elettori (53,74%), i favorevoli si sono fermati a 12.447.220 elettori (46,26%).
Diego Zarneri (FdI): “Il no non ferma il cambiamento. In Lombardia e a Brescia segnale forte per le riforme"
Il Coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia,
Diego Zarneri, commenta l’esito del referendum sulla giustizia 2026, che ha visto prevalere il “NO”.
Zarneri rivendica il ruolo di Fratelli d’Italia: “Siamo stati dalla parte dei cittadini fin dall’inizio, sostenendo con coerenza la necessità di una giustizia più giusta, più rapida e realmente imparziale. Il risultato non cambia la direzione della nostra battaglia politica, che resta chiara e determinata”. “Il voto di oggi non può essere interpretato come una difesa dell’attuale sistema. Troppi italiani continuano a percepire una giustizia lenta, inefficiente e distante: è un dato che la politica non può ignorare.”
“Resta forte l’esigenza di una riforma che non sia di parte ma nell’interesse dell’intera Nazione: non contro la magistratura, ma per restituirle prestigio e fiducia, superando logiche corporative e garantendo un equilibrio reale tra i poteri dello Stato.”
Zarneri sottolinea però con forza il dato territoriale: “In Lombardia ha prevalso nettamente il ‘Sì’, a conferma di una sensibilità diffusa verso il tema delle riforme e della modernizzazione della giustizia. Un segnale ancora più significativo arriva dalla provincia di Brescia, dove il risultato è inequivocabile ed è stato persino superiore alla media regionale.” (60% a 40% dati provvisori). “Si tratta di un’indicazione politica chiara: nei territori produttivi e dinamici del Paese c’è una domanda forte di efficienza, certezza del diritto e funzionamento reale dello Stato.”
“È evidente – dichiara Zarneri – che su un tema così delicato abbia pesato una campagna confusa e strumentale portata avanti da chi ha preferito difendere lo status quo piuttosto che confrontarsi nel merito delle riforme.”
Secondo Zarneri, il voto rappresenta comunque un segnale politico: “Il bisogno di cambiamento resta, e i risultati di Lombardia e Brescia lo dimostrano in modo molto chiaro. I cittadini chiedono interventi concreti e coraggiosi per rendere la giustizia più efficiente e credibile.”
Ha poi sottolineato il lavoro svolto dal partito ribadendo come “Fratelli d’Italia ha sostenuto con coerenza questo percorso, schierandosi al fianco dei cittadini e di una visione di giustizia più equa, veloce e imparziale.” E ha concluso aggiungendo che “è doveroso riconoscere l’impegno di militanti, dirigenti e volontari che hanno animato il territorio con serietà e dedizione, contribuendo a tenere alta l’attenzione su un tema centrale per il futuro della Nazione.”
Radaelli (Giovani Democratici): “Una vittoria che apre la corsa per un’alternativa credibile al Paese”
I Giovani Democratici della Lombardia esprimono soddisfazione per l’esito del referendum, che ha visto prevalere nettamente il NO. Un risultato che rappresenta un segnale politico chiaro e che segna l’inizio di una nuova fase.
“Festeggiamo la vittoria del NO al referendum, che rappresenta anche il primo slancio verso una corsa: la corsa a costruire un’alternativa per il Paese che sia credibile, seria e inclusiva, lontana dall’arroganza che ha contraddistinto l’attuale maggioranza.
Gli italiani lo hanno detto ancora una volta chiaramente: chi prova a forzare, viene fermato", a sottolinearlo è Pietro Radaelli, segretario dei Giovani Democratici della Lombardia, che evidenzia anche il forte protagonismo delle nuove generazioni e il valore politico del risultato.
“Questa è anche una vittoria generazionale: la valanga di NO che è emersa dalle urne ha una componente fortemente giovanile. I dati lo confermano: tra i 18 e i 34 anni oltre il 61% degli elettori ha scelto il NO, segno di una partecipazione consapevole e determinata delle nuove generazioni.
In Lombardia abbiamo fatto la nostra parte fino in fondo, dando la possibilità a 1800 fuorisede di votare, mentre il governo ha scelto di non garantire questo diritto per paura dell’esito del voto. È un fatto grave, a cui abbiamo risposto con organizzazione e responsabilità.
Il risultato rappresenta inoltre un segnale politico molto importante: molti elettori del NO non avevano votato il centrosinistra alle ultime elezioni politiche. Questo ci dice che esiste uno spazio largo che dobbiamo essere capaci di intercettare. Da qui al prossimo anno dovremo lavorare per riportare queste persone alle urne e costruire un’alternativa credibile e partecipata.
Il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo
"Innanzitutto, ciò che balza immediatamente agli occhi è l’altissima percentuale di italiani che ha deciso di andare a votare, quasi il 60 per cento, come se si trattasse di una votazione politica.
A nulla, quindi, sono valsi gli sforzi della premier Meloni di non voler politicizzare questo voto. Gli italiani, quando sanno di poter contare, vanno volentieri alle urne. E questo dovrebbe aprire una riflessione più generale sulla necessità e l’urgenza di ridare al popolo la facoltà di scegliere da chi farsi rappresentare e non dover accettare passivamente i desiderata delle segreterie dei partiti.
La via maestra è la riforma elettorale con la reintroduzione delle preferenze e del proporzionale, come avviene per le elezioni europee
La vittoria del NO al referendum è stato quindi un chiaro segnale al governo, di cui Meloni, Tajani e Salvini dovrebbero prendere atto. La Meloni ha dato prova di non convincere più la Nazione. Quando alle parole non seguono i fatti, si perde in credibilità. E questo è sotto gli occhi di tutti”.
Di Marco (M5S): Una grande vittoria per una giustizia indipendente e per una politica più vicina ai cittadini
Nicola Di Marco, capogruppo M5S Lombardia: “Questo voto politico apre ad una nuova primavera dove i cittadini vogliono una politica più vicina e non solo impegnata a salvare sé stessa. Segnali importanti arrivano anche dalla Lombardia, con Milano e provincia a trascinare il dato del no. Cancellato questo tentativo di riforma, di quattro anni di Governo resta il nulla. È una vittoria netta dei cittadini che hanno respinto un progetto destinato a indebolire la giustizia e a renderla più esposta ai condizionamenti della politica. Un no per ribadire al governo di centrodestra che la giustizia è un pilastro della democrazia e non può diventare terreno di scambio politico. Questa vittoria è il frutto dell’impegno di una comunità intera. Il Movimento 5 Stelle della Lombardia ringrazia chi ha presidiato i banchetti in tutta la Lombardia, chi ha distribuito materiali informativi, chi ha organizzato incontri e momenti di confronto, chi ha lavorato dietro le quinte e, soprattutto, tutte le cittadine e i cittadini che sono andati a votare”.
Ivan Rota (FI): "Un’occasione persa per avere una giustizia più equa; grande rispetto per l’esito del voto voluto dagli italiani"
"Ritengo che sia stata un’occasione persa, la riforma ci avrebbe garantito processi imparziali e una giustizia più equa». Queste le parole del consigliere regionale Ivan Rota di Forza Italia, dopo la vittoria del no al referendum per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. «Questo referendum era un passaggio importante per ridare fiducia ai cittadini nella giustizia, garantendo la terzietà dei giudici, lasciando indipendente la magistratura da qualsiasi forma di ingerenza politica. Registro con grande rispetto il risultato delle urne, viva la democrazia e viva l’Italia" ha concluso Ivan Rota.