CHIAVENNA (Sondrio) - Dopo le
predazioni dei lupi in Valchiavenna si è scatenato il dibattito sugli interventi da effettuare per difendere gli allevatori.
Le associazioni animaliste -
Wwf – Leidaa – Gros - parlano di “
difendere il suolo e proteggere la natura e dare un contributo costruttivo all’ instaurarsi di una convivenza stabile ed equilibrata fra il lupo e l'uomo, entrambi indispensabili all'ambiente alpino”.

Non è mancata la risposta degli allevatori che hanno avuto le predazioni, da quelli che hanno rinunciato ad allevare, abbandonando territori gestiti da generazioni ora a rischio degrado, a quelli rimasti ma danneggiai. "
Il presidio del territorio lo fa la gente che ha attività per scelta di vita non chi parla di “prevenzione e comunicazione e di una corretta divulgazione sul tema lupo”, stando seduti al bar o in qualche ufficio a spese dello Stato".
"È chiaro che il lupo è diventato un simbolo sacro e gli allevatori sono diventati, nella visione ideologica ambientalista, nemici dell'ambiente. Per gli animal-ambientalisti gli allevatori non si devono lamentare per le predazioni (quelle ufficiali sono solo la punta dell’iceberg), i cittadini non devono poter dire di essere preoccupati per la presenza dei lupi presso gli abitati. Guai! Si attenta al sacro lupo spargendo allarmismo. Poi occhio a fare battute, poiché vieni crocifisso, e subisci l’appropriata lezione degli ambientalisti come è successo con Davide Trussoni, presidente della comunità montana della Valchiavenna.
Questi signori, invece di fare un processo a un amministratore che si è lasciato scappare quello che pensa la maggioranza dei valtellinesi e valchiavennaschi, farebbero bene a interessarsi della gestione dei parchi e delle riserve della Lombardia (abbiamo più di 20 parchi e più di 65 riserve) dove si spendono molti soldi per scopi che spesso con il miglioramento dell’ambiente hanno poco a che fare, ma spesso servono a finanziare un certo “giro” con studi ripetitivi, consulenze, azioni di comunicazione", spiegano Mario Pighetti, referente per la provincia di Sondrio dell'Associazione per la tutela dell'ambiente e dalla vita rurali e Michele Corti, presidente nazionale dell'Associazione per la tutela dell'ambiente e dalla vita rurali
Quanto ai costi del "lupo", in 10 anni in Italia si sono spesi 53 milioni di euro per osservarlo, proteggerlo e raccontarlo. "Di questi milioni, 20 sono stati spesi sulle Alpi e 33 sull'Appennino, in gran parte buttati".
"Non si può parlare di politica ambientale lungimirante da parte di questi pro-lupo, perché non hanno gestito il lupo, non ne hanno governato l'impatto o lavorato a riequilibrare gli ecosistemi, ma hanno pensato alla gallina dalle uova d'oro, ai loro interessi, forti di una ideologia animalista militante, alimentata dagli introiti di studi, progetti e consulenze con una matrice ben precisa. In tutto questo la politica manca anzi è complice, al di là delle belle promesse e dei tanti impegni assunti e disattesi (che cosa hanno fatto a fronte di migliaia di firme contro il lupo in Valtellina e Valchiavenna?)", proseguono Mario Pighetti e Michele Corti.
"Al Presidente della Comunità Montana Valchiavenna - concludono Mario Pighetti e Michele Corti - diciamo grazie per quello che fa, perché non ha mai dimenticato da dove viene e, al di là delle battute, ha messo la faccia su un problema dal quale la politica preferisce scantonare per non dover rendere conto della propria inerzia".