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Orsi in Val di Sole e valli trentine: Demagri e Dallapiccola chiedono chiarezza

Gli avvistamenti, i danni agli allevatori, l'ultimo in ordine di tempo a Vermiglio, e le promesse mancate

TRENTO - Gestione dei grandi carnivori in Trentino, intervento di Paola Demagri e Michele Dallapiccola, rispettivamente consigliera provinciale e segretario politico di Casaautonomia.eu.

"Nel 2018 l'autonomia del Trentino e dell'Alto Adige - scrivono Paola Demagri e Michele Dallapiccola - fece un grosso passo in avanti nel lungo percorso di gestione e regimazione della presenza dei grandi carnivori a livello provinciale. La legge 9 del 2018, approvata negli stessi giorni dai due consessi provinciali separati di Trento e Bolzano, stabiliva finalmente – con la convalidazione costituzionale arrivata un anno dopo – che per difendere l'alpicoltura la Provincia avrebbe potuto attuare piani straordinari".

"Fino a quel momento chiunque avesse tolto un pelo a un orso avrebbe dovuto passare le forche caudine di lunghi procedimenti giudiziari - proseguono -. Erano i tempi in cui la Lega banchettava alle feste campestri a base di carne di orso e chiedeva il voto proclamandosi il partito che avrebbe risolto il problema a fucilate in due mesi. Il resto della storia lo conosciamo: la Lega è al governo non da due mesi, ma da 8 anni. Ed 8 deve essere un numero magico per la Lega, perché era anche il numero di orsi che, qualche tempo dopo essere salita al governo, proclamava che avrebbe ucciso ogni anno. Invece di applicarla, sulla legge 9 del 2018 ci aveva vomitato sopra una modifica dall'aspetto piuttosto ameno: non un piano di gestione serio, ma un numero massimo di orsi ammessi alla soppressione, senza dare il minimo accenno di come avrebbe fatto a gestire almeno il primo. Fuori dai microfoni, di solito la Giunta se la cava apostrofando l'esasperato allevatore di turno con la solita frase: «Chiedi a chi li ha liberati!». E in parte può anche avere ragione, visto che all'inizio degli anni 2000 il progetto è davvero partito monco: si sperava che gli orsi si distribuissero controllandosi da soli, ma nell'impianto normativo che prevedeva la reintroduzione non era stato previsto un relativo controllo o, meglio ancora, la gestione della popolazione".

"Questo però non basta, perché a nostro modo di vedere c'è una grossa colpa da parte di questa amministrazione - aggiungono -. Vi è infatti un diffuso e incomprensibile impegno a tenere il livello di informazione intorno alla cronaca che riguarda i carnivori pesantemente basso.
I comunicati roboanti dell'ufficio stampa, pronti a celebrare ogni minimo taglio di nastro o nastrino da parte della Giunta provinciale (che procedendo di questo passo arriverà ad inaugurare anche le nuove fermate degli scuolabus), raccontano sempre più raramente l'interazione tra grandi carnivori e uomo nella nostra provincia. Eppure ce ne sarebbe da raccontare, e ce ne sarebbe bisogno".
"Fossero stati informati gli abitanti di Vermiglio – per prendere un esempio dalla cronaca di queste ultime ore –, informati della presenza in zona di carnivori particolarmente attivi, avrebbero lasciato al pascolo le proprie bovine? E se i nostri preziosi servizi forestali fossero stati indirizzati ad effettuare un servizio di prevenzione e informazione pedissequa in paese, anziché occuparsi minuziosamente (forse, com'è giusto che sia) del rispetto delle norme nel bosco? Sappiamo ad esempio che il quadro normativo prevede che monitoraggi, campionamenti ed osservazioni permettano di attribuire una scheda di dannosità/pericolosità ad ogni singolo esemplare".

"Quali sono gli esemplari presenti in Val di Sole? Qual è il punteggio sulla scheda di ogni singolo esemplare? E ricordiamoci che sui campionamenti per il monitoraggio questa Lega ha deciso di risparmiare: nonostante questi anni vedano la Provincia con una dotazione finanziaria mai vista prima, si è deciso di passare dai campionamenti annuali a quelli ad anni alterni. Certo, capiamo che costruire un'ordinanza di abbattimento richieda un pregresso di condizioni molto complicate da attuarsi, ma la sensazione della popolazione in questo momento è che in questi otto anni, rispetto alla pietra miliare della legge, si siano fatti passi indietro anziché in avanti e si sia tornati agli albori della gestione, quando ancora nulla si sapeva di come si sarebbe riusciti a controllare i danni o le potenziali tragedie provocate da questi animali. Avevamo chiesto un potenziamento dei servizi forestali e del personale dedicato alla protezione della popolazione e degli animali: il diniego in Consiglio provinciale è stato accompagnato dallo scherno all'esterno. I comunicati della Giunta provinciale, che in un primo tempo si affidavano al populismo delle rassicurazioni di abbattimenti a raffica, sono stati sostituiti da blande raccomandazioni ad effettuare la prevenzione. Sarà anche cambiato il governo provinciale, ma rispetto alle tanto criticate amministrazioni del passato l'unico cambiamento che si percepisce è quello in peggio", concludono Paola Demagri e Michele Dallapiccola.
Ultimo aggiornamento: 12/09/2026 08:02

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