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‘Ndrangheta in Trentino, interrogazione del consigliere provinciale Alex Marini

martedì, 11 maggio 2021

Trento – Interrogazione in Consiglio provinciale a Trento del consigliere Alex Marini (M5S) sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Trentino e nella aree di confine del Garda e valli bresciane.

PRESENZA MAFIOSA – “La prima parte del Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia, redatto dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano – si legge nell’interrogazione del consigliere provinciale Alex Marini (nella foto) – illustra con rigore scientifico il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nelle diverse province della Lombardia, facendo un excursus storico della presenza della criminalità organizzata in questi territori ed evidenziando tre temi in particolare: il soggiorno obbligato, la corruzione in contesti di presenza mafiosa e i beni confiscati. Inevitabilmente l’analisi tocca anche quei territori che sono al confine con il Trentino, ovvero la zona del Garda e la Valle Sabbia, confinanti rispettivamente con il Garda trentino e la Valle del Chiese (monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia – a cura di CROSS – Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano (direttore Fernando Dalla Chiesa), in collaborazione con PoliS-Lombardia, luglio 2018).

Nella prima parte del monitoraggio il lago di Garda viene definito quale “grande catalizzatore per organizzazioni
criminali di ogni genere, comprese quelle straniere, russa in particolare”. Si riporta inoltre quanto segue: “Si è
intensificata anzitutto l’attrattività economica della provincia bresciana, anche a causa del mutamento del modello economico, non più fondato sulla centralità della impresa industriale e sulla funzione regolatrice di fabbrica e sindacato. La domanda di stupefacenti e lo sviluppo di un’industria del tempo libero si sono combinati in una miscela promettente per le strategie di inserimento mafioso. Il che è stato particolarmente vero su tutta l’area del lago di Garda, dove in pochi decenni si sono date appuntamento tutte le principali organizzazioni mafiose, da Cosa nostra alla ‘ndrangheta alla camorra”.

“Per quanto riguarda il traffico di sostanze stupefacenti – prosegue Alex Marini -, diverse operazioni antidroga hanno interessato la Provincia di Brescia, dove nell’aprile 2012, con l’operazione Elefante Bianco, la Guardia di Finanza e i carabinieri hanno arrestato 55 persone, tra cui molti residenti bresciani, portando alla luce una articolata  multinazionale dello spaccio, con base a Brescia. Nel report, viene specificato che a capo dell’organizzazione vi erano due serbi che potevano contare sull’aiuto di su una vera e propria associazione criminale multietnica formata da italiani, spagnoli, bosniaci, albanesi e svedesi i quali trasportavano la cocaina dal Sud America fino a Brescia passando per Barcellona. In un anno e mezzo i soggetti in questione hanno fatto arrivare in Italia 300 chili di droga per un valore di circa 45 milioni di euro. La cocaina forniva la città di Brescia e le zone della Val Trompia e della Valle Sabbia – prosecuzione naturale della valle del Chiese in terra bresciana – , ma anche altre province. Oltre alle persone arrestate, le forze dell’ordine hanno sequestrato beni per due milioni di euro, droga, armi, munizioni e denaro contante”.

INFILTRAZIONI IN TRENTINO – “Le influenze della criminalità organizzata nella Provincia di Trento emergono anche in un altro passaggio dell’analisi condotta dall’Osservatorio dell’università di Milano nel quale si descrivono le modalità con cui i boss famosi o di piccolo cabotaggio giunsero nel Nord lanciato verso il boom economico mescolandosi al grande processo migratorio che portò centinaia di migliaia di persone dalle campagne meridionali in via di spopolamento. In un passaggio viene descritta la figura di Giacomo Zagari, primo esponente di rilievo della ‘ndrangheta a trasferirsi in Lombardia, nella provincia di Varese, prima da solo e facendo arrivare in seguito la famiglia. Nonostante lo stile di vita “di basso profilo”, era un manovale dell’edilizia, in realtà, tra le sue attività principali, vi sono contrabbando, rapine, delitti commissionati dai boss residenti in Calabria e sequestri di persona. Successivamente, dalla sentenza di condanna dell’operazione Isola Felice, Zagari era stato mandato in soggiorno obbligato a Storo (Trento), comune trentino al confine con la provincia di Brescia, dove egli riprese ben presto a mettere in atto le sue attività criminose.

La seconda parte del Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia curato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, si concentra invece sulle attività di economia legale infiltrate dalla criminalità organizzata, in particolare l’ambito dell’edilizia e dei lavori pubblici; il commercio; il turismo; l’industria del divertimento; la sanità e l’attività di estorsione e usura, attività illegali ma capaci di creare canali di collegamento ed influenzare il campo delle attività legali (Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia – Rapporto finale, dicembre 2018 pubblicato sulla pagina della Commissione speciale Antimafia del Consiglio della Regione Lombardia).

Anche nella seconda parte del report, viene evidenziata la pericolosità dell’infiltrazione della criminalità e il conseguente sviluppo di criminalità mafiosa, in particolare nel settore del turismo, nella zona del lago di Garda, la quale: “[…] vede convergere su di sé l’attenzione di tutte le maggiori organizzazioni criminali italiane e di talune organizzazioni straniere. I provvedimenti di chiusura di alcuni locali e anche di un albergo sono probabilmente solo la spia di una tendenza che -va sottolineato- preoccupa gli operatori onesti e le comunità locali, e che rischia di offuscare i successi di quella che viene ormai considerata la terza area turistica d’Italia”.

Fenomeni simili a quelli citati al paragrafo precedente non risparmiano l’Alto Garda trentino, come di recente ha rimarcato il sostituto procuratore antimafia Roberto Pennisi in una dichiarazione raccolta dalla stampa locale.

Secondo Pennisi “Il lago di Garda è molto importante nella strategia della ‘ndrangheta, perché investe tre regioni, Veneto, Lombardia e Trentino e diverse province. Il Garda è strategico. Anche dalla indagine Aemilia viene fuori l’interesse per il Garda. E pure dalle indagini della Dda di Venezia sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta . È una zona attraente per chi ha tanto denaro da investire anche in perdita: è sempre un guadagno è danaro che arriva dal narcotraffico. E pensi alla forza attrattiva della criminalità organizzata per ambienti imprenditoriali che vedono, è il grande pericolo, nel crimine organizzato un’àncora di salvezza, che si trasforma alla fine in una schiavitù. È fondamentale aiutare le imprese virtuose. In due modi: primo, via i burosauri dalle amministrazioni; secondo, la finanzi torni a fare quello che faceva una volta, mettendo le imprese in grado di operare”.

Passando al campo dell’edilizia, nel già citato studio l’impresa edile mafiosa viene definita come “una strategica “centrale di collocamento”, in grado di offrire posti di lavoro non specializzati e, di conseguenza, di legittimare il proprio potere sui territori settentrionali in cui agisce. Diviene pertanto un soggetto alternativo in grado di “dare lavoro”, accumulando non solo profitti, ma anche consenso sociale” […] l’edilizia si presenta come un terreno di incontro di tre mondi diversi: -criminale (esponenti delle ‘ndrine, con le rispettive imprese) – imprenditoriale (il quale include anche l’ambito delle professioni) -politico locale (funzionari comunali, assessori, consiglieri, consulenti…)”.

In questo ambito, un dato che riguarda direttamente la Provincia di Trento, è quello delle infrazioni accertate nel ciclo del cemento. Nella classifica della province, elaborata da Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2017), su 19 province, Trento si posiziona infatti all’undicesimo posto fra le province italiane, con 88 infrazioni (vedi Tabella 3 “La classifica provinciale dell’illegalità nel ciclo del cemento”, p. 16 del Monitoraggio); alla luce dei risultati emersi dal prezioso monitoraggio effettuato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano ed in parte sopra riportati per quel che interessa il territorio lombardo confinante con il territorio trentino, sarebbe auspicabile una collaborazione tra la Provincia di Trento e la Commissione Antimafia della Regione Lombardia al fine di individuare possibili elementi di rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche tra i territori di confine della Provincia di Trento e della regione Lombardia”.

INTERROGAZIONE – Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta per sapere
“se e con quali modalità intenda favorire forme collaborazione istituzionali con la commissione Antimafia del Consiglio della Regione Lombardia al fine di individuare elementi di rischio in ordine alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività economiche dei territori trentini confinanti con le aree del Garda Bresciano e della Valle Sabbia in Provincia di Brescia”, consigliere provinciale Alex Marini.



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