FRANCIACORTA -
Europa Verde critica la
monocultura dei
vigneti in
Franciacorta. Il territorio è nella morsa di vigneti e cantine che crescono senza freno:
Gambero Rosso ha lanciato l'allarme sull'eccesso di produzione e il Consorzio di tutela avrrebbe chiesto alla Regione Lombardia di sospendere nuovi impianti destinati alla Docg fino al 2028. Dal 2019 al 2025 le superfici coltivate sono aumentate del 24%, passando da 2.800 a 3.522 ettari.
"Altro che distretto biologico: la Franciacorta è diventata una monocoltura di vigneti", dicono
Sara Onofrio e
Dario Balotta di Europa Verde.
"I vigneti – sottolineano Onofrio e Balotta –
sono certamente una delle ricchezze della Franciacorta, ma non possono diventare l'unica destinazione possibile del territorio. Negli ultimi anni assistiamo a una crescita senza freni di vigneti e strutture per la produzione vinicola, spesso con l'avallo delle amministrazioni comunali".
A preoccupare è anche la situazione nella zona del lago.
"Tra Iseo e Paratico, dove la presenza dell'acqua contribuisce a mitigare sensibilmente il clima, la crescita dei vigneti è stata impressionante. Ma l'espansione non riguarda soltanto le aree pianeggianti: anche i vigneti e le cantine in quota avanzano in modo aggressivo, arrivando in contesti di particolare pregio ambientale".
Europa Verde cita alcuni esempi di debole la tutela del territorio. Un esempio emblematico arriva da Cremignane, dove, nonostante 104 firme di protesta, un terreno seminativo situato vicino al parco giochi è stato trasformato in vigneto.
"È questo il modello di sviluppo che vogliamo per la Franciacorta? - concludono i due portavoce - Un territorio sempre più occupato da vigneti e cantine, dove i terreni agricoli, gli spazi verdi e gli habitat naturali vengono progressivamente sacrificati? La Franciacorta ha bisogno di equilibrio, non di una crescita quantitativa senza limiti. E anche le recenti prese di posizione sul rischio di un eccesso di produzione vinicola del Gambero Rosso dovrebbero far riflettere: continuare a piantare vigneti senza interrogarsi sui limiti del territorio e del mercato non è sostenibilità, è consumo di territorio", concludono Sara Onofrio e Dario Balotta.