TRENTO – Il Consigliere provinciale Claudio Cia ha depositato un’interrogazione provinciale per chiedere un chiarimento tempestivo e documentato su un tema tecnico che, però, può avere un effetto molto concreto: se l’onere di dotarsi autonomamente dei sistemi informatici venisse trasferito sulle strutture accreditate (e potenzialmente anche sulle RSA/APSP), quei costi finirebbero inevitabilmente per ricadere sui cittadini, direttamente o indirettamente.

Secondo quanto segnalato, ASUIT potrebbe interrompere entro fine 2026 la fornitura di applicativi essenziali oggi utilizzati dalle strutture accreditate – Cassa, SIO, Radiologia e Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) – richiamando motivazioni connesse alla protezione dei dati e all’attuazione del PNRR. Proprio per questo, osserva Cia, è necessario che la Provincia disponga e metta in campo un quadro formale e verificabile, sia sul piano normativo sia su quello tecnico-organizzativo, prima che una scelta di questa portata produca effetti non governati.
“Il digitale è una strada giusta e inevitabile – evidenzia il Consigliere – ma va governato con metodo. Quando si parla di sistemi informativi sanitari non si parla solo di software: si parla di continuità delle prestazioni, di organizzazione del lavoro, di tracciabilità e di costi che, alla fine, qualcuno paga. E quel ‘qualcuno’ rischia di essere il cittadino.”
Cia richiama l’attenzione sul fatto che l’attuale assetto integrato tra sistema pubblico e rete delle strutture accreditate garantisce uniformità dei percorsi, tracciabilità dei flussi e continuità operativa. Se invece ogni struttura dovesse attrezzarsi autonomamente, il rischio sarebbe una frammentazione con una vera e propria moltiplicazione dei costi: licenze replicate, migrazioni e interfacciamenti ripetuti, investimenti paralleli e manutenzioni separate, oltre a una maggiore complessità gestionale.
Le stime tecniche rappresentate indicano ordini di grandezza molto rilevanti, e un simile aggravio economico, in assenza di coperture e regia, non può che tradursi nel tempo in pressioni sui bilanci e, a cascata, su tariffe, compartecipazioni, rette o qualità/quantità dei servizi erogati.
Il Consigliere sottolinea inoltre che, in varie regioni, l’impostazione sul FSE 2.0 mira a integrare i sistemi anche dei soggetti accreditati attraverso lavoro di raccordo e interoperabilità, non a creare un modello “ognuno per sé”. E richiama un altro aspetto decisivo: alcune indicazioni operative legate al FSE 2.0 e al PNRR prevedono tappe e step tecnici anche prima della fine del 2026, e dunque richiedono programmazione realistica, tempi congrui e responsabilità chiare.
Particolare attenzione è dedicata anche alle RSA/APSP: allo stato – si evidenzia nell’atto – non risulterebbero comunicazioni ufficiali su un eventuale trasferimento di costi informatici sui bilanci delle strutture. Tuttavia, se l’impostazione dovesse estendersi anche al comparto socio-assistenziale residenziale, l’impatto sarebbe ancora più sensibile, perché qualsiasi aumento di costi strutturali rischia di riflettersi sulle rette e quindi sulle famiglie.
Con l’interrogazione depositata, Cia chiede alla Giunta di chiarire se l’indirizzo sia effettivamente confermato e su quali atti formali si fondi, quali siano i riferimenti normativi puntuali che renderebbero necessaria la scelta e se, a supporto, siano stati acquisiti pareri giuridici e tecnici e svolte valutazioni specifiche in materia di protezione dei dati e sicurezza informatica. L’atto chiede inoltre se sia stata effettuata una valutazione d’impatto economico e organizzativo (costi, rischi per la continuità operativa e ricadute sui cittadini), se siano state analizzate alternative tecniche in grado di garantire sicurezza e interoperabilità evitando frammentazioni, e se esista un piano di transizione formalizzato, con test, migrazione dati e misure di continuità.
“Qui non si tratta di contrapporre pubblico e privato, né di frenare l’innovazione – conclude Cia –. Si tratta di evitare una scelta che rischia di produrre una moltiplicazione dei disagi, dei costi e, alla fine, di farli pagare ai cittadini. Meglio correggere oggi che rincorrere problemi domani.”