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In Consiglio provinciale a Trento discusse e approvate mozioni

È invece slittata ancora la nomina del giudice del TAR, dopo il ritiro dei due nomi proposti

TRENTO - Raffica di mozioni discusse e approvate in Consiglio provinciale a Trento. L’Aula ha approvato all’unanimità gli interventi per ridurre il divario digitale, rilanciare il progetto COPE+ rivolto ai giovani e rafforzare la rete per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Via libera anche alla proposta per costruire un modello permanente di coordinamento delle polizie locali trentine, sulla quale si è sviluppato un articolato confronto. È invece slittata ancora la nomina del giudice del TAR, dopo il ritiro dei due nomi proposti. In apertura dei lavori, il consigliere Walter Kaswalder ha ricordato che all’ordine del giorno del Consiglio provinciale vi è la nomina del giudice del TAR, punto poi ripreso nel corso della seduta e rinviato a un prossimo incontro.

Mozione 440 Roberto Stanchina (Campobase) – emendata – approvata all’unanimità Divario digitale, più assistenza ai cittadini in difficoltà Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la mozione n. 440, firmata da Roberto Stanchina (Campobase), la cui trattazione si era interrotta nella serata di ieri per valutare una possibile intesa. Dopo il confronto con la Giunta, è stato presentato un emendamento che modifica il dispositivo e impegna a potenziare ulteriormente gli sportelli di assistenza e informazione al pubblico, con particolare riferimento all’utenza fragile e ai servizi digitali, mantenendo attive forme di interazione analogiche, e a verificare la possibilità di implementare le convenzioni con i patronati attualmente in essere per estendere ulteriormente i servizi di assistenza al cittadino. In dichiarazione di voto Lucia Coppola (AVS) ha ricordato di essersi lei stessa trovata in difficoltà nell’adempimento di una pratica amministrativa: “È lampante che il digital divide crea discriminazione”, ha detto, richiamando le persone anziane e quelle con disabilità che possono incontrare difficoltà nell’uso di questi strumenti. Ha inoltre rilevato come, nelle zone scarsamente coperte dalla rete, possa essere problematico anche accedere alle prestazioni sanitarie “di fronte all’assenza di uno sportello fisico”. “Credo – ha concluso – che questa mozione meriti un’attenzione particolare se vogliamo davvero venire incontro a quella parte di popolazione più anziana, più fragile o con problematiche di vario genere”.

Mozione 372 Vanessa Masè (La Civica) – emendata – approvata all’unanimità Prescrizione sociale per contrastare il fenomeno dei NEET La proposta di mozione, emendata, chiede alla Giunta di “dare seguito in tempi brevi al coinvolgimento diretto dei partner territoriali per garantire la reale operatività del progetto COPE+ a livello territoriale, in coerenza con il prosieguo dell’ampio lavoro di analisi del Tavolo multidisciplinare Adolescenze complesse, tenendo conto anche di quanto previsto dal Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) 2025- 2030”. La consigliera Vanessa Masè (La Civica) ha ricordato che il progetto COPE+ è stato recentemente premiato. “Occorre dare un effettivo impulso affinché la nuova fase di COPE+ sia finalizzata, perché abbiamo visto che si tratta di un progetto vincente nel coinvolgere e intercettare quei giovani che non sono inseriti in un percorso di formazione”. Michele Malfer (Campobase) ha annunciato il voto favorevole, riconoscendo la validità del progetto e il coinvolgimento positivo di famiglie, territori e privato sociale. Ha però sottolineato con forza i ritardi nell’attuazione: “Di fatto abbiamo perso due anni”, ha osservato, ricordando di aver presentato tre interrogazioni sul tema e di aver più volte sollecitato il passaggio dalla sperimentazione a un modello strutturale. Malfer ha evidenziato come il progetto abbia dimostrato di saper intercettare giovani in condizioni di disimpegno scolastico e lavorativo, spesso segnate anche da solitudine, disorientamento e perdita di prospettiva. “Non deve rimanere indietro nessuno”, ha affermato. Ha quindi riconosciuto alcuni segnali di ripartenza e la volontà della Provincia di proseguire, ma ha chiesto un’accelerazione concreta: “Le persone sono più veloci dei nostri meccanismi. Si tratta di un carro con le ruote quadrate”. Vanessa Masè, in replica, ha ribadito che l’obiettivo della mozione è proprio quello di “accelerare ed essere da stimolo”, ricordando che lo stanziamento disposto lo scorso anno aveva fatto pensare a una rapida trasformazione della sperimentazione in un intervento strutturale. “I problemi delle persone sono più veloci dei tempi che noi abbiamo”, ha affermato. La consigliera ha infine sottolineato come il progetto possa rappresentare uno strumento concreto di prevenzione per ragazzi in situazioni di forte fragilità: “Se riusciamo ad agire nei tempi giusti, possiamo davvero salvare alcuni ragazzi”.
Stefania Segnana (Lega) ha ringraziato Masè per aver riportato all’attenzione dell’Aula un progetto avviato nel 2022 e caratterizzato da una forte collaborazione tra Provincia, Azienda sanitaria, Comunità di valle, Federazione della cooperazione e numerosi soggetti del territorio. Ha sottolineato il valore del modello costruito e ha annunciato il voto favorevole della Lega, auspicando che quanto realizzato possa proseguire e consolidarsi “per accompagnare i nostri giovani e le famiglie che si trovano in situazioni di particolare difficoltà”. Unanimità sul testo.

Mozione 422 Vanessa Masè – emendata – approvata Creare un coordinamento delle polizie locali trentine Il testo, emendato in accordo con l’assessora Giulia Zanotelli, impegna la Giunta ad avviare, nell’ambito del Comitato tecnico provinciale della Polizia locale, in stretta collaborazione e d’intesa con il Consorzio dei Comuni Trentini, un percorso finalizzato a definire un modello permanente di coordinamento provinciale della polizia locale. L’obiettivo è valorizzare l’esperienza maturata durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 quale base per consolidare una rete stabile di collaborazione, pianificazione strategica, crescita professionale e supporto reciproco tra i Corpi operanti sul territorio provinciale. Il dispositivo chiede inoltre di coinvolgere, nella definizione del modello, i comandanti di tutti i Corpi di Polizia locale trentini. Vanessa Masè ha spiegato che la mozione punta a “dare gambe e futuro” al percorso avviato nel corso delle Olimpiadi, evitando che resti un’esperienza limitata nel tempo. Ha escluso l’idea di una polizia provinciale unica, sia per ragioni normative sia per salvaguardare l’autonomia dei Comuni e dei corpi intercomunali, ma ha invitato a superare il frazionamento almeno sul piano della programmazione e della cultura organizzativa. “Servono più integrazione, più coordinamento e più collaborazione”, ha affermato. Francesco Valduga (Campobase) ha ricordato la propria esperienza amministrativa e il lavoro svolto per favorire forme di collaborazione tra i Comuni.
Ha però espresso perplessità sull’impostazione della mozione, ritenendo che il confronto sul futuro della polizia locale debba partire anzitutto dai Comuni, dal Consiglio delle autonomie locali e dal Consorzio dei Comuni, con la Provincia in un ruolo di regia. “Prima dobbiamo chiederci che polizia locale vogliamo”, ha osservato.
Michela Calzà (PD) ha richiamato il ruolo fondamentale della polizia locale come presidio dei territori e l’esperienza dei corpi intercomunali. Ha però sottolineato una criticità preliminare: “C’è una prima disuguaglianza da affrontare, quella tra territori serviti e territori scoperti”, ricordando che nel 2025 risultavano ancora 31 Comuni privi di un servizio di polizia locale. Ha inoltre espresso scetticismo sull’idea di assumere come modello stabile il coordinamento sperimentato in occasione dei grandi eventi, osservando che esiste già un Comitato tecnico della polizia locale capace di svolgere una funzione di raccordo.
Maria Bosin (PATT) ha osservato che il dibattito sembra partire da interpretazioni diverse della mozione. A suo giudizio, la proposta non punta a sottrarre la polizia locale alla competenza dei Comuni, ma a valorizzare e rendere stabile un modello di collaborazione sperimentato positivamente. Ha riconosciuto alla Provincia un possibile ruolo di impulso e supporto nelle situazioni particolari che richiedono forme straordinarie di coordinamento. “È qualcosa in più che si aggiunge a ciò che già esiste”, ha osservato.
Vanessa Masè, in replica, ha definito “contraddittorio” lo scetticismo espresso da Valduga e Calzà: da un lato, ha osservato, si chiede una regia provinciale, dall’altro si sostiene che il coordinamento debba nascere esclusivamente dai Comuni. Ha quindi ribadito che la mozione non intende sostituirsi alle autonomie locali, ma “fare un passo avanti” partendo da un’esperienza di collaborazione che ha funzionato. La consigliera ha invitato a guardare al futuro, investendo su formazione, specializzazione, coordinamento e programmazione: “Dobbiamo chiederci oggi come vogliamo che sia la nostra polizia di prossimità tra dieci o vent’anni”. L’obiettivo, ha concluso, non è soltanto rivedere i criteri di finanziamento, ma inserirli dentro una programmazione capace di rafforzare progressivamente il sistema della polizia locale trentina.
L’assessora Giulia Zanotelli ha espresso parere favorevole alla proposta emendata. Francesco Valduga (Campobase), in dichiarazione di voto, ha ribadito il valore della collaborazione tra Comuni, ma ha messo in guardia dal rischio di spingere la polizia locale verso funzioni sempre più simili a quelle di Carabinieri e Polizia di Stato. Ha quindi annunciato il voto contrario di Campobase, ritenendo la mozione insufficiente se vuole aprire una riflessione strutturale e non necessaria se punta soltanto a valorizzare forme di collaborazione già sperimentate. Michela Calzà ha ribadito che la costruzione dei corpi intercomunali deve partire dai Comuni e ha ricordato le difficoltà che spesso incontrano i corpi associati, tra carenze di organico, problemi di finanziamento e difficoltà nel reclutamento. Ha infine sottolineato la necessità di rafforzare soprattutto il coordinamento tra polizia locale e Forze dell’ordine, annunciando il voto contrario del gruppo del Partito Democratico.

Slitta ancora la nomina del giudice del TAR Approvata la mozione, il consigliere Mirko Bisesti (Lega) ha chiesto una sospensione dei lavori per una riunione di maggioranza. Al termine delle riunioni che si sono susseguite, il presidente Soini ha convocato la Conferenza dei capigruppo, durante la quale è stato annunciato il ritiro dei due nomi proposti per il TAR.

Mozione 450 Michela Calzà e Francesca Parolari (PD del Trentino) Un tavolo di rete per il reinserimento sociale dopo il carcere I lavori sono ripresi con la mozione n. 450, presentata da Michela Calzà e Francesca Parolari ed emendata in accordo con l’assessore Mario Tonina. Il testo impegna la Giunta a promuovere, valorizzando momenti di incontro, strumenti di coordinamento e di messa in rete tra i servizi pubblici – sociale, salute, istruzione e lavoro –, l’Amministrazione penitenziaria, gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna, le realtà associative, le cooperative sociali, gli enti del Terzo settore e del volontariato operanti nell’ambito della detenzione e dell’esecuzione penale esterna. L’obiettivo è favorire la presa in carico integrata e i percorsi di reinserimento socio-educativo sul territorio trentino, sia dentro sia fuori dalla Casa circondariale, facilitando anche l’accesso alle misure di autonomia abitativa e lavorativa delle persone a fine pena o in misura alternativa. L’assessore Mario Tonina ha espresso condivisione per la mozione così come emendata, sottolineando l’importanza del reinserimento sociale e lavorativo delle persone condannate come strumento per prevenire la recidiva. Ha richiamato la presenza sul territorio di risorse, progettualità e competenze, in particolare del Terzo settore, e il ruolo di regia esercitato dalla Provincia. L’obiettivo, ha spiegato, è rendere sempre più coordinata l’azione dei diversi soggetti coinvolti. In replica, Michela Calzà ha ricordato quanto sia fondamentale creare il collegamento con il mondo del volontariato, citando il presidente Mattarella, per coprire quello spazio dove l’istituzione non può arrivare. Ha posto l’attenzione sulla necessità di intervenire per permettere il recupero di coloro che hanno scontato il proprio conto con la giustizia. Francesco Valduga (Campobase) ha annunciato il voto favorevole alla mozione, richiamando l’incontro svoltosi a Villa Sant’Ignazio, che ha permesso di conoscere da vicino il lavoro della rete di associazioni e volontariato impegnata nel reinserimento delle persone detenute. Ha sottolineato il valore delle testimonianze di chi ha vissuto il carcere e delle esperienze virtuose sviluppate in altre realtà, come quella di Padova. “Dentro la cornice della nostra autonomia potremmo forse fare ancora di più”, ha osservato. Francesca Parolari (PD) ha sottolineato il valore del lavoro svolto, spesso lontano dai riflettori, da volontari, associazioni e operatori che accompagnano le persone detenute e quelle in fase di reinserimento. Ha ricordato che questa fase è decisiva anche sul piano della sicurezza, perché può evitare il rischio di recidiva. Ha quindi auspicato un maggiore sostegno ai percorsi di alfabetizzazione, accompagnamento e inserimento lavorativo, anche dentro il carcere.
“La sicurezza non deve essere solo securitaria, ma deve basarsi sul recupero e sulle nuove possibilità da offrire alle persone”, ha concluso. Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) ha sottolineato il valore umano della mozione, ricordando che chi ha sbagliato deve scontare la propria pena, ma deve anche poter trovare nella comunità concrete possibilità di recupero e di reinserimento, così da ridurre il rischio di recidiva. La consigliera ha evidenziato in particolare l’importanza di offrire opportunità lavorative a chi si avvicina alla fine della pena, definendole un segno di una comunità capace di non lasciare indietro nessuno.
Eleonora Angeli ha espresso condivisione per la mozione, sottolineando l’importanza della formazione, del lavoro e della collaborazione tra i diversi soggetti impegnati nel reinserimento delle persone detenute. Ha inoltre ricordato di aver depositato una propria mozione dedicata alle opportunità di formazione professionale e di lavoro per le donne detenute, con l’obiettivo di garantire pari opportunità di genere anche nei percorsi di reinserimento.
La mozione è stata approvata all’unanimità
Ultimo aggiornamento: 05/11/2026 21:58

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