BRESCIA – È disponibile, per le aziende interessate associate, l’edizione 2025 dell’Indagine Retributiva realizzata dal Centro Studi di Confindustria Brescia, in collaborazione con altre 28 Associazioni Territoriali del Sistema Confindustria.

Il documento – insieme all’HR Dashboard pubblicato lo scorso giugno – vuole essere uno strumento di supporto alla gestione del personale, poiché mette a disposizione delle imprese associate i livelli di mercato di salari e stipendi rilevati per le figure professionali più rappresentative e diffuse nel territorio. La rilevazione, condotta fra l’estate e l’autunno 2025, ha visto l’adesione di circa un centinaio di imprese aderenti a Confindustria Brescia (all’interno di un più ampio focus lombardo coordinato da Confindustria Lombardia); tali realtà hanno messo a disposizione informazioni retributive di oltre 7 mila collaboratori, appartenenti a una sessantina di profili professionali, tra i più diffusi e trasversali nel territorio. Si tratta di numeri assolutamente rilevanti, che certificano l’interesse e l’attenzione del tessuto produttivo locale per le tematiche HR, divenute sempre più strategiche e centrali per la competitività delle aziende.
Il documento è composto da più sezioni. Il capitolo “La mappa degli stipendi”, in particolare, comprende le schede retributive delle figure professionali considerate: in ogni scheda vengono rese disponibili informazioni relativamente alla retribuzione annua lorda totale percepita nel 2025, all’età anagrafica, all’anzianità nella mansione e al grado di scolarità della figura professionale selezionata. Inoltre, sono disponibili altri dettagli retributivi per qualifica, genere, titolo di studio, classe di età e classe di anzianità professionale del profilo in questione. Infine, ogni scheda prevede una rappresentazione sintetica dei differenziali retributivi rilevati per diverse tipologie d’azienda, segmentate per dimensione e macro settore.
Il capitolo “Il lavoro che cambia” invece è dedicato a due fenomeni che stanno avendo un impatto sempre più diffuso tra le imprese: la digitalizzazione del lavoro e l’organizzazione del lavoro da remoto, il cosiddetto smart working.
Grazie al dettaglio della mansione svolta, i dati raccolti consentono, da un lato di misurare le ricadute economiche, a parità di lavoro svolto, derivanti dal possesso di competenze digitali, dall’altro, le diverse opportunità che le varie figure professionali hanno di svolgere la propria attività da casa.
In tale contesto, la ricerca ha evidenziato che il lavoratore in possesso di competenze digitali percepisce in media una retribuzione superiore del 13% rispetto a colui che svolge la stessa mansione, ma in modalità tradizionale. Pertanto, il differenziale del 13% può essere considerato come una sorta di “valore economico” delle competenze digitali: un parametro non secondario per le aziende chiamate a definire le loro politiche di attraction e retention di lavoratori 4.0.
Il capitolo ha, allo stesso tempo, evidenziato come la diffusione dello smart working sia generalmente più elevata per quegli addetti che utilizzano competenze digitali rispetto alle figure omologhe “tradizionali”: ciò è particolarmente visibile per il responsabile di produzione, per cui il differenziale sfiora i dieci punti percentuali (36,8% di smart worker “digitali”, contro il 27,7% “non digitali”) e per il tecnico di manutenzione (15,4% rispetto a 8,3%).
“L’indagine conferma che per affrontare con successo le transizioni in atto è fondamentale sviluppare nuove competenze – commenta Fabrizio Vicari, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Relazioni Industriali e Organizzazione -. Tra queste, le digital skills sono determinanti: per cogliere nuove opportunità, per crescere professionalmente e per essere attrattivi in un mercato del lavoro sempre più tecnologico. Non a caso il digital mismatch rappresenta una delle principali sfide per le aziende italiane, che spesso faticano a trovare profili adeguati. Investire nelle competenze digitali è dunque una scelta strategica, per le persone e per le imprese: significa innovare, gestire il cambiamento e restare competitive in un contesto globale in continua evoluzione.”
Il capitolo “Politiche retributive eque e trasparenti”, dedicato all’impatto del recepimento della Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva, è curato da ODM Consulting, società di consulenza specializzata nei sistemi di gestione delle risorse umane. Nel dettaglio, il contributo delinea i diversi approcci che le aziende stanno adottando per prepararsi a tale novità normativa e mostra i possibili effetti di una gestione equa e trasparente sull’engagement e l’attraction delle persone.
Infine, il capitolo “I differenziali retributivi internazionali” (ancora firmato da ODM Consulting) integra la mappa delle retribuzioni del territorio con informazioni sui differenziali retributivi dei principali Paesi OCSE.
Le imprese interessate al documento completo e a ottenere informazioni di maggiore dettaglio per mezzo di un feedback personalizzato possono rivolgersi al Centro Studi di Confindustria Brescia (Davide Fedreghini e Tommaso Ganugi – studi@confindustriabrescia.it).