MONTICHIARI (Brescia) - Si inaugurano al Museo Lechi di Montichiari il prossimo 20 giugno 2026 due grandi mostre che approderanno alla Vi.P. Gallery in Valcamonica nel mese di agosto: “Ragione e Sentimento” (in valle dall’1 al 12 agosto) e “Dramatis Personae” (in valle dal 14 agosto al 2 settembre)

Due esposizioni, due percorsi di ricerca differenti e una riflessione comune sul ruolo dell’arte contemporanea nel raccontare la complessità del presente.
Dal 20 giugno al 12 luglio 2026 il Museo Lechi accoglierà, nelle due ali delle sale al piano terra, “Dramatis Personae. Il volto e la figura” e “Ragione e Sentimento. Dall’astrazione geometrica all’Informale”, mostre entrambe curate da Virgilio Patarini, promosse da Zamenhof Art e che presentano complessivamente 120 opere di una trentina di artisti contemporanei, tra quadri, sculture e fotografie.
I due progetti approdano al Museo Lechi di Montichiari, in Corso Martiri della Libertà, 33, con vernissage sabato 20 giugno 2026 alle ore 16, provenendo, rispettivamente, dalla Galleria degli Artisti di Milano e dall’Ex Filanda di Soncino (CR) dove hanno debuttato nei giorni e nei mesi scorsi.
Si tratta di una selezione di trenta artisti tra i più interessanti operanti su territorio nazionale che rappresentano un significativo spaccato dell’arte italiana contemporanea, con la presenza di un’alta percentuale di autori bresciani e lombardi, tra figurazione (“Dramatis Personae”) e astrazione (“Ragione e Sentimento”), tra recupero di stilemi e tecniche tradizionali (olio su tela, disegno a china su carta, sculture in terracotta, fotografia, ecc.) e utilizzo di tecniche innovative (computer-grafica, fotomontaggi, assemblaggi di materiali di recupero, tessuto non tessuto).

La prima rassegna, “Dramatis Personae”, prende il titolo dall’espressione latina che indica i personaggi di una rappresentazione teatrale. La figura umana è il filo conduttore dell’intero percorso espositivo. I volti, le figre, i gesti ritratti diventano spunti narrativi capaci di evocare storie, tragedie, commedie, farse dell’umana esistenza.
Il secondo percorso, “Ragione e Sentimento”, affronta invece uno dei grandi temi dell’arte moderna e contemporanea: il rapporto tra ordine e libertà, tra controllo razionale e libera espressione delle emozioni. L’esposizione mette in dialogo opere che spaziano dall’astrazione geometrica all’informale, mostrando come questi due linguaggi, apparentemente opposti, possano convivere e alimentarsi reciprocamente.
In comune tra loro le due kermesse hanno, oltre al curatore, all’associazione organizzatrice e quattro artisti presenti in entrambe le rassegne, il fatto di essere progetti di lunga data e il successo riscontrato in passato nell’arco di quasi vent’anni tra gallerie e spazi museali di mezza Italia (vedi approfondimenti qui di seguito).
In esposizione per “Dramatis Personae” opere di Giacomo Bergomi, Alberto Besson, Alessandro Bulgarini, Vito Carta, Valentina Carrera-Giovanna Casotto, Daniela Doni, Graziano Filippini, Ersilietta Gabrielli, Paolo Lo Giudice, Marco Lombardo, Elio Maffeis, Salvatore Montemagno, Giuseppe Orsenigo, Maria Luisa Ritorno, Lino Sanzeni, Anita Treccani.
E per “Ragione e Sentimento” opere di Alberto Besson, Alessandra Cantamessa, Valentina Carrera, Rinaldo Degradi, Carlo D’Orta, Lorenzo Favaron, Paola Gamba, Katerina Korshun, Elio Maffeis, Massimiliano Marino, Ezio Mazzella, Paolo Pasini, Fabiano Paterlini, Alessandro Pedrini, Maria Luisa Ritorno, Michele Schirinzi.
Le mostre saranno visitabili fino al 12 luglio nelle ampie sale dedicate alle esposizioni temporanee al piano terra del museo, dal mercoledì al sabato ore 10-13 e 14,30-18, domenica ore 15 – 19, a ingresso libero.
“Dramatis Personae” è un progetto espositivo ed editoriale articolato in più tappe che parte da lontano e presenta artisti italiani contemporanei (con cinque opere ciascuno) che affrontano in chiave moderna il più classico “topos” dell’arte di tutti i tempi, ovvero il volto e la figura umana, con forza espressiva e originalità, in un alternarsi tra recupero di tecniche tradizionali (olio su tela, disegno a china su carta, sculture in terracotta, fotografia, ecc.) e utilizzo di tecniche del tutto “inventate” e innovative (computer-grafica, assemblaggi di materiali di recupero, tessuto non tessuto e altro). Un’attenzione particolare è riservata a Giacomo Bergomi, pittore bresciano di caratura nazionale scomparso nel 2003, a cui la kermesse è dedicata.
Le prime mostre con questo titolo furono curate da Virgilio Patarini nel lontano 2013 a Ferrara, al Palazzo della Racchetta, a Torino, alla Galleria 20, poi nel 2015 a Milano allo Spazio E sul Naviglio Grande e allo Spazio Libero 8 sul Naviglio Pavese e a Piacenza nel Complesso Museale di Palazzo Ricci Oddi. E infine nel 2016 il progetto approdò a Napoli, a Castel dell’Ovo. Per un totale di sette mostre e una settantina di artisti proposti.
Allora il catalogo riassuntivo, che includeva più opere di ciascun artista e un articolato apparato critico, fu pubblicato dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Questa volta invece il catalogo sarà pubblicato da Zamenhof Art Edizioni e verrà presentato in occasione dell’ultima mostra in programma di questa prima triade (altre mostre sono in corso di definizione a partire dal prossimo autunno in altre località italiane).
In esposizione nell’edizione 2026 del progetto opere di Giacomo Bergomi, Alberto Besson, Alessandro Bulgarini, Vito Carta, Valentina Carrera-Giovanna Casotto, Daniela Doni, Graziano Filippini, Ersilietta Gabrielli, Paolo Lo Giudice, Marco Lombardo, Elio Maffeis, Salvatore Montemagno, Giuseppe Orsenigo, Maria Luisa Ritorno, Lino Sanzeni, Anita Treccani.
Questo il calendario delle esposizioni in programma, tra già inaugurate, in corso e future:
Galleria degli Artisti, Via Nirone, 1 -angolo Corso Magenta, Milano
Dal 13 al 23 giugno 2026 (aperta dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19) Ingresso libero
Museo Lechi, Corso Martiri della Liberta, 33, Montichiari (BS)
Dal 20 giugno al 12 luglio 2026 (dal mercoledì al sabato ore 10-13 e 14,30-18, domenica ore 15 – 19) Ingresso libero
Vi.P.
Gallery, Via Nazionale, 35, Niardo (BS)
Dal 14 agosto al 2 settembre 2026 (dal mercoledì alla domenica h 15-18) Ingresso libero
Breve presentazione critica
A prima vista l’unica cosa che accomuna le opere selezionate per questa mostra è la presenza della figura umana, poiché c’è sempre una presenza antropomorfa (o più di una) che abita lo spazio o la superficie. Tuttavia ad una più accorta disanima si potrà ben notare come ci sia dell’altro che accomuna le opere qui presentate: ciascuna di queste umane presenze evoca un mondo, richiama alla memoria o alla immaginazione una storia. Non è solo figura, dunque, ma anche e soprattutto personaggio.
“Dramatis personae” in latino significa, infatti, semplicemente, “personaggi”.
I colori, le forme, le espressioni, i gesti, i contesti che caratterizzano le figure ritratte hanno la forza, di volta in volta, di alludere a intrecci, situazioni, vicende, di cui quello che vediamo immortalato sulla tela o plasmato nello spazio è solo un istante, un fotogramma, un momento forte in cui si condensano, in potenza, i momenti futuri e si concentrano, come in una sorta di precipitato, i momenti passati.
“Carpe diem”, insegna Orazio: cogli l’attimo. Anzi, non “cogli”, ma “afferra”, “ghermisci”, per fare una traduzione più puntuale. Poi certo le modalità con cui i vari artisti selezionati “strappano l’attimo” sono molto diverse tra loro: diverse le poetiche, diversi gli stili. Ma comune è la capacità (e la volontà, più o meno consapevole) di condensare storie, emozioni, vicende nello spazio circoscritto di una singola opera. E fare di un quadro, una foto o una scultura un crocevia di situazioni. Un crogiolo.
Ci sono poi punti di contatto per così dire trasversali che consentono di accostare tra loro alcuni degli artisti qui radunati e di raggrupparli per affinità stilistiche e compositive.
Dal che si evince, in conclusione, che la parata di personaggi che attraversa questa mostra è decisamente variegata: personaggi drammatici (Gabrielli, Filippini) o sognanti e poetici (Carrera-Casotto, Maffeis) o gotici (Treccani) o vagamente metafisici (Carta) accanto ad altri comici o grotteschi (Lo Giudice, Sanzeni), figure evanescenti e sfuggenti (Doni, Lombardo, Ritorno) accanto a solide presenze carnali (Bergomi), volti scomposti in palinsesti post-moderni (Orsenigo) accanto a ieratiche figure dall’aura antica o vintage (Bulgarini, Montemagno), in una ridda di stili teatrali mischiati tra loro che assomiglia molto alla tragicomica varietà di questi nostri tempi confusi.
Tempi in cui facilmente la tragedia si risolve in farsa.
Ragione e Sentimento.
Dall’astrazione geometrica all’Informale
In questa mostra si presenta una selezione di opere tra la razionalità di strutture compositive di matrice geometrica e la ricchezza inquieta e fortemente emotiva di stesure cromatiche di matrice informale. E spesso in bilico tra i due poli opposti, dove però la geometria non ostacola, ma asseconda il pulsare dell’emozione che soggiace, e al tempo stesso ne scandisce il ritmo.
Le prime mostre con questo titolo o con la variante “Tra ragione e sentimento” furono curate da Virgilio Patarini a partire dal lontano 2007 e allestite alla Rocca Viscontea di Lacchiarella (MI), a Palazzo Beato Jacopo di Varazze (SV) e poi negli anni successivi (tra il 2014 e il 2015) a Ferrara, a Palazzo della Racchetta e a Piacenza nel Complesso Museale Ricci Oddi.
In esposizione opere di Alberto Besson, Alessandra Cantamessa, Valentina Carrera, Rinaldo Degradi, Carlo D’Orta, Lorenzo Favaron, Paola Gamba, Katerina Korshun, Elio Maffeis, Massimiliano Marino, Ezio Mazzella, Paolo Pasini, Fabiano Paterlini, Alessandro Pedrini, Maria Luisa Ritorno, Michele Schirinzi. Organizzazione Zamenhof Art.
Questo il calendario delle esposizioni in programma, tra già inaugurate, in corso e future:
1 - 14 aprile 2026: Sala della ciminiera, Ex Filanda di Soncino (CR);
20 giugno - 12 luglio 2026: Museo Lechi di Montichiari (BS);
1 - 12 agosto 2026: Vi.P. Gallery Valcamonica – Virgilio Patarini Arte Contemporanea, di Niardo (BS);
12 - 19 settembre 2026: Galleria degli Artisti di Milano;
3 - 24 ottobre 2026: Carlo D’Orta - Art Studio Gallery di Roma
Breve presentazione critica
In questa mostra si squadernano opere che vanno da una razionalità di strutture compositive di matrice geometrica a una ricchezza inquieta e fortemente emotiva di stesure cromatiche e materiche di matrice informale. Senza soluzione di continuità e con una lunga teoria di passaggi “intermedi” in cui la geometria non ostacola, ma asseconda il pulsare dell’emozione che soggiace, e al tempo stesso ne scandisce il ritmo: passaggi che dimostrano, in maniera plastica ed evidente, che i due poli opposti –Astratto geometrico e Informale, o, fuor di metafora, Ragione e Sentimento- non sono in realtà né davvero opposti né tanto meno inconciliabili.
Ragione e Sentimento parrebbero essere agli antipodi. C'è un rapporto tra questi due opposti? E se c'è, qual è? Qual è il rapporto, lo scambio, la connessione tra la razionalità e l'emotività? Tra il controllo assoluto e la più sfrenata libertà? Ammesso che l'uno o l’altra siano davvero praticabili fino all'estremo.
Quale il rapporto, ad esempio, tra astrazione geometrica e action painting? Perché astrazione geometrica e pittura gestuale, dei due opposti su cui stiamo riflettendo, sono i più emblematici correlativi oggettivi.
Per rispondere a tale domanda è stata pensata questa mostra itinerante: senza troppe elucubrazioni, ma attraverso delle opere (quadri, fotografie, sculture) frutto di azioni artistiche ben precise, tutte in bilico, in tensione, tra i due opposti di cui si diceva: tra il controllo assoluto del gesto della mano o dello sguardo che va a tracciare algide, rigide traiettorie geometriche sulla superficie o nello spazio, come in Degradi, D'Orta o Pedrini, fino alla fluida, sensuale sinuosità delle sculture della Ritorno e di Pasini o dei “bassorilievi” dei tessuti non tessuti della Korshun, sinuosità che si sfilaccia nello spazio nei lavori di Schirinzi, o fino alla materia pittorica apparentemente libera, rarefatta e sospesa di Maffeis, passando attraverso infiniti passaggi intermedi come le composizioni materiche e ancestrali della Carrera e della Cantamessa, la frammentazione dei piani nei quadri di Besson o nelle foto di Marino, la sperimentazione di forme e materiali di Paterlini, il gioco dialettico tra ritmo delle campiture e segno spiazzante in Gamba e Mazzella, l'alternarsi di gesti guizzanti e ricerca d'ordine nelle sculture di Favaron…
Perché alla fine è l'opera che resta. L' azione che produce l'opera e rende manifesto il pensiero, lo incarna, lo invera. Il coacervo di ragione e sentimento. E l'opera nella sua concreta, materiale esistenza riesce talvolta, miracolosamente, a conciliare gli opposti, a risolvere le aporie, e a dare un senso al tutto.
Forse l'arte serve esattamente a questo: a conciliare gli opposti. A trovare un momentaneo ma concreto punto di equilibrio tra ragione e sentimento. Una bella metafora e una filosofica weltanshauung (visione del mondo) a cui tendere.