TRENTO - Intervento del presidente del Consiglio provinciale di Trento, Claudio Soini, sulla festa del 25 aprile.
"Oggi 25 aprile si celebra la Liberazione dal nazifascismo, che in Trentino si concretizzò in realtà nei primissimi giorni di maggio dopo la resa del 29 aprile. Vorrei ricordare questi eventi da un punto di vista solitamente messo in secondo piano: quello delle autonomie locali e in particolar modo della nostra Autonomia. La Liberazione significò la rinascita dello spirito comunitario, dell'autonomia della società dallo Stato che aveva invaso ogni espressione della vita associativa. Mussolini diceva: "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato". Una logica totalitaria che accomunava i regimi dell'epoca (compreso quello stalinista) e che si basava sulla sfiducia nella capacità di autogoverno dei cittadini e delle istituzioni locali. La sconfitta del nazifascismo ci liberò dal peso di uno Stato che pretendeva di piegare ogni diritto ai propri interessi e alla guerra", afferma S.
"Per il Trentino la dittatura fu disastrosa soprattutto perché rese difficile la vita di settori economici come la cooperazione e soffocò la vitalità sociale che si stava risvegliando dopo il trauma della Prima Guerra mondiale.
Ma i trentini opposero al regime una resistenza silenziosa, mantennero vivi i valori di autogoverno che nell'immediato dopoguerra diedero vita all'imponente richiesta di autonomia che fu decisiva per la nascita dello Statuto", aggiuge.
"Oggi sulla scena mondiale si riaffacciano concezioni autoritarie e con esse il ritorno della guerra come strumento principale nei rapporti tra gli Stati. Guerra che alimenta il centralismo e il ritorno del dominio statale sulla società in nome degli interessi della nazione e ridà forza al principale nemico delle autonomie, il nazionalismo. Quindi, il 25 aprile va visto anche come momento di richiamo alla difesa delle autonomie, individuali, comunitarie, economiche, istituzionali. Come resistenza pacifica, concreta, autenticamente popolare, alle logiche di potenza che rischiano di riportarci su strade che, fino al 25 aprile di 81 anni fa, hanno condotto il nostro Paese alla tragedia. Abbiamo sempre più bisogno di declinare la libertà in atti concreti: buona amministrazione, efficienza dei servizi, la difesa della dignità delle istituzioni aprendo i portoni dei nostri palazzi all'incontro con i cittadini. Di ricordarci e ricordare che la democrazia si alimenta con un lavoro umile, quotidiano, che richiede pazienza e non ha bisogno di eroismo. Se non quello quotidiano, silenzioso ma grande delle madri e dei padri, di chi si prende cura degli altri, di chi lavora onestamente", conclude.