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Confcommercio Trentino contro la manovra: “Lotteria degli scontrini e pagamenti elettronici, molti aspetti ancora critici per le imprese”

sabato, 9 novembre 2019

Trento – Se l’intento è ampiamente condivisibile, meno lo sono gli strumenti che il governo ha individuato per contrastare l’evasione fiscale: il vicepresidente di Confcommercio Trentino e presidente dell’Associazione ristoratori provinciale chiede correttivi ad alcune misure contenute nel DL 124/2019 perché troppo onerose per gli esercenti, sia in termini economici che organizzativi.

«Se l’intento del governo è quello di combattere l’evasione fiscale – spiega Marco Fontanari – non possiamo che essere d’accordo, ma il decreto legge introduce una serie di criticità che rischiano di pesare moltissimo sulle nostre aziende. Innanzitutto la mancata trasmissione da parte dell’esercente del codice fiscale (già sostituito con il codice lotteria) del contribuente all’Agenzia delle Entrate al momento dell’acquisto è punita con una sanzione obiettivamente eccessiva, da 100 a 500 euro. A tal proposito, inoltre, occorre prevedere un tetto massimo alla sanzione irrogabile per evitare una sproporzione tra comportamento adottato e la stessa sanzione. E tale sanzione non dovrebbe essere prevista qualora il mancato invio non dipenda dalla volontà dell’esercente ma da altri fattori. Una eventualità che il legislatore non ha nemmeno previsto, nonostante sia assolutamente reale in un progetto che ad oggi presenta ancora molte ombre».

«Sempre a proposito della “lotteria degli scontrini” va precisato che il recepimento del codice lotteria che il cliente deve fornire all’esercente comporta oneri molto pesanti in termini di tempo e, trattandosi di un’operazione da compiere manualmente, può essere suscettibile di imprecisioni ed errori, soprattutto se compiuta in momenti concitati dell’attività lavorativa. Se l’acquisizione è invece tramite lettore, questo comporta ulteriori aggravi economici a carico dell’esercente. Entro il 31 dicembre tutti i registratori di cassa dovranno essere aggiornati ed adeguati a queste disposizioni, provocando ancora ulteriori costi amministrativi sempre a carico delle imprese».

Un altro punto critico del provvedimento è quello legato al credito d’imposta sui pagamenti elettronici. Una misura che in parte cerca di contenere le commissioni bancarie ma che presenta notevoli punti deboli: «Il governo ha previsto il credito d’imposta – prosegue Fontanari – del 30% solo per i contribuenti con ricavi fino a 400 mila euro. Un tetto troppo basso che esclude molte attività: dev’essere necessariamente innalzato. C’è poi la questione dei micropagamenti, sollevata anche da Fipe nazionale recentemente: se non vengono azzerate le commissioni bancarie per i pagamenti fino a 15 euro i pubblici esercizi italiani arriverebbero a pagare fino ad 1.000.000.000 di euro all’anno in commissioni».

«Senz’altro sensibilizzeremo – spiega il vicepresidente – la nostra confederazione nazionale a far sentire la voce delle nostre imprese, ma coinvolgeremo anche la delegazione parlamentare del nostro territorio e il governo provinciale perché ci affianchino in queste richieste che riteniamo necessarie».



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