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Cementificio Tavernola, Legambiente chiede nuovo modello di sviluppo

venerdì, 18 maggio 2018

Tavernola -  A tre giorni dal referendum dei cittadini di Tavernola Legambiente prende posizione. Ecco il documento:

“Il cementificio di Tavernola è un residuo di un modello produttivo tipico del ’900: nessuna considerazione per i territori limitrofi con l’unico obiettivo di sfruttare le risorse naturali per generare ricchezza. Nel frattempo il mondo in cui vivevamo è cambiato: abbiamo capito che il lavoro può essere anche rispettoso delle persone e dei territori, delle culture, del paesaggio e dell’ambiente. L’impianto di Tavernola ha continuato, però, con un percorso produttivo finalizzato al profitto senza investire sull’ammodernamento nei diversi passaggi di proprietà. Generando un pesante impatto ambientale sulle popolazioni del lago. Lago che proprio 2 anni fa ha scommesso sulla sua vocazione turistica impegnando ingenti risorse pubbliche che aveva quantificato in 15 milioni di euro tra costi diretti e indiretti il prof. Renato Pugno in uno studio commissionato da Legambiente. Oggi il cementificio chiede di poter continuare a produrre utilizzando il CSS come combustibile.Il CSS è un combustibile solo perché lo stabilisce un decreto ministeriale. Altrimenti tutti noi chiameremmo quei materiali con un altro nome: rifiuti. Rifiuti che i cementifici possono bruciare producendo emissioni fino a 9 volte superiori a quelle degli inceneritori.

cementificio Tavernola1

Ossia continuando un percorso produttivo che ha un impatto importante sul territorio e sulla vita delle persone. L’impianto di Tavernola è stato autorizzato contro la volontà dei territori che si oppongono non per una visione miope ma perché hanno individuato un altro modello di sviluppo come prioritario. Un modello che prevede la riconversione e la trasformazione del cementificio in un luogo turistico ricettivo, museale o commerciale. Legambiente è favorevole a questa visione: ha visto che dove è stata applicata ha migliorato la qualità della vita e si è riusciti a riqualificare il lavoro di coloro che prima lavoravano in questi grandi impianti in altre attività senza alcun dramma sociale o occupazionale”.


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