-

Brescia: nuova crescita della produzione nel 1° trimestre 2026

Ma il conflitto in Medio Oriente condiziona le prospettive

BRESCIA - Nei primi tre mesi del 2026, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato un nuovo incremento rispetto al medesimo periodo del 2025 (+3,5%), sebbene relativamente meno intenso di quanto rilevato nel periodo precedente (+3,8%). Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio (a cui è qui dedicato uno specifico approfondimento) sembra non avere per ora influito sulla dinamica produttiva sperimentata tra gennaio e marzo, se si esclude l’impennata subita dai prezzi degli input energetici e di alcune materie prime industriali tipicamente utilizzate dalle imprese del territorio.

A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo gennaio-marzo 2026.

Con riferimento al solo 1° trimestre del 2026, la produzione mostra una variazione grezza positiva (+1,3%) rispetto al periodo precedente (congiunturale), mentre il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2026, è pari a +2,3%.

“Il dato positivo della produzione industriale nel 1° trimestre 2026 non va di pari passo, purtroppo, con quella che in questo momento è la reale situazione vissuta dal nostro sistema produttivo – le parole di Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –. Le preoccupazioni delle aziende bresciane riguardano oggi, più che l’impatto immediato del rincaro degli input energetici, la durata della crisi che, se prolungata, rischierebbe, tra l’altro, di rendere ancora più costosi i trasporti internazionali, sempre più difficili gli scambi con i Paesi coinvolti nella guerra, oltre alle inevitabili ricadute sulla fiducia degli operatori economici e sulla bolletta energetica di imprese e famiglie, già notevolmente cresciuta in questi anni. A tali fattori si aggiungono poi le conseguenze provocate dalla politica protezionistica avviata dagli Stati Uniti, che ha determinato importanti correzioni nei flussi commerciali tra le varie economie”. Foto @Confindustria Brescia.

Nel dettaglio:
§ Tra gennaio e marzo di quest’anno il 42% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 31% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 27% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.
§ La disaggregazione della variazione congiunturale della produzione per classe dimensionale mostra incrementi per le medie (+4,7%) e grandi aziende (+2,6%), a fronte di contrazioni per le micro (-1,2%) e piccole (-0,8%).
§ Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva ha evidenziato situazioni piuttosto diversificate: chimico, gomma e plastica (+7,9%), metallurgia (+4,8%) e alimentare (+4,1%) emergono come i comparti più dinamici, mentre meccanica (-0,1%), sistema moda (-0,5%) e legno e minerali non metalliferi (-1,6%) si connotano per variazioni negative.
§ Il fatturato delle imprese ha mostrato una sostanziale stagnazione: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 34% delle imprese, rimaste invariate per il 37% e diminuite per il 29%. Quelle verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 31% degli operatori, calate per il 28% e rimaste stabili per il 41%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 27%, diminuite per il 28% e rimaste invariate per il 45% del campione.
§ Il generalizzato deterioramento delle prospettive di crescita a livello globale ha determinato un nuovo indebolimento della domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali che, anche nei primi tre mesi del 2026, è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione. Ciò ha riguardato il 43% delle realtà intervistate, una quota in aumento nei confronti del 36% rilevato nell’ultimo trimestre del 2025. Il secondo elemento maggiormente segnalato dalle aziende riguarda la componente riferita alle tensioni geopolitiche (10%).
§ L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato il 9% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata all’1,8%. Tali numeri (non dissimili da quanto riscontrato nel quarto trimestre del 2025) indicano la sostanziale assenza, almeno per il momento, di particolari tensioni per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali.
§ Relativamente ai prossimi mesi, e alla luce del peggioramento dello scenario internazionale, il saldo netto fra operatori ottimisti e pessimisti è pari a +6% (ammontava +24% alla fine del 2025), a fronte della maggioranza assoluta degli intervistati (64%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione.
§ In tale contesto, i settori maggiormente orientati alla crescita sarebbero alimentare e (in misura minore) metallurgia e sistema moda.
Per contro, non sono attesi movimenti significativi fra le realtà del chimico, gomma e plastica, legno e minerali non metalliferi, meccanica.
§ Con riferimento agli ordini, quelli provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 19% delle aziende, stabili dal 63% e in calo dal 18%. Quelli formulati dagli operatori comunitari, sono dichiarati in aumento dal 19% delle imprese, invariati per il 66% e in flessione dal 15%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 17%, stabili per il 67% e in contrazione per il 16%.
§ I giorni di produzione assicurata rilevati nel trimestre ammontano mediamente a 77, riflettendo una significativa dispersione fra i settori e le classi dimensionali analizzate e, al contempo, non evidenziando segnali di deterioramento nei confronti di quanto riscontrato nei precedenti trimestri.

FOCUS CRISI IN MEDIO ORIENTE

L’Indagine Congiunturale realizzata dal Centro Studi di Confindustria Brescia relativa al consuntivo per il primo trimestre 2026 è stata l’occasione per effettuare un breve sondaggio fra le imprese manifatturiere Associate relativo alle prime valutazioni degli impatti subiti dall’industria bresciana a seguito dello scoppio del conflitto in Medio Oriente. L’ampio campione di aziende coinvolte offre una prima fotografia di come il Made in Brescia stia reagendo a un fenomeno di tale portata. Si tratta naturalmente di un quadro in continua evoluzione che, vista l’imprevedibilità delle decisioni degli attori coinvolti, potrebbe cambiare rapidamente nelle prossime settimane. Tuttavia, la rilevazione rappresenta uno strumento utile, seppur ancora preliminare, per misurare il punto di vista della manifattura locale.

Il primo dato che emerge è che oltre la metà delle imprese intervistate (55%) ritiene che la crisi in Medio Oriente abbia già avuto, o avrà, ripercussioni sulla propria attività. Solo una quota molto ridotta (4%) dichiara invece che gli effetti saranno nulli. L’incertezza del contesto continua, tuttavia, a pesare in maniera significativa: il 41% delle realtà coinvolte ammette, infatti, che ogni valutazione sia ancora prematura. Tra le aziende che prevedono conseguenze, oltre il 61% ritiene che l’impatto del conflitto sarà duraturo; se così fosse, gli effetti più critici potrebbero ancora manifestarsi nei prossimi mesi. Parallelamente emerge un sostanziale equilibrio tra chi ipotizza conseguenze molto gravi (53%) e chi, invece, stima effetti relativamente più contenuti (47%). Nel complesso, quasi un terzo delle imprese (32%) prospetta però lo scenario peggiore, immaginando un impatto rilevante e, allo stesso tempo, anche persistente.

L’indagine ha poi approfondito i fattori su cui la guerra ha avuto (o potrebbe) avere i maggiori effetti. A riguardo, le aziende indicano, in particolare, l’aumento dei costi delle materie prime industriali (64% dei rispondenti) e l’incremento dei costi energetici (62%). Più distanziato, ma comunque considerato molto rilevante, si posiziona l’aumento dei costi di trasporto (41%). Si tratta, in sostanza, di tre fattori che rischiano di comprimere la marginalità delle imprese e, di conseguenza, la loro competitività. Inoltre, è verosimile che in alcuni casi tali incrementi potrebbero essere trasferiti sui prezzi di vendita, andando così ad alimentare ulteriormente le dinamiche inflattive. Appaiono invece meno preoccupanti, almeno in questa fase, i rischi legati a ritardi o difficoltà nelle forniture (13%) e alla riduzione della domanda proveniente dalle aree coinvolte nella crisi (12%).

L’ultimo aspetto considerato riguarda le azioni che le imprese manifatturiere bresciane hanno già adottato (o che stanno valutando di adottare) per fronteggiare i rischi e per garantire la continuità operativa. Le aziende che hanno già implementato interventi concreti sono sostanzialmente la metà (49%), un valore comprensibile, se si considera quanto recente sia lo scoppio del conflitto in Medio Oriente e quanto sia onerosa e complessa la definizione di strategie aziendali efficaci per affrontare uno scenario così critico. Sale invece all’86% la quota di aziende che dichiara di stare valutando l’introduzione di almeno una misura di risposta. Considerando complessivamente, sia le imprese che hanno già adottato interventi, sia quelle che ne stanno pianificando, quasi nove aziende su dieci (88%) risultano attive nel tentativo di mitigare gli effetti della crisi. Tra le azioni già implementate, le più diffuse sono la diversificazione dei fornitori e l’aumento delle scorte di magazzino, entrambe indicate dal 16% delle imprese. In prospettiva, invece, la misura che potrebbe essere maggiormente attuata sarebbe la revisione dei prezzi di vendita (il 12% si è già mosso in tale senso, mentre un altro 66% dichiara che tale contromisura è in fase di valutazione).

Infine, nonostante il quadro di forte incertezza, la quasi totalità delle imprese (86%) esclude l’ipotesi di riorganizzazione o riallocazione della produzione.
Ultimo aggiornamento: 18/05/2026 22:46

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE