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Brescia: nel 2025 moderata crescita la produzione industriale

Paolo Streparava: “Dati positivi, ma che accogliamo con prudenza"

BRESCIA - Nel 2025 in moderata crescita la produzione industriale (+0,8% sul 2024) in provincia di Brescia. La ripresa rilevata nell’anno da poco concluso interrompe un biennio in flessione ed è la più intensa dal 2018, se si esclude il rimbalzo post-Covid sperimentato nel 2021-2022.
Tra ottobre e dicembre 2025, l’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato il 9% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata all’1,4%.

Paolo Streparava (presidente Confindustria Brescia): “Dati positivi, ma che accogliamo con prudenza. Le previsioni per i prossimi mesi sono moderatamente incoraggianti e indicherebbero la prosecuzione del lento movimento di normalizzazione del contesto in cui le aziende sono chiamate a operare”.

L’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato, in media d’anno, una moderata crescita (+0,8%), che interrompe due anni consecutivi di flessione (-0,2% nel 2023 e -1,3% nel 2024). La variazione rilevata nel 2025 è la più intensa dal 2018, se si esclude il rimbalzo post-Covid sperimentato nel biennio 2021-2022. Quanto riscontrato l’anno scorso è frutto di una componente propria positiva (+2,7%), a cui si contrappone la negativa crescita ereditata dal 2024 (-1,9%).

A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo ottobre-dicembre 2025.
Con riferimento al solo quarto trimestre del 2025, la produzione mostra una variazione positiva (+2,3%) rispetto al trimestre precedente (congiunturale) e una significativa crescita rispetto allo stesso intervallo del 2024 (tendenziale, +3,8%), la più intensa dal secondo periodo del 2022. A riguardo va sottolineato che quest’ultimo risultato deriverebbe, non tanto dall’effettivo incremento dei volumi prodotti dall’industria del territorio, quanto piuttosto dal confronto con un trimestre non particolarmente brillante (il quarto del 2024). La variazione trasmessa al 2026 è positiva (+1,0%): ciò sta a indicare che la crescita nell’anno in corso sarà trainata, dal punto di vista algebrico, dalla positiva performance rilevata nel 2025.

“Siamo di fronte a numeri positivi, ma che accogliamo con una certa prudenza – commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –. Nel 2025 il Made in Brescia ha beneficiato della progressiva stabilizzazione dell’industria a livello mondiale, con l’indice PMI globale di Markit che a dicembre 2025 si è attestato in zona positiva per il quinto mese positivo, all’interno di uno scenario che continua a caratterizzarsi per una diffusa debolezza, sulla scia delle difficoltà di ripresa incontrate dalla Germania, nostro principale partner commerciale, a cui si aggiungono, fra l’altro, l’ormai ricorrente nodo del comparto Automotive, la politica protezionistica USA e la svalutazione del dollaro, che fungono da fattori di freno per ogni possibile movimento strutturale di accelerazione del nostro sistema produttivo, in un contesto in cui i settori più energy-intensive hanno ancora risentito della volatilità dei mercati energetici. In ogni caso, Le previsioni per i prossimi mesi sono moderatamente incoraggianti e indicherebbero la prosecuzione del lento movimento di normalizzazione del contesto in cui le aziende sono chiamate a operare. In ogni caso, mi sento di rimarcare una volta di più la necessità di una politica industriale vera, sempre più urgente.
Le recenti dichiarazioni della presidente della Commissione Europea Von Der Leyen, al termine del vertice Ue di Alden Biesen, seppur apprezzabili nei contenuti, sono a nostro avviso preoccupanti: l’industria europea, e quindi anche quella bresciana, non ha più tempo a disposizione per attendere provvedimenti, ma necessita subito di azioni vere a tutela della competitività”

Tra ottobre e dicembre del 2025 il 37% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 44% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 19% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.
La disaggregazione della variazione congiunturale della produzione per classe dimensionale mostra generalizzati segni più. Le variazioni più intense hanno riguardato le grandi aziende (+5,3%) e le piccole (+3,3%), a fronte di incrementi più modesti per le medie (+1,2%) e le micro (+0,8%).
Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva ha evidenziato incrementi piuttosto diffusi: sistema moda (+3,9%), chimico, gomma e plastica (+3,2%) e meccanica (+2,9%) emergono come i comparti più dinamici, seguiti da legno e minerali non metalliferi (+2,4%) e metallurgia (+2,0%). Per contro, l’alimentare si connota per una variazione negativa (-3,8%).

Il fatturato delle imprese ha mostrato elementi di moderata ripresa: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 32%, rimaste invariate per il 52% e diminuite per il 16%. Quelle verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 22% degli operatori, calate per il 18% e rimaste stabili per il 60%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 19%, diminuite per il 19% e rimaste invariate per il 62% del campione.
I costi di acquisto delle materie prime sono rilevati in crescita dal 28% delle imprese, con un incremento medio pari all’1,1%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 10% degli operatori, per una variazione complessiva sostanzialmente nulla.

Anche nel quarto trimestre del 2025, la bassa domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione: ciò ha riguardato il 36% delle realtà intervistate, una quota tuttavia in significativa contrazione rispetto al 45% riscontrato nel trimestre precedente e al 49% rilevato nello stesso periodo del 2024. Va altresì evidenziato che il 55% delle imprese non ha indicato alcun elemento di ostacolo alla propria attività.

L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato il 9% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata all’1,4%. Tali numeri (in contrazione rispetto a quanto riscontrato nel terzo trimestre del 2025) indicano la sostanziale assenza di particolari tensioni per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Le previsioni per i prossimi mesi sono moderatamente positive, andando a indicare una possibile prosecuzione (anche se non particolarmente intensa) del movimento di recupero del made in Brescia. Il saldo netto fra operatori ottimisti e pessimisti è pari a +24%, a fronte della maggioranza assoluta degli intervistati (56%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione.

I settori maggiormente orientati alla crescita sarebbero alimentare, chimico, gomma e plastica, legno e minerali non metalliferi e, in misura minore, meccanica. Per contro, non sono attesi movimenti significativi fra le realtà della metallurgia e del sistema moda.

Con riferimento agli ordini, quelli provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 24% delle aziende, stabili dal 62% e in calo dal 14%. Quelli formulati dagli operatori comunitari, sono dichiarati in aumento dal 17% delle imprese, invariati per il 73% e in flessione dal 10%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 20%, stabili per il 70% e in contrazione per il 10%.

I giorni di produzione assicurata rilevati nel trimestre ammontano mediamente a 76, riflettendo una significativa dispersione fra i settori e le classi dimensionali analizzate. La recente evoluzione di tale indicatore confermerebbe il progressivo miglioramento delle aspettative degli operatori, dopo i minimi storici rilevati alla fine del 2023.
Ultimo aggiornamento: 17/02/2026 00:38:04

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