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Emergenza idrica, sempre meno acqua in Lombardia

Mancanza di neve e anticipo del disgelo nelle Alpi modificano l'idrologia della pianura padana

SARNICO (Bergamo) - Sempre meno acqua, anche sul lago d'Iseo e in Valle Camonica. I problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco.

Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1 marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il volume in questione risultava inferiore a 1,3 miliardi di mc. A peggiorare la situazione ci si è messo anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero quasi esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. In pratica è come se, dal punto di vista della disponibilità di risorsa idrica, l’estate fosse iniziata un mese e mezzo prima.

Purtroppo questo anticipo del disgelo, associato all’assottigliamento della ‘risorsa idrica di ultima istanza’ rappresentata dalla fusione delle masse glaciali, ridefinisce l’idrologia dell’intera regione rendendo strutturalmente critica e incerta la disponibilità di risorsa idrica utilizzabile a scopi irrigui nei mesi cruciali per le colture estive.

Un miliardo di metri cubi in meno per l’estate non è un dato trascurabile nemmeno nella regione italiana più ricca di acque dolci: gli invasi che interessano il territorio lombardo sono in grado di stoccare 2,5 miliardi di metri cubi, considerando insieme il volume regolato dei grandi laghi prealpini e quello degli invasi idroelettrici alle quote montane. Secondo l’ultimo bollettino ARPA sulle risorse idriche, a fine giugno il valore complessivo degli stoccaggi idrici lacustri è sceso a poco più di 1,1 miliardi di metri cubi, il 40% in meno dell’atteso: il beneficio delle abbondanti piogge tra maggio e inizio giugno si è già quasi esaurito.

Anche i grandi laghi regolati contano i giorni prima di finire la loro scorta: al lago Maggiore, alle attuali portate di rilascio nell’effluente, restano 10 giorni, per il lago di Como i giorni sono 14, all’Iseo restano 13 giorni con un riempimento pari al 21% (con un afflusso d'acqua di 39,2 mc al secondo e un deflusso di 51,4 metri cubi al secondo), solo il Garda ha una scorta sufficiente a concludere la stagione irrigua continuando ad erogare la portata di acqua necessaria all’agricoltura.
Ma il Garda, sebbene disponga di una grande capacità d’invaso, ha anche lunghi tempi di ricarica: per questo, se il suo livello si dovesse abbassare troppo quest’anno, i problemi potrebbero aggravarsi l’estate prossima.

In questo quadro, l’istituzione regionale, pressata dalle organizzazioni agricole, sta assumendo misure di emergenza: dall’imposizione ai concessionari idroelettrici di maggiori rilasci dagli invasi di monte, a deroghe sul deflusso ecologico. Tutte azioni le cui conseguenze vengono pagate, oltre che dagli ecosistemi fluviali, dal sistema energetico e dagli agricoltori dell’area del delta veneto e romagnolo, per i quali la riduzione di portata significa cuneo salino.

“Non è accettabile che ogni regione guardi solo agli interessi della sua agricoltura - afferma Lorenzo Baio, responsabile risorse idriche e vicepresidente di Legambiente Lombardia. “Derogare al deflusso minimo da rilasciare nei fiumi non comporta solo gravi conseguenze ecologiche per i corsi d’acqua, ma scarica i problemi sugli agricoltori delle regioni che dipendono dall’acqua che ‘avanza’ alla Lombardia. Non è più possibile gestire il problema della scarsità idrica con logica emergenziale: il dato è diventato strutturale, se il clima cambia, occorre che cambi l’agricoltura, riducendo le superfici investite in colture foraggere estive, mais in primis, che richiedono maggiori apporti irrigui.”.

Oltre a ciò, occorrerà ridurre l’intensità di coltivazione del riso ripristinando metodi tradizionali di irrigazione, riducendo la semina in asciutta che posticipa l’allagamento e concentra il fabbisogno idrico proprio nei mesi estivi. Allo stesso tempo occorrerà ripristinare gli usi invernali e primaverili delle acque, ad esempio per alimentare le marcite, che permettono di utilizzare la risorsa in momenti in cui essa non è scarsa per rifornire allo stesso tempo la falda, con effetti benefici per le portate fluviali nei mesi successivi.

Per Legambiente l’adattamento dell’agricoltura lombarda al nuovo clima può essere anche un’opportunità: l’elevatissima intensità produttiva dell’agricoltura lombarda si basa su un altrettanto abnorme apporto di input produttivi, non solo acqua, ma anche fertilizzanti e mangimi richiesti dal comparto zootecnico.

“Se finalmente decidessimo di ristrutturare in chiave agroecologica l’agricoltura lombarda potremmo ottenere, oltre alla riduzione del fabbisogno idrico estivo, anche una maggiore valorizzazione delle produzioni, tutelando il reddito e la posizione degli agricoltori nelle catene di valore, e riducendo l’impatto ambientale, che vede la Lombardia campione d’Italia quanto ad emissioni agricole inquinanti,” conclude Baio.
Ultimo aggiornamento: 10/07/2026 19:23

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