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A Levico il 160° anniversario della battaglia del 1866

Soini: "Ricordare la storia per costruire il dialogo e la pace"

LEVICO TERME (Trento) - Il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini e la consigliera Stefania Segnana hanno partecipato questa mattina alle celebrazioni per il 160° anniversario della battaglia di Levico, combattuta il 23 luglio 1866 durante la Terza guerra d’indipendenza.

La cerimonia si è aperta al Cimitero militare di Levico, con un omaggio ai 1.148 soldati di diverse nazionalità che vi riposano, ed è proseguita con lo scoprimento della stele commemorativa in via Marconi e la deposizione di una corona al Monumento ai Caduti.

«Questa stele non celebra la guerra, ma parla di pace – ha affermato Soini –. Non ricordiamo vinti o vincitori, ma la storia e le vite umane che ne furono travolte. La pace si costruisce attraverso la memoria e il dialogo tra i popoli».

Alla commemorazione hanno preso parte anche il sindaco di Levico Terme Gianni Beretta, la sindaca di Borgo Valsugana Martina Ferrai, il comandante del 28° Reggimento “Pavia”, colonnello Marco Ferrara, e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma.

"La stele che abbiamo inaugurato oggi non celebra la guerra, ma ci parla di pace. Ci ricorda che la pace non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: richiede conoscenza della storia, responsabilità e soprattutto dialogo tra i popoli". Lo ha affermato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, intervenendo questa mattina a Levico Terme alle celebrazioni per il 160° anniversario della battaglia di Levico, combattuta il 23 luglio 1866.

Le commemorazioni si sono aperte al Cimitero militare della Grande Guerra, dove è stato deposto un omaggio floreale ai caduti. «È stato un momento particolarmente toccante – ha ricordato Soini – perché in questo luogo riposano 1.148 soldati di diverse nazionalità e provenienze. Giovani che persero la vita travolti dagli eventi della storia, talvolta senza conoscere fino in fondo le ragioni per le quali erano stati chiamati a combattere».

La cerimonia è poi proseguita in via Marconi, all’ingresso dell’abitato di Levico, con lo scoprimento della nuova stele dedicata alla battaglia del 1866, e in piazza della Chiesa, dove è stata deposta una corona al Monumento ai Caduti, alla presenza della Bandiera di guerra e di un reparto d’onore del 28° Reggimento “Pavia”.

«Levico è una terra di confine, attraversata nei secoli da eserciti, popoli e culture differenti – ha proseguito il presidente del Consiglio provinciale – Oggi non celebriamo vincitori o vinti, ma ricordiamo la storia e le vite umane che ne sono state coinvolte.
I popoli rischiano spesso di dimenticare, mentre la memoria deve aiutarci a riconoscere il valore della pace e della convivenza».

Soini ha quindi richiamato il legame tra gli avvenimenti del 1866 e il percorso successivo del Trentino: «Ottant’anni dopo quella battaglia nacquero la Repubblica italiana e l’Accordo De Gasperi-Gruber, dal quale prese avvio un cammino che ha assicurato alla nostra terra autonomia, sviluppo e pace. È questa la lezione che dobbiamo consegnare alle nuove generazioni: conoscere ciò che è accaduto per non ripeterne gli errori e per continuare a costruire ponti tra comunità e popoli».

La battaglia del 23 luglio 1866
Il combattimento di Borgo e Levico si inserì nella Terza guerra d’indipendenza italiana. La 15ª Divisione dell’esercito italiano, comandata dal generale Giacomo Medici, avanzò attraverso la Valsugana con l’obiettivo di raggiungere Trento, affiancando sul versante orientale l’azione condotta dai volontari di Giuseppe Garibaldi nelle Giudicarie.

Dopo aver superato le difese austriache a Primolano e conquistato Borgo Valsugana, il 23 luglio le truppe italiane proseguirono verso Levico. L’attacco, disposto su tre colonne, ebbe inizio nel tardo pomeriggio e continuò durante la notte. Un ruolo decisivo fu svolto dai fanti del 28° Reggimento “Pavia”, che avanzarono nell’abitato e costrinsero le forze austriache alla ritirata. Per il valore dimostrato nei combattimenti di Borgo e Levico, al Reggimento fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. L’avanzata italiana continuò poi verso Pergine e le porte di Trento, ma venne interrotta dalla tregua e dal successivo armistizio: il Veneto entrò nel Regno d’Italia, mentre il Trentino rimase nell’Impero austro-ungarico.

Il sindaco Gianni Beretta ha sottolineato come la memoria del passato debba diventare parte del presente, rafforzando le relazioni fra le comunità: «Il sacrificio di ieri ci richiama oggi alla responsabilità del dialogo e della pace».

Il colonnello Marco Ferrara, comandante del 28° Reggimento “Pavia”, ha espresso «straordinaria emozione e profondo orgoglio» per il conferimento della medaglia d’onore al Reggimento, avvenuto nell’ambito delle celebrazioni: «A centosessant’anni da quei fatti, il legame tra passato e presente rimane vivo. Il sacrificio di quei giovani soldati continua ad accompagnarci».

Il generale Luigi Calderola, in rappresentanza dei Verdi di Gorizia, ha ricordato il coraggio e lo spirito di sacrificio di quanti presero parte agli eventi del 1866, evidenziando come la medaglia rappresenti «non un atto formale, ma un legame indissolubile con la storia». «Oggi – ha aggiunto – è la forza della parola e del dialogo a contribuire alla stabilizzazione dei teatri di crisi nel mondo».

Infine Gianni Stucchi, presidente dell’Associazione nazionale del fante, ha richiamato l’attualità della commemorazione e il significato dello spendersi per la propria comunità: «I nomi di Borgo e Levico ricordano il sacrificio di quanti contribuirono, nel loro tempo, alla costruzione dello Stato italiano e di una comunità nazionale compiuta».
Ultimo aggiornamento: 23/07/2026 19:23

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