TRENTO - Depositata un’interrogazione sui piccoli macelli di montagna. L’obiettivo è verificare tutte le possibilità consentite dalle norme e arrivare a una proposta provinciale per strutture a servizio di più allevatori.

"Quando un animale allevato in Trentino viene ceduto o portato fuori provincia per essere macellato, il problema non riguarda soltanto i costi di trasporto. All’allevatore rimane il valore del capo vivo, mentre macellazione, lavorazione e successiva commercializzazione producono ulteriore valore economico altrove".
Da qui l’interrogazione depositata dal consigliere provinciale Claudio Cia (Forza Italia) sulla filiera ovicaprina e sui piccoli macelli a ridotta capacità. "Ho chiesto alla Giunta un quadro aggiornato: quali strutture siano oggi effettivamente disponibili per ovini e caprini, quanti capi allevati in Trentino vengano macellati sul nostro territorio e quanti siano invece avviati fuori provincia. Dati necessari per capire il fabbisogno reale e costruire una proposta adeguata".
Il tema centrale riguarda anche le regole. "Le garanzie sanitarie non sono in discussione. Ma la normativa europea non prevede soltanto obblighi: contempla anche possibilità di adattamento da utilizzare, secondo procedure precise, per tenere conto delle caratteristiche dei territori e delle strutture. Se queste possibilità non vengono approfondite e tradotte in strumenti concretamente utilizzabili, il rischio è che alle piccole realtà di montagna restino soprattutto i vincoli".
Cia richiama in particolare l’Intesa Stato-Regioni del 31 maggio 2007, che faceva riferimento alla tutela dei metodi tradizionali dei macelli al servizio dei piccoli allevatori presenti in un bacino territoriale limitato e in aree caratterizzate da difficoltà logistiche, prevedendo specifiche possibilità per gli stabilimenti a ridotta capacità. "Proprio la portata attuale di queste disposizioni e, più in generale, i margini ancora utilizzabili meritano un chiarimento definitivo".
Nell’interrogazione viene richiamata anche l’esperienza dell’Alto Adige, dove nel 2025 è stata riferita la presenza di 35 piccoli macelli, oltre agli impianti maggiori. «Non si tratta di fare confronti, ma di capire quali soluzioni siano state rese concretamente praticabili in un territorio alpino con caratteristiche simili alle nostre e quali possano essere utilmente approfondite anche in Trentino».
L’obiettivo è verificare se sia possibile favorire piccoli macelli a ridotta capacità, anche a servizio di più allevatori dello stesso territorio o della stessa filiera, senza ridurre le garanzie sanitarie. «Non serve un macello in ogni paese. Serve capire se una filiera fatta di piccoli allevamenti di montagna possa completare sul territorio una parte maggiore del proprio percorso produttivo e trattenere qui più valore».
"L’interrogazione è il primo passo. Le risposte e i dati aggiornati della Giunta serviranno ad affinare una successiva proposta di indirizzo per arrivare a un quadro provinciale più chiaro e concretamente utilizzabile dai piccoli allevatori", conclude Claudio Cia, consigliere provinciale di Forza Italia