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Cedegolo: querelle canoni derivazioni idroelettriche, intervento del PD Valle Camonica

lunedì, 8 giugno 2020

Cedegolo – Sui canoni delle grandi concessioni di derivazioni idroelettriche il PD di Valle Camonica prende posizione: “Basta con le speculazioni politiche, la Regione dimostri competenza e faccia subito la sua parte” (nella foto Pier Luigi Mottinelli).

INTERVENTO DI PIER LUIGI MOTTINELLI, SEGRETARIO PD VALLE CAMONICA

Pier Luigi Mottinelli

“Già lo scorso 31 marzo il PD di Valle Camonica era stato chiaro: la Legge Regionale n. 5 dell’8 aprile 2020 in materia di rinnovo delle grandi concessioni di derivazioni idroelettriche, non accoglieva nessuno degli emendamenti presentati, neanche quelli proposti dalle istituzioni della Valle Camonica, in merito al riconoscimento degli stessi diritti per tutte le zone montane della Lombardia: l’ennesima occasione persa per la Valle Camonica e per le valli bresciane, eterne cenerentole non solo rispetto alle vicine province autonome di Trento e Bolzano, ma anche nei confronti della Valtellina.

Occorre essere chiari: ogni anno Regione Lombardia incassa più di 60 milioni di euro dai canoni del demanio idrico – le tasse pagate in primis dalle grandi centrali idroelettriche – e mentre il 100% dei canoni prodotti in Valtellina resta in provincia di Sondrio, per finanziare politiche per la montagna, gli altri territori montani lombardi restano a secco; questo accade ormai dalla L.102/90, cosidetta “Legge Valtellina”, che comprende anche 8 Comuni della Valle Camonica. Non c’entra nulla con la nuova legge: cosa aspettano i nostri governanti regionali ad assegnare il 100 % dei canoni a tutti, in egual misura? Per la Valle Camonica si tratta di 8 milioni all’anno che al momento rimangono a Milano. Questi soldi non sono bloccati dai ricorsi sulla nuova legge: sono risorse già disponibili, che Regione Lombardia deve solo distribuire con criteri di equità tra i territori che ospitano le centrali.

Non solo, senza scomodare la nuova legge, c’è anche la questione dei canoni aggiuntivi delle concessioni scadute. In pratica succede che, per la prosecuzione temporanea delle concessioni scadute nel 2010 e non ancora rinnovate (basti ricordare, tra queste, il più grande impianto in Valle, la Centrale Edison di Cedegolo), la Regione Lombardia avrebbe a oggi dovuto incassare quasi 50 milioni, ma questi soldi non arrivano: solo colpa dei ricorsi? Non è che ci sia invece incompetenza e poca volontà? Il PD ha dimostrato che si può fare molto con gli strumenti e le leggi esistenti: basta volerlo. E’ il caso della Provincia di Brescia che, dal 2017, ha destinato alle comunità montane bresciane il 100%, dedotte le spese di funzionamento provinciale, delle risorse provenienti dai canoni per le piccole derivazioni, unico esempio in Italia: per la Valle Camonica significano 500mila euro all’anno; e questo accadeva mentre la Regione bocciava un ordine del giorno presentato dal PD nella scorsa legislatura per estendere a tutta la montagna lombarda il famoso 100% riservato alla sola Valtellina.

Il PD camuno e bresciano, con il sottoscritto e Michele Zanardi, aveva già espresso preoccupazione per l’assenza di un percorso di condivisione nazionale, essendo l’energia ancora una competenza concorrente tra Stato e Regioni: c’era già il ricorso della Regione Toscana, altri erano preannunciati dagli attuali concessionari: è chiaro che l’odierna impugnativa del Governo è purtroppo l’amara conseguenza della confusione generata dalla norma regionale!

Derivazioni idricheOccorre ricordare che il decreto Bersani è del 1999 e che nessuno in questi vent’anni (compreso quindi, purtroppo, i diversi Governi Nazionali, di cui anche il PD ha fatto parte) – continua Mottinelli – ha emesso i decreti attuativi; la modifica del 2019 del Governo Lega-Movimento 5 Stelle ha aperto la strada alle leggi regionali, ma anche ai ricorsi; per cui da più parti emergeva la necessità di chiarimenti prima di andare avanti.

Regione Lombardia ha voluto a tutti i costi forzare la mano, approvando la legge in piena emergenza sanitaria, con l’annuncio di un rinvio da parte del Governo, ben sapendo che l’impugnativa governativa sarebbe stata un atto dovuto, come è poi regolarmente accaduto. Ancora, Regione Lombardia, dopo il fallimento del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che avocava allo stato la competenze per l’Energia, poteva richiedere nel percorso di riconoscimento dell’autonomia al Governo la competenza sulle derivazioni idroelettriche, ma non l’ha fatto!”.

L’AZIONE DEL GOVERNO 

“Il ricorso del Governo alla legge regionale della Lombardia – sottolinea Pier Luigi Mottinelli – è coerente con i contenuti della mozione n. 1-00312, approvata dalla Camera nella seduta del 28 gennaio 2020, che chiede una necessaria revisione della disciplina per la riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica: la mozione venne votata all’unanimità, e quindi anche dalla Lega e dalle forze politiche che governano Regione Lombardia: anche qui a dire, oltre la propaganda, che tutte le forze politiche concordano sulla necessità di ben ponderare la nuova disciplina”.

“In questo contesto aggiunge il segretario del PD camuno – occorre segnalare l’inserimento dell’energia idroelettrica nel cosiddetto Golden Power del DL Liquidità, che tutelerà le aziende italiane, e ciò a fronte di una pericolosa apertura, se non un incoraggiamento, allo shopping delle centrali lombarde da parte delle multinazionali contenuta nella nostra legge regionale”.

LA PROPOSTA

Ma ora cosa si fa? Aspettiamo le sentenze e i pronunciamenti della Corte Costituzionale? ”Abbiamo proposto al Governo, per tramite dei nostri parlamentari – precisa Mottinelli – di mantenere l’indizione delle gare entro il 2023, ma con condizioni migliorative di quelle di RL sui canoni: il Partito Democratico ritiene prioritario l’attuazione del Decreto Bersani (Dlgs. 79/99), ma questo deve avvenire nel rispetto delle competenze concorrenti tra Stato e Regioni sul tema energetico e se il legislatore nazionale riporterà alla nostra Valle e per la montagna lombarda le stesse condizioni della Valtellina, ne saremo felici!”.

“Nel frattempo, non servono nuove leggi, solo volontà, chiediamo con forza che Regione Lombardia, senza farsi scudo dei ricorsi alla legge, provveda da subito – conclude Mottinelli – a ripartire i canoni al 100% a tutte le zone montane, senza distinzioni, e ad attivarsi per portare a casa i canoni aggiuntivi provvisori”.



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