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Canoni derivazioni idriche ai concessionari: il Governo tradisce la Valle Camonica e le aree montane

venerdì, 5 giugno 2020

Edolo – I territori montani traditi? Il Governo ha impugnato la legge di Regione Lombardia sulle derivazioni idriche che prevedeva l’assegnazione alle aree montane di almeno l’80% del canone introitato dai concessionari. In sostanza il Governo si schiera con i grandi concessionari delle derivazioni idriche e tradisce le popolazioni che risiedono nelle vallate e aree montane.

Sindaco Masneri EdoloLE REAZIONI - In Valle Camonica, con la decisione del governo, non arriveranno 6 milioni di euro. “Con questa decisione – afferma il sindaco di Edolo, Luca Masneri (nella foto) - il governo ha tradito ancora una volta la montagna, preferendo concedere le risorse aoi grandi concessionarie idroelettriche anziché essere vicini alle popolazioni che risiedono nelle valli e in montagna”. “Quelle risorse – prosegue – devono rimanere sul territorio e impugnare la legge significa che il governo si è schierato con le lobby delle grandi concessionarie e non con la popolazione montana”.

Il consigliere regionale della Lega Francesco Ghiroldi:Si tratta di una pessima notizia per la montagna, specie per un territorio come quello della Valle Camonica e che conferma, ancora una volta, come questo Governo rappresenti il peggiore dei centralismi”. “Il Ministro Boccia – prosegue Ghiroldi – più che dell’autonomia sembra proprio il ministro del centralismo spinto. Il Governo infatti, su iniziativa di Boccia, ha deciso di impugnare con la scusa dei soliti cavilli, la legge regionale, approvata negli scorsi mesi sulle derivazioni idroelettriche. Questa mossa mette a repentaglio le risorse destinate alla montagna, derivanti dallo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Un percorso voluto dalla Lega, sia a livello parlamentare che regionale, che ho seguito in prima persona e che ci ha visti lavorare alacremente in questi mesi per rendere giustizia alla gente che abita la montagna, un territorio particolare che merita la giusta valorizzazione”.

ghiroldi“Purtroppo non siamo stupiti da questo atteggiamento, che fa il paio con il tentativo dell’ex ministro Delrio di riportare la titolarità delle concessioni a livello nazionale, al fine di defraudare la montagna di queste risorse. Come sempre il Governo – conclude Francesco Ghiroldi  (nelle foto)– è bravissimo a parole, ma poi quanto a fatti agisce sistematicamente nella direzione opposta”.

LA DECISIONE - Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia (Pd), ha deciso di impugnare la legge di Regione Lombardia 5 dello scorso 8 aprile su “Disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche in Lombardia e determinazione del canone in attuazione dell’articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79”. Secondo il Governo “alcune norme riguardanti le modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico violano gli articoli 9 e 117, secondo comma, lettere l) e s) della Costituzione, che attribuiscono allo Stato la competenza legislativa in materia di ordinamento civile e tutela del paesaggio. Esse violano altresì l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, con riguardo alla materia produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, nonché gli articoli 42 e 43 della Costituzione i quali impongono alla legge di riconoscere un indennizzo ai privati che subiscano limitazioni nella disponibilità di beni di loro proprietà o necessari per lo svolgimento di un’attività d’impresa”.

Derivazioni idricheLA LEGGE REGIONALE - Lo scorso aprile con la nuova legge regionale erano state stabilite le modalità di assegnazione delle grandi concessioni idrolettriche e che indica le procedure con le quali la Regione effettuerà l’assegnazione delle concessioni alla loro scadenza, definendo i valori dei canoni fissi e dei canoni variabili.

La legge regionale prevedeva altresì una serie di obblighi nella gestione futura: tra questi l’utilizzo delle acque invasate per sostenere le portate dei corsi d’acqua, i livelli dei laghi ai fini ambientali e agricoli o per fronteggiare le eventuali situazioni di crisi idrica, e il riassetto territoriale e viabilistico. Molti dei criteri e degli obblighi sono riferiti ai bacini idrografici sui quali insistono le centrali. Sui canoni era previsto il trasferimento annuale alle province, sul cui territorio insistono gli impianti, di almeno l’80% del canone introitato dai concessionari: la legge statale indicava una quota pari al 60%, elevata in Lombardia all’80%

La legge nazionale del 2018 prevedeva che, una volta scadute le concessioni in essere, la proprietà delle dighe e dei grandi invasi fossero attribuite direttamente alle Regioni, alle quali spettava legiferare entro il 31 marzo 2020 sulle modalità di assegnazione e avviare i bandi entro i 2 anni successivi. La norma statale stabiliva inoltre che fossero le Regioni a definire il canone di concessione, introducendo una quota fissa e una variabile, quest’ultima legata alla produttività e redditività.

Tra l’altro nel decreto rilancio il ministro Boccia aveva ipotizzato una proroga della “vita legale delle grandi concessionarie idroelettriche per dieci anni”. La sollevazione dei rappresentsanti di Regioni, Province e Comuni ha sventato “lo scippo”. Ora il nuovo colpo di scena e le reazioni sull’impugnazione non si sono fatte attendere.

SERTORI: GOVERNO CON CONCESSIONARI

“Non sono assolutamente meravigliato che il Consiglio dei Ministri abbia impugnato la Legge regional sull’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, perche’ bastava leggere le bozze di legge del Partito Democratico che recentemente hanno cercato di far approvare. Evidentemente c’e’ chi sta dalla parte dei territori e chi dei concessionari, tanto e’ vero che una delle proposte di legge del Partito democratico prevedeva il condono tombale di circa 50 milioni di euro di canoni aggiuntivi che i concessionari devono alle Regioni”.

Lo dice l’assessore regionale agli Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, Massimo Sertori. ”La legge nazionale approvata nel 2018, che qualcuno ha avuto il coraggio di criticare – spiega Sertori – e’ arrivata dopo vent’anni di assoluta inerzia da parte dei governi che si sono succeduti e che non hanno reputato importante legiferare in materia. Tale legge andava inoltre a sanare l’infrazione comunitaria a carico del nostro Paese. Cio’ detto, leggeremo nel merito le osservazioni dell’impugnativa e, qualora ci fossero delle osservazioni accoglibili e sensate avremo modo di valutarle e di recepirle”.

“Per le altre – conclude l’assessore – provvedera’ la Corte Costituzionale a decidere chi ha ragione. Una cosa e’ chiara, ovvero che ci sono due visioni: quella del territorio e della montagna che recita la legge regionale approvata lo scorso 31 marzo, e una che vuole centralizzare tutto a Roma allontanando le risorse dai territori montani e, per quanto legittime, segue palesemente le aspettative dei concessionari”.



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