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Parco nazionale dello Stelvio: riunito a Pejo il Comitato di indirizzo e coordinamento

martedì, 15 settembre 2020

Pejo – Riunito nella sede di Cogolo di Pejo il Comitato di indirizzo e coordinamento del Parco nazionale dello Stelvio, la cui presidenza di turno spetta attualmente alla Regione Lombardia. Per la Provincia autonoma di Trento hanno partecipato il vicepresidente e assessore all’Ambiente e il dirigente del Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette.

comNel complesso iter che porterà il Parco a dotarsi per la prima volta in 85 anni di storia dello strumento principe della pianificazione, in Trentino è stato approvato in prima adozione lo scorso 9 agosto il Regolamento del Parco, completando così la prima adozione del piano. E’ attualmente in corso la raccolta delle osservazioni. La Lombardia, che da poco ha potuto provvedere alla prima adozione del Piano, è ora in procinto di approvare il regolamento. La Provincia autonoma di Bolzano aveva adottato Piano e Regolamento in prima adozione già nell’ottobre del 2018, con un testo di quest’ultimo che dovrà però subire importanti modifiche in seconda adozione. Da metà ottobre in Trentino si aprirà la fase della seconda adozione di piano e regolamento. Le principali questioni che sono state rappresentate nelle osservazioni al piano riguardano le zone di insediamento, trasferite alla pianificazione dei Comuni, rilevate come troppo restrittive. Il lavoro più impegnativo, sempre per quanto riguarda i territori antropizzati, in vista della seconda adozione, sarà quello di conciliare in modo armonico le finalità dell’area protetta con quelle dei comuni, soprattutto in relazione alla tematica dello sviluppo turistico, che si presenta, peraltro, molto differenziata nelle due valli di Peio e di Rabbi.

Con il generale Isidoro Furlan, rappresentante del Ministero dell’Ambiente all’interno del Parco, si è parlato infine di grandi carnivori: concorde il giudizio di Trento e Bolzano sulla necessità di gestire questo rapporto problematico, con strumenti che consentano di definire un equilibrio tra progetti di tutela della biodiversità e attività che da sempre si svolgono in montagna e sono determinanti per lo stesso ambiente alpino, come quelle di allevamento.

Nel corso dell’incontro il vicepresidente della Provincia ha rivolto uno speciale ringraziamento al sindaco di Pejo Angelo Dal Pez, il cui contributo alle attività del Parco è stato determinante – anche con la messa a disposizione dell’edificio che oggi ne costituisce la sede – e che fra qualche giorno, allo scadere del suo mandato di Primo cittadino, cesserà di operare anche nell’organo direttivo dello Stelvio. Nessuno dubita peraltro che continuerà ad essere anche in futuro, a tutti gli effetti, un amico e un sostenitore del Parco.

L’ultima riunione si era tenuta circa un anno fa, quindi prima dell’inizio della pandemia di Covid 19. Nell’incontro odierno è stato fatto il punto anche sul fondo “Parchi per il Clima” al quale da quest’anno è ammesso anche il Parco nazionale dello Stelvio, fino ad un importo massimo di 5,5 milioni di euro per l’intero territorio, grazie all’azione congiunta dei parlamentari dei tre settori del parco che sono riusciti ad ottenere una diversa interpretazione da parte del Ministero dell’Ambiente rispetto a quella che, l’anno scorso, aveva visto lo Stelvio escluso dal bando.

Sono stati successivamente esaminati i contributi al Piano del Parco della Lombardia e delle province di Trento e Bolzano. Nelle diverse aree esistono naturalmente specificità e problematiche diverse: ad esempio, in Alto Adige il territorio del Parco inizia dai 600 metri circa, mentre in Trentino e Lombardia a 1200 metri. Questo comporta l’esistenza di differenze relative all’antropizzazione, agli insediamenti e alle infrastrutture, agli interventi per la messa in sicurezza del territorio e così via. Problematiche simili riguardano come abbiamo visto il Trentino, relativamente alla conciliazione fra le esigenze di sviluppo dei territori e delle comunità che li abitano con quelle di tutela e protezione dell’ambiente.

Fra le iniziative future, anche una più forte azione di sensibilizzazione delle autorità nazionali; in questo senso i rapporti verranno ripresi in occasione della prossima visita del ministro dell’Ambiente prevista per l’arrivo del Giro d’Italia in Valtellina. Proseguirà inoltre il confronto con le associazioni ambientaliste – una decina, riunite in un Osservatorio nazionale – una volta definite le controdeduzioni alle osservazioni prodotte sulla prima adozione di piano e regolamento.
La riunione è stata l’occasione per prendere conoscenza anche delle attività di ricerca e monitoraggio, coordinate da Luca Pedrotti, funzionario della parte trentina, per tutto il territorio del Parco e sviluppate su quattro ambiti: servizi scientifici, monitoraggio ambientale, ricerca orientata alla gestione e ricerca sugli ambiti di tradizionale interesse del Parco. Numerose le persone impegnate, soprattutto fra ricercatori a contratto e dottorandi, anche in collaborazione con il mondo universitario, della ricerca e museale. Una ventina fra tesisti e tirocinanti gestiti annualmente dal parco. Fra le altre cose, si è avviato con il Muse di Trento un percorso sul tema “Comunicare la scienza”.

Il generale Isidoro Furlan, rappresentante del Ministero dell’Ambiente all’interno del Parco, ha infine relazionato rispetto alla situazione dei grandi carnivori, orso e lupo. Trentino e Alto Adige hanno sottolineato entrambi come il futuro del progetto Life Ursus e di altre analoghe iniziative passi obbligatoriamente attraverso una attenta gestione delle problematiche che si generano sui territori. Le preoccupazioni riguardano in particolare gli allevatori, che vedono le loro attività costantemente minacciate dai predatori.

Furlan si è impegnato a raccogliere le sollecitazioni provenienti dai territori che insistono sul Parco dello Stelvio (ma anche quelle delle regioni limitrofe, come il Veneto) e di trasmetterle al Ministero. Un’opera di sensibilizzazione, è stato il giudizio unanime, deve essere fatta anche a Roma, al fine di uscire da una rappresentazione stereotipata della montagna e dei suoi delicati equilibri e di mettere a punto soluzioni adeguate all’urgenza dei problemi che coinvolgono orsi, lupi e anche cinghiali. Il vicepresidente del Trentino ha sottolineato a sua volta la problematicità della convivenza fra uomo e grandi carnivori sul territorio provinciale, a cui bisogna rispondere con soluzioni rapide ed efficaci.

Al termine dell’incontro i partecipanti, alla presenza di Daniele Bertolini che ne ha curato la progettazione, assieme a Leo Unterholzner, sono stati accompagnati in visita dagli esperti del Parco al Centro visitatori, aperto da pochi mesi presso la sede di Cogolo e che rappresenta i vari tematismi dell’area protetta anche nelle relazioni con le comunità locali.



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