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Melinda, le Celle Ipogee di Cles presentate al Festival della crescita a Milano

venerdì, 16 ottobre 2015

Milano - Stamattina in occasione del Festival Della Crescita a Milano si è svolta la presentazione ufficiale delle Celle Ipogee di Melinda, unico caso al mondo di conservazione delle mele fresche, in atmosfera controllata, all’interno di gallerie scavate nel cuore della roccia.

Sono intervenuti Franco Paoli, Responsabile Lavorazione e Conservazione Prodotto Melinda, Maurizio Fauri, Professore presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università degli Studi di celle ipogeeTrento, Per-Erling Frivik, Vice President The Gas Technology Centre Norwegian University of Science and Technology, Andrea Fedrizzi, Responsabile Comunicazione Melinda, Federico Barbi, Direttore Commerciale Melinda e Michele Odorizzi, Presidente Consorzio Melinda.

PRIMO E UNICO NEL SUO GENERE Il progetto delle celle ipogee di Melinda consente la frigo-conservazione delle mele  in condizioni di atmosfera controllata. Tanti e importanti i vantaggi: consumo inferiore di energia, diminuzione di CO2 immessa nell’atmosfera, risparmio idrico, salvaguardia del paesaggio e del territorio agricolo.Le mele Melinda hanno un luogo unico e privilegiato, dove risposano in attesa di essere distribuite e commercializzate in tutto il mondo. Questo luogo è situato all’interno della miniera Rio Maggiore, un’area di 80 ettari di roccia Dolomia – costituita da carbonato doppio di calcio e magnesio – ovvero la materia prima con cui sono fatte le Dolomiti. Questa roccia si è formata circa 200 milioni di anni fa quando, durante la fase di deriva dei continenti la zolla continentale africana si è spostato verso Nord determinando il corrugamento della crosta terreste e quindi l’emersione dalle profondità marine di Alpi e Dolomiti. Circa 200 milioni di anni fa in questa zona c’era il mare e il clima era simile a quello che oggi troviamo ai Caraibi. Ed infatti molti minerali qui intorno contengono alghe fossili che risalgono proprio a quel periodo.

Le celle ipogee di Melinda si trovano proprio all’interno di questo ammasso roccioso di Dolomia, a circa a 575 metri sopra il livello del mare, a 900m dall’ingresso della miniera e 275m sotto le radici degli alberi di melo che sono coltivati sui terreni in superficie.

Questo impianto nasce da una felice intuizione dell’azienda titolare della concessione per l’estrazione della roccia in questo sito – cioè Tassullo Materiali – che suggerì a Melinda di considerare l’ipotesi di poter adibire alla conservazione delle mele gli immensi spazi di cava che risultavano dalla loro attività estrattiva ricavandone importanti vantaggi in termini economici ed ambientali.

Il Consorzio Melinda ha accolto fin da subito con grande entusiasmo questa idea che già sulla carta appariva come rivoluzionaria.Questo impianto è il primo e unico al mondo è stato realizzato per soddisfare la necessità di numerose cooperative di Melinda di aumentare gli spazi a loro disposizione per la conservazione delle mele per far fronte alle esigenze di stoccaggio di una crescente produzione.

Il considerevole lavoro di ricerca, sia teorica che pratica, svolto tra il 2010 ed il 2012 da Melinda e Tassullo materiali con il supporto di numerosi istituti di ricerca italiani ed esteri ha confermato sia la considerevole riduzione dell’impronta ambientale complessiva dell’opera che il ridotto impatto economico, grazie ai costi inferiori rispetto a quelli connessi a un equivalente impianto in superficie.

La conformazione del sottosuolo permette di sfruttare appieno il potere isolante della roccia, generando importanti benefici e risparmi in termini di energia elettrica.

Il progetto ha quindi numerosi e significativi vantaggi, tra cui appunto la riduzione del consumo di energia (che significa riduzione dell’immissione di CO2 nell’atmosfera), il risparmio idrico conseguente alla possibilità di usare la geotermia per il raffreddamento dei compressori, l’eliminazione dei pannelli coibentanti, il cui smaltimento genera inquinamento per non parlare della salvaguardia del paesaggio e del territorio agricolo. Infine non dimentichiamo l’azzeramento dell’inquinamento acustico e l’impulso all’economia locale con creazione di posti di lavoro e sinergie con le industrie del territorio.

Per creare le celle sono stati scavati circa 90.000 m3 di Dolomia che è stata interamente utilizzata dalla Tassullo Materiali per i suoi prodotti.

Oltre agli spazi di accesso e di servizio, l’impianto è costituito da tre corridoi paralleli lunghi circa 110 metri: uno centrale, largo circa 10 metri e alto circa 6, che funge da corridoio di servizio ai due laterali, ognuno largo circa 12 metri, alto 11 e suddiviso in sei celle uguali tra loro per un totale di dodici celle e una capacità di circa 10.000 tonnellate di mele all’anno.

Ciascuna cella è lunga 25 metri, alta 11 e larga 12 ed è in grado di contenere circa 2.800 bins da 300Kg ciascuno per un totale di 900.000Kg. La superficie interna non è rivestita con i tradizionali pannelli coibentanti in poliuretano espanso perchè l’impermeabilità ai gas è garantita dalla struttura della roccia e da un sottile strato di spritz-beton, mentre la coibentazione termica è assicurata dall’ammasso roccioso che, una volta raffreddato fino a 5-7 metri di profondità intorno alle celle fungerà da isolante termico per le celle stesse nel giro di un paio d’anni.

Le celle sono tutte dotate dei più moderni dispositivi tecnici e di sicurezza come ad esempio i semafori che lampeggiano di luce verde solo se all’interno della cella si sono ripristinate le condizioni di atmosfera respirabile, in assenza delle quali non è nemmeno possibile aprire le porte. Ci sono poi degli impianti assorbitori di CO2 esterni alle celle che servono sia per assorbire la CO2 in eccesso dall’interno delle celle e creare l’ambiente ideale per la conservazione, sia per ripristinare la composizione standard dell’aria interna, pima di procedere all’apertura delle celle.

Il funzionamento dell’impianto è regolato da tre compressori a freon posizionati nella sala macchine. Qui si trova anche lo scambiatore di calore con cui viene raffreddato il glicole che porta il freddo nei pacchi frigoriferi installati in ogni cella. In questo impianto non c’è nessuna traccia ammoniaca e questo non va solo a vantaggio dell’ambiente, ma anche della sicurezza.

All’interno dell’impianto troviamo anche una grande vasca che contiene circa 100 m3 di acqua che serve sia come riserva antincendio che per raffreddare i compressori. L’acqua viene prelevata dal sottosuolo, ma in origine era piovana e in un periodo di circa 70 anni ha percolato attraverso la roccia. Nel corso del suo lento viaggio l’acqua è stata filtrata dalla roccia stessa ed è diventata batteriologicamente pura e quindi anche ottima da bere.

Quest’acqua si accumula a circa 100 metri di profondità sotto il livello dell’impianto, dove gli strati argillosi ne impediscono l’ulteriore percolazione. L’acqua viene poi pompata dal sottosuolo per riempire la vasca.

Ci sono poi dei generatori d’azoto che filtrando l’aria atmosferica separano e concentrano l’azoto che attraverso le tubazioni viene inviato alle celle di conservazione dove va a sostituire progressivamente l’O2 in esse contenuto fino a farlo scendere al livello desiderato, in genere inferiore al 2% rispetto al 21% che si trova nell’aria atmosferica che respiriamo.
La centrale di controllo di tutto l’impianto consente di impostare i parametri di conservazione desiderati e di monitorare da remoto il corretto funzionamento di tutti gli apparati.

Questo impianto ha richiesto a Melinda un investimento complessivo di circa 8,8 milioni di €, ma i suoi vantaggi sono senza prezzo. Il progetto ha già consentito all’azienda di essere annoverata tra gli esempi brillanti da seguire e ‘copiare’ come modello che coniuga alla perfezione il business e la sostenibilità.

Date le sue caratteristiche uniche, il progetto sta ricevendo lodi e riconoscimenti da tutto il mondo. In primis la visita del Premier Matteo Renzi, lo scorso maggio, che colpito dall’ingegnosità dell’impianto ne aveva già sottolineato la rilevanza e ha messo il progetto sotto i riflettori di tutto il Paese.

Melinda e il suo progetto innovativo hanno continuato a destare attenzione e hanno ricevuto alla sede de Il Sole 24 Ore il premio Good Energy Award di Bernoni Grand Thornton nell’ambito del 15° Italian Energy Summit, evento di riferimento per il mercato italiano dell’energia. Questo Award premia il Consorzio Melinda perché tra le imprese italiane si è maggiormente distinta investendo in un mercato nuovo non tradizionale in modo responsabile verso l’ambiente, l’economia e il territorio.

Melinda ha vinto inoltre il Sodalitas Social Award, che viene assegnato alle iniziative più efficaci nel generare una crescita sostenibile puntando su fattori chiave, quali: innovazione digitale, economia circolare, terza rivoluzione industriale, sharing economy e smart community. Il Consorzio Melinda ha ottenuto il premio per la categoria Terza rivoluzione industriale e nuovi sistemi produttivi sempre grazie al progetto delle celle ipogee.


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