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Riaprire gli impianti di risalita, sindacati trentini non convinti da Anef: “Niente fughe in avanti senza distanze e sicurezza”

venerdì, 8 maggio 2020

Trento – Dibattito vivo in merito alla riapertura degli impianti di risalita in vista dell’imminente stagione estiva che vivrà grandi problematiche in tutte le zone d’Italia. Ridurre la capienza non convince le aziende e i passeggeri, con affollamento inevitabile come accaduto a inizio marzo alla base di partenza degli impianti, mentre i sindacati si soffermano sulla necessità di ripartire in sicurezza.

andrea grosselli cgil gdvDi seguito il commento del segretario generale della Cgil del Trentino, Andrea Grosselli (foto), e del segretario provinciale della Filt, Stefano Montani: “L’appello di Anef al Governo per chiedere la riapertura degli impianti per la ormai imminente stagione estiva è condivisibile, sia perché il settore è un buon volano del turismo montano, sia perché occupa nella provincia di Trento circa 1300 lavoratori, di cui poco meno della metà lavorano anche in estate.

Ripartire dunque, ma è indispensabile farlo in totale sicurezza, perchè il weekend del 7 marzo scorso sulle piste da sci, ha innescato una polemica sull’incremento dei contagi che non è stata dimenticata.

Il trasporto fune non può permettersi passi falsi, allora è bene che le proposte per la ripartenza siano condivise in un protocollo siglato anche dal sindacato, come avviene per tutti i settori.

La gestione della fila prima dell’imbarco, come sostiene la Presidente Anef, è un punto critico e andrà gestita con attenzione, ma non può essere il pretesto per allentare la distanza interpersonale sugli impianti. Diamo per scontato l’obbligo di mascherina per chi sale in funivia e l’igienizzazione delle cabine che le Società dovranno effettuare quotidianamente, ma la distanza tra le persone andrà mantenuta.

Il trasporto a fune è assimilato al trasporto pubblico, la distanza sui mezzi pubblici vale, per la FILT CGIL, anche sugli impianti. Le funivie, hanno una capienza di 80/100 persone, addirittura maggiore di quella di una corriera, a bordo vi è sempre un lavoratore (vetturino) che per l’intero turno di lavoro rimane in cabina. Vogliamo ammassare come in tempi pre Covid un numero elevato di persone in pochi metri quadrati, seppur per 5/6 minuti?

Sarebbero gli stessi turisti a non voler salire in quelle condizioni, sappiamo bene che la capacità dei trasportati sarà ridotta, ma prevedibilmente la domanda sarà inferiore rispetto alla situazione pre emergenza Covid e il tutto può venir gestito in sicurezza rispettando la distanza interpersonale.

Le seggiovie, ad esempio le quadriposto, potrebbero far salire due persone agli estremi lasciando i due posti centrali vuoti. Il nodo del distanziamento è cruciale e non va sottovalutato, vedremo quali direttive arriveranno dopo il 18 maggio per il trasporto pubblico (ad oggi il metro va mantenuto) e di quelle ragioneremo.

La fase due va affrontata senza fughe in avanti, con la cautela indispensabile, non solo per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei turisti, ma anche per preparare la stagionale invernale. Lì non si può assolutamente fallire“.



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