Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad

Ad
Ad

Ad


Riapertura incerta di molti alberghi in Trentino, i sindacati: “Servono misure di integrazione”

giovedì, 11 giugno 2020

Trento – In Trentino mesi di perdite a causa del lockdown e regole di ripartenza per molti versi insostenibili spingono gli operatori turistici a meditare sulla riapertura delle strutture ricettive. I sindacati esprimono la preoccupazione per i riflessi sull’occupazione e chiedono alla Provincia di integrare gli ammortizzatori sociali nazionali.

I lavoratori del turismo sono allo stremo – dicono i tre segretari provinciali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, Paola Bassetti, Lamberto Avanzo e Walter Largher -. La stagione invernale si è chiusa in anticipo, niente avvio in primavera e adesso forti dubbi anche su una ripartenza dell’estate. Quindi sono molti gli addetti stagionali che non torneranno in servizio. Il tutto mentre la Naspi si sta esaurendo”.

Per questa ragione i sindacati chiedono si apra subito un confronto con Provincia e parti datoriali. “Alla Pat chiediamo di ragionare su misure di integrazione degli ammortizzatori sociali, come sta facendo la Provincia di Bolzano che nell’incertezza di un’estensione della cassa integrazione con causale Covid ha previsto ulteriori otto settimane di copertura - proseguono i sindacalisti -. E’ ora che si duscuta anche in Trentino di questo tema”.

Parallelamente Filcams, Fisascat e Uiltucs si rivolgono agli albergatori. “Siamo consapevoli della situazione di difficoltà in cui si trovano molti di loro. Queste difficoltà sono, però, anche delle famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici che si trovano con redditi ridotti e in alcuni casi senza reddito. Per questa ragione riteniamo che anche gli imprenditori debbano fare la loro parte dando risposte certe sul fronte dell’occupazione. I contributi a fondo perduto prevedono un senso di responsabilità sociale che deve essere concreto”, concludono Bassetti, Avanzo e Largher.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136