Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad
w

Ad
Ad
 
Ad


Lockdown dello sci: dalla questione infortuni fino al piano B, il punto in Trentino

sabato, 28 novembre 2020

Madonna di Campiglio – Quello del turismo invernale e la riapertura degli impianti sciistici è stato un tema caldo anche nell’odierno punto di informazione della Provincia di Trento. La volontà provinciale è chiara già da giorni, favorevole all’apertura appena l’andamento epidemiologico migliori, ma le continue indiscrezioni da Roma non fanno ben sperare con la volontà di  disporre la chiusura degli impianti sciistici almeno fino all’Epifania.

Nei territori trentini spunta anche un piano B con l’avvio della stagione turistica senza sci, ma serve l’apertura dei confini regionali, al momento non scontata per quanto dichiarato da membri dell’Esecutivo. Sulla concorrenza “sleale” degli altri Stati, torna il tema di una possibile chiusura dei confini. I prossimi giorni saranno cruciali per i dettagli del Dpcm definitivo.

L’assessore all’artigianato, commercio, sport e turismo della Provincia autonoma di Trento, Roberto Failoni, ha fatto il punto della situazione: “Stiamo lavorando anche oggi per fare ulteriori proposte, stiamo ragionando con le regioni dell’arco alpino. Ci preoccupa la tempistica, il 3 dicembre dobbiamo sapere esattamente cosa succede nel mese successivo. Manca certezza ad oggi, un aspetto da parte delle categorie interessate del turismo ma soprattutto dei lavoratori in una situazione di ansia che speriamo non diventi frustazione. Come politica dobbiamo dare una risposta chiara, non possiamo assolutamente accettare che in Austria, Svizzera e Slovenia si scii e qui non si possa fare nulla. Stiamo discutendo per poter dare soluzioni accettabili al Governo con ulteriori inasprimenti rispetto ai rigidi protocolli già approvati dalle Regioni. Dobbiamo pensare anche a una chiusura dei confini nel caso in cui non ci diano la possibilità di aprire, abbiamo bisogno di ristori e cifre certe: qualcuno a Roma non si rende conto di quello che significa il turismo invernale per territori alpini e appenninici. Serve è una data certa per l’apertura e con che modalità”.

Sul piano alternativo delle Apt con un avvio senza sci che prevederebbe trekking, ciaspolate e altre esperienze invernali di montagna senza problemi di assembramento, c’è l’appoggio della Provincia? “Io ho invitato tutti i territori già a pensare a una serie di iniziative legate alla montagna e ad altre possibilità in mancanza di impianti e sci. Abbiamo un piano B anche per la comunicazione che inizieremo settimana prossima in caso di mancata apertura degli impianti. Chiaramente l’aspetto fondamentale è la mobilità inter-regionale senza la quale saremmo ancor più in difficoltà”.

Fugatti 1Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha risposto invece sulla questione sollevata nelle ultime ore del tema dei possibili infortuni che aumenterebbero la pressione sanitaria in caso di riaperture delle piste da sci, respingendo di fatto tale problematica: “Il turismo incide in modo importante sulla nostra economia. Abbiamo sempre detto che l’apertura delle stazioni sciistici ci sarebbe stata con l’epidemia sotto controllo e puntiamo a quello. Di conseguenza, il problema degli infortuni non ci sarebbe con un livello di ospedalizzazione non a rischio. Ci vuole equilibrio tra sicurezza sanitaria e quella economica”. Aggiungendo ironicamente: “Andiamo a spiegare ai territori che non aprono per questo motivo… Con chiuso tutto, nessuno si rompe una gamba, e va tutto bene…”.



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136