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Riscoprire il lavoro come diritto e dovere verso la comunità

lunedì, 26 novembre 2018

“Il lavoro, tema attuale e delicato, non può prescindere dal rispetto della dignità della persona. La carenza di lavoro, la sua precarietà, le condizioni ingiuste di lavoro ci portano a riflettere partendo dalla scelta dei nostri Padri costituenti rispetto alla Repubblica, che antepone l’uomo allo Stato enunciando, contemporaneamente, il valore della persona e della sua dignità.
Il compimento del settantennio trascorso dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana ad oggi suggerisce qualche riflessione sui suoi principi, nonché sui valori su cui si fonda la nostra democrazia costituzionale.
Diversi sono i principi fondamentali, elencati nei primi dodici articoli ed esplicati lungo la Costituzione.
Nei primi dodici articoli della Costituzione vengono affermati alcuni principi fondamentali che danno un’impronta unica alla nostra Costituzione.
Diversi si richiamano al costituzionalismo moderno, ma con uno sguardo molto attento alla realtà sociale in cui vengono elaborati.
Alcuni di questi sono principi basilari e intangibili della Costituzione, tanto da essere considerati principi fondanti del nostro ordinamento, quale nucleo essenziale in cui essa si radica.
Soffermiamoci su alcuni dei principi fondamentali.
Il principio democratico è un principio che fa da base a tutti gli altri, dal momento che non si può in uno Stato realizzare l’uguaglianza tra i cittadini, ottenere il rigoroso rispetto della persona umana e creare una situazione di libertà, senza la presenza di una solida democrazia.
In tal senso, il principio personalistico è una garanzia per tutte le persone.
In ognuno la Costituzione riconosce il valore insopprimibile e inviolabile della persona umana, e quindi della pari dignità umana e sociale e dell’eguaglianza davanti alla legge, senza nessuna distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di posizioni personali e sociali (art.3).
Da questo principio supremo la Costituzione deriva, prima di tutto, il diritto al lavoro (e perciò appunto la Repubblica è detta fondata sul lavoro) e tutti gli altri diritti civili: libertà personale, libertà di domicilio, libertà e segretezza della corrispondenza, libertà di circolazione e di soggiorno, libertà di riunione, di associazione, di professione religiosa, di propaganda e di culto, di pensiero, di stampa (Titolo I della Costituzione).
Al medesimo principio si riconnettono anche tutti i rapporti sociali e le relative libertà (Titolo II della Costituzione: e in particolare il diritto alla famiglia e alla salute e alla scuola), e i rapporti economici (Titolo III della Costituzione: e in particolare la libertà sindacale e la libertà di sciopero).
Tale garanzia costituzionale dei diritti civili, sociali, economici, politici è concepita dalla nostra legge fondamentale non come un riconoscimento statico, ma come una realtà dinamica, in via di sviluppo, nel senso che, nel presente come nel futuro, i diritti fondamentali devono essere assicurati dalla Repubblica:
in modo negativo, rimovendo gli ostacoli di ordine economico-sociale che possono ridurre di fatto la libertà e l’eguaglianza;
in modo positivo, favorendo il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti ai vari livelli della vita del Paese.
La persona, la sua tutela e la sua valorizzazione è un principio costituzionale inviolabile, perché è un valore inviolabile su cui si fonda la nostra società. Anche nella sua proiezione nel lavoro e, ancora, prima nel suo presupposto, quello della sua dignità.
Legato alla persona, alla sua dignità, all’uguaglianza, è il principio lavorista.
Già l’articolo 1 afferma che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e l’articolo 4 recita: ”La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Il lavoro, dunque, viene rappresentato non come una semplice fonte di reddito ma anche come un’attività che nobilita l’uomo e migliora la società. E’ importante la concezione del lavoro non solo come diritto ma anche come dovere verso la comunità sociale”.

Giuseppe Mario Scalia, Prefetto di Sondrio



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