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La scuola deve ripartire, un Paese che non investe sull’istruzione è morto

sabato, 29 agosto 2020

“Un’intera generazione ha dovuto interrompere la propria istruzione. Riaprire le scuole-università e centri di formazione non è un fatto tecnico: è la prima scelta di una comunità degna di questo nome. La scuola-università e formazione è il punto di ripartenza del Paese: i ragazzi di ogni ordine e grado scolastico e centri di formazione… Perché la priorità è che la scuola riparta: un Paese con la scuola chiusa è un Paese morto. Il futuro della scuola, formazione e università che boccio l’istruzione da remoto in toto, secondo me non può essere, esistere la cultura da remoto. Secondo me non può esserci. Ho ammirato i molti insegnanti impegnati ad organizzare classi e formazione virtuali, provando a innovare la loro didattica per mantenere attiva la scuola-università-formazione e il contatto con i loro alunni-matricole. Dobbiamo essere loro molto grati. Secondo me il futuro spetta nella scuola… Il problema della Sicurezza sembra aver colonizzato ogni riflessione sulla scuola suo futuro. Quando della scuola che ricomincia si pone il valzer dello stanziamento, appunto didattica a distanza, come dire nessuno ragiona su l’occasione drammatica che questo virus di andata a di ritorno ci ha dato di ricostruire la scuola. Perché la scuola italiana è un paziente che da decenni è in terapia intensiva e perché non si stanziano risorse sufficienti, perché questo Paese non ha ancora capito che un Paese che non investe sulla scuola è un Paese senza futuro, è un Paese morto. Perché concepisce la scuola sotto certi versi, come un’azienda, o un parco giochi o un asilo sociale dove parcheggiare i nostri figli. E invece sarebbe l’occasione di un anno zero, della ricostruzione anche del pensiero della didattica della scuola, di cui nessuno in questo momento particolare parla. E in vece sarebbe l’occasione di fare uno sforzo di poesia, uno sforzo di immaginazione nel ripensare seriamente la nostra scuola. Si parla tanto di vaccini in questo periodo. Pasolini diceva una cosa fondamentale sulla scuola… Diceva che il vaccino che la scuola distribuisce gratuitamente, che è il vaccino della cultura. E dove c’è cultura c’è desiderio di vita, dove non c’è cultura c’è desiderio di morte. Dovremmo sempre ricordarci di queste parole. Questa pandemia c’è lo ha tristemente dimostrato. Sono stati fatti decine di decreti, tranne che della scuola. E sto parlando del futuro di questo paese. Non è un controsenso… Penso che sia una cecità, la scuola non restituisce una produttività immediata, pensare alla scuola significa avere dei pensieri lunghi che investono le generazioni. Da questo punto di vista come dire il pensiero per la scuola deve essere un pensiero che implica una prospettiva. Quindi non ha un ritorno profitto immediato. Ha fatto a me molta impressione la marginalità a cui è stata costretta la scuola università e formazione. Ma non è una marginalità legata al Covid, è una marginalità che risale diciamo negli ultimi decenni nel nostro Paese. Non c’è un pensiero autenticamente Riformista, la scuola che pone la scuola centro del futuro del nostro Paese. Il consiglio che mi sento di dare agli studenti è continuate a studiare, quello che amano di più. La scuola, università e formazione dovrebbe favorire dei talenti, una continua crescita professionale nell’arco della nostra vita, le inclinazioni, delle vocazioni. Educare non significa normalizzare le vite, non significa raddrizzare le viti storte, ma significa potenziare i desideri e le deviazioni singolari, anche quelle più anomale. Dedicarsi alle cose che piacciono, dove il dovere si confonde con il desiderio. Se io devo studiare qualcosa che mi piace mentre sottoponendo al dovere, in realtà sto realizzando il mio desiderio. Mi auguro che loro riescano in questa impresa a coniugare il desiderio con il dovere. La vera trasgressione è provare piacere nello studio e nella crescita professionale. Penso che una privazione che i nostri ragazzi e adulti hanno subito è non aver potuto beneficiare delle lezioni in aula. La lezione in aula è una cosa, la lezione a distanza è un’altra cosa. Il Maestro, il formatore e il Professore, non è solo un’astrazione, un corpo una voce una presenza e tutto questo come dire erotizza, in qualche modo il rapporto i giovani con il sapere. Ecco io penso quello che conta è come dire accendere il desiderio di sapere. Un’ora di lezione a questo potere. Questi ragazzi sono stati privati per certi versi della bellezza della lezione in Aula. I nostri figli, gli adulti a scuola, non fanno solo l’esperienza dei libri, ma fanno esperienza del sociale, condivisione e interscambio, da questo punto di vista la scuola, università e centri di formazione è fondamentale di incontri in quelle piattaforme ci si incontra. La scuola che danno forma alla nostra vita, alla crescita professionale. Non solo gli incontri con gli insegnanti, formatori ma anche gli incontri con i compagni e le compagne, la scuola è il luogo dove la giovinezza, la crescita professionale si affaccia al miracolo dell’amore. Da questo punto di vista io sostengo che la scuola quale sarebbe primaria la cultura della prevenzione, quella di introdurre i nostri figli i nostri ragazzi e gli adulti al miracolo dell’amore. E quando c’è il miracolo dell’incontro, quando il corpo dell’altro non è depredato, non è saccheggiato ma è vissuto come se fosse un libro. E l’incontro del corpo dell’esperienza, come se fosse un libro, impone gentile, tempo, pazienza e curiosità della lettura. Quanto sarebbe bello avere una persona come “preparata” come ministro dell’istruzione o almeno A guidare una task force che si occupi della ripresa della scuola anche e soprattutto da un punto di vista psicologico visto trattasi di anime e cervelli in fase evolutiva e di crescita professionale, più che di banchi con le rotelle!

Celso Vassalini - pensionato Università Brescia

Da sempre i Papi hanno riservato particolare attenzione al mondo della scuola e ha ragione Draghi quando pone la questione educativa come la questione centrale. Ai ragazzi bisogna dire: studiate, studiate, studiate e mettete la mascherina e ricordiamo le persone che il coronavirus ci ha portato via, la gran parte i nostri nonni”, di Celso Vassalini (nella foto) pensionato UniBrescia.



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