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Percorso formativo nelle Giudicarie: “La famiglia è un progetto per il futuro”

giovedì, 21 novembre 2013

Pinzolo –  Un messaggio chiaro e di aiuto alle famiglie. Nella sala Sette Pievi della Casa della Comunità delle Giudicarie si è tenuto l’incontro “LA FAMIGLIA: SOGGETTO ATTIVO PER IL BENESSERE E LA PREVENZIONE DEL DISAGIO, SOGGETTO FONDAMENTALE PER COSTRUIRE IL FUTURO DI UN TERRITORIO”. A relazionare oltre alla Presidente della Comunità di Valle Patrizia Ballardini, che ha sottolineato la centralità della famiglia nelle politiche di sviluppo per una Comunità vitale, il dott. Ignazio Punzi, psicologo e psicoterapeuta e Luisa Masè, coordinatrice del Distretto Famiglia Val Rendena che hanno posto la loro attenzione sulla famiglia nella duplice veste di soggetto attivo e fruitore di servizi, sul potenziale latente delle famiglie quali protagoniste del proprio progetto di vita in un contesto in continuo cambiamento, nonché sul distretto famiglia della Rendena, primo distretto Family in Trentino.IMG_1004

«In una comunità che vuole avere una prospettiva di sviluppo -ha ribadito la presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini- è sempre più importante riuscire ad attivare percorsi sinergici sul tema delle politiche familiari che siano parte integrante del vivere quotidiano dei cittadini in una società in costante cambiamento, ove il disorientamento ed il disagio più o meno conclamato sono purtroppo in crescita».

“A fronte di questa situazione, abbiamo un grande potenziale di prevenzione e di costruzione del benessere, proprio nelle famiglie, nella unità base della società. E da qui vorrei riuscissimo a partire, per costruire un futuro ove le risorse saranno sempre più scarse e quindi la capacità di attivare forme di sussidiarietà e di collaborazione saranno sempre più necessarie, oltreché efficaci – ha proseguito – Il fatto di mettere realmente la famiglia al centro, non solo come fruitore di servizi, ma come reale risorsa per il territorio, sulla quale investire innanzitutto in termini di progettualità (non necessariamente e sempre connesse ad investimenti finanziari!) rappresenta oggi una priorità imprescindibile, rispetto alla quale gli Amministratori debbono essere soggetti attivi in grado di attivare percorsi virtuosi di coinvolgimento e azione. A partire dalla valorizzazione di quanto già esiste sul territorio”.

Da qui il percorso formativo dedicato ai Sindaci, agli Assessori e ai Consiglieri giudicariesi ed alle persone operative presso le amministrazioni pubbliche, ma anche a responsabili ed operatori di Apt e consorzi turistici, per «favorire la sensibilizzazione e la diffusione di competenze in ambito di politiche familiari», dando seguito a quanto stabilito nel “Piano per la Famiglia della Comunità delle Giudicarie”, approvato dall’Assemblea della Comunità il 10 luglio 2012. «Un’iniziativa volta a valorizzare le esperienze rilevanti e positive già condotte sul territorio giudicariese nell’ambito dei Distretti Family presenti e che si inserisce in un progetto ampio che ha messo al centro la famiglia, come elemento primario e fondamentale per lo sviluppo della nostra comunità» ha aggiunto la Presidente Ballardini.

Tra i distretti Family il primo ad essere nato è stato quello della val Rendena. A raccontarne la storia e le tappe del cammino intrapreso Luisa Masè: «Il distretto famiglia è una rete che mette insieme soggetti che operano nel profit e nel no profit e nel quale i comuni ne sono l’ossatura principale. Ad essi si sono aggiunti la consulta dei genitori, l’istituto comprensivo, la cooperativa l’Ancora, l’Azienda per il Turismo, le Casse rurali e molti altri soggetti».

Il distretto non è quindi un’istituzione formalmente costituita, né un soggetto con deleghe alle politiche familiari, ma come «rete territoriale tra soggetti che lavorano e che dimostrano una particolare sensibilità verso la famiglia nella consapevolezza che operare a favore della famiglia significa avere una visione, significa avere un progetto per il futuro».

Molte le cose concretamente fatte in Vaal Rendena da molti soggetti attivi in diversi ambiti per rendere il territorio in un territorio amico della famiglia. Dalla Baby Little Home al parco giochi della Pineta di Pinzolo, dove i genitori trovano il necessario per cambiare il bambino o un posto tranquillo dove allattarlo, ai ristoranti amici dei bambini. Dalle iniziative messe in campo dalle Funivie Pinzolo, la Scuola di sci e i Rifugi del Doss del Sabion che incentivano lo sci per genitori insieme ai figli a quelle messe in campo dal Golf Rendena o dalle Terme Val Rendena. Dall’importante progetto messo a punto da Apt Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena e dal Parco Naturale Adamello Brenta con il coinvolgimento di tutti i comuni della valle per una classificazione delle passeggiate e dalla definizione di percorsi a misura di famiglia agli alberghi family o ai parco giochi accessibili a tutti di Darè e Massimeno. Dal massaggio neonatale e ai corsi di acquaticità, regalati dal comune di Giustino ai nuovi nati, all’animazione gestita dalle Pro loco di Vigo Rendena e di Carisolo, dove un palazzetto dello sport si “trasforma” per soddisfare le esigenze della famiglia. E ancora il corso di aggiornamento degli insegnanti sul tema della cittadinanza digitale messo in campo con l’Istituto Comprensivo e la Consulta dei Genitori, o il clima attento e favorevole di alcuni luoghi quale la biblioteca di Pinzolo…

Non ultimo il percorso rivolto ai genitori della valle parte del progetto cofinanziato dalla Provincia di Trento: un percorso guidato da Ignazio Punzi che ha avuto come tema principale la genitorialità. «ll tema di fondo di quel percorso era quello di ricreare e ritessere le relazioni all’interno della comunità, che è il vero soggetto educante. Per fare questo si è cercato di incontrare le famiglie nelle loro case rompendo la formalità per recuperare la relazione. Così sono stati messi in campo incontri con le famiglie, con i papà, con le mamme, con i nonni, dai quali sono emersi i diversi punti di vista e le diverse esperienze. È questo patrimonio di esperienze che emergono dai vari soggetti e dalle relazioni che si instaurano tra le persone coinvolte che costituiscono il “capitale sociale” di una comunità». Una comunità che deve riscoprire il proprio valore educante. Per far questo deve avere la consapevolezza delle proprie funzioni, materna e paterna, entrambe insite nella propria natura ed entrambe fondamentali per costruire un futuro. «La madre come la comunità non chiede nulla, accoglie in maniera incondizionata ma il codice materno diventa anche la cifra del proprio radicamento e della propria appartenenza» ha aggiunto Punzi. «Il paterno invece è cammino, indica un “altrove”, è separazione e contemporaneamente offre, regole ai i figli: vivendo dei limiti, il figlio si sente contenuto, riesce a capire dove sta il confine e il limite. Il paterno permette l’esperienza dell’assenza e la possibilità del desiderio, perché il desiderio si nutre dell’assenza.».

La comunità diventa quindi uno spazio per la progettazione e diventa vitale se esercita la compassione, cioè il cum-patire, il soffrire insieme, se è sensibile alle periferie, se è attenta a quei soggetti deboli che subiscono un impoverimento delle relazioni sociali. Ma la comunità è anche apertura al nuovo, è condivisione e scambio di beni materiali e immateriali dove le esperienze vitali passano per induzione e non per educazione e dove un bambino impara dai comportamenti del padre e della madre. La comunità deve quindi «praticare i valori, non predicarli» perché le esperienze sono costitutive.

Ma perché la famiglia è tanto importante nella comunità?
La famiglia e le reti di famiglia sono il contesto fondamentale di prevenzione e di benessere. Le politiche per la famiglia si attuano se c’è un’attenzione costante, una sensibilità per il familiare.  Ogni famiglia, come l’acrobata, è destinata nel proprio cammino a cadere almeno una volta e ciò che è salvifico è la rete. Per questo appare fondamentale avviare processi in cui le famiglie possano incontrarsi, investendo nella creazione di spazi leggeri, luoghi capaci di costruire relazioni e reciprocità, individuare politiche e pratiche capaci di valorizzare le risorse informali presenti sul territorio nella consapevolezza che «fare reti non può essere una scelta ma è un obbligo per una comunità vitale».


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