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Trento, ordine del giorno dei gruppi di minoranza in Provincia: garantire e innovare la finanza pubblica

domenica, 10 maggio 2020

Trento – I capigruppo di minoranza in Consiglio provinciale a Trento - Ugo Rossi, Giorgio ToniniPaolo Ghezzi, Filippo DegasperiPiero Degodenz e Alex Marini – al termine della discussione e dell’approvazione della manovra anticrisi hanno eleborato un documento, come proposta di ordine del giorno al disegno di legge 55 e inviato al presidente dell’assemblea provinciale, Walter Kaswalder. 

Consiglio Provinciale - TrentoGARANTIRE E INNOVARE LA FINANZA PUBBLICA DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Una crisi di inedita e straordinaria gravità L’emergenza dovuta al “coronavirus” ha già determinato, accanto alle terribili conseguenze di salute pubblica, pesantissime ripercussioni sulla situazione sociale ed economica, che stanno assumendo dimensioni e caratteristiche inedite e straordinarie, anche nel nostro Trentino.

La seconda crisi di questo secolo si presenta del resto, sia in Italia che in Europa, con caratteristiche ancora più devastanti della prima, esplosa in due fasi tra il 2008-2009 e il 2011-2012. Nel corso di quel quinquennio, l’Italia perse quasi il 10 per cento del pil. Il DEF approvato pochi giorni fa dal Governo prevede una caduta del prodotto di 8 punti nel solo 2020.

Prevedibilmente violento sarà l’impatto della recessione economica sui livelli di mortalità delle imprese, di disoccupazione e di povertà, ai quali si dovrà far fronte facendo ricorso ad una finanza pubblica che a sua volta vedrà aggravarsi in modo drammatico la sua condizione di criticità. Nel DEF, il Governo prevede per quest’anno un indebitamento che varcherà la soglia del 7 per cento del Pil e un debito che sfonderà il muro del 150 per cento del prodotto. Per far fronte al fermo dell’economia e ai problemi sociali che esso determina, il Governo propone di portare il deficit sopra il 10 e il debito al 157 per cento sul Pil.

Le previsioni sul Trentino sono, a differenza della crisi precedente, che aveva fatto registrare una migliore resilienza del nostro sistema economico e produttivo, ancora peggiori di quelle nazionali. Si tratta di un dato tutt’altro  che inspiegabile, se solo si tiene conto di come sia proprio il settore turistico e più in generale quello dei servizi destinati alla vendita l’ambito più duramente e durevolmente colpito da questa crisi.

La Giunta provinciale prevede una caduta del pil attorno al 13 per cento e un impatto sulle entrate della Provincia tra i 350 e i 400 milioni di euro. Al buco prodotto dal calo delle entrate deve necessariamente sommarsi l’esplosione di domanda di aiuti alle imprese e alle famiglie travolte dalla crisi, per non parlare del necessario aumento della spesa sanitaria e più in generale degli oneri derivanti dalle misure indispensabili per prevenire un nuovo diffondersi del virus. Una combinazione di fattori destinata a condurre la finanza provinciale in una condizione di inedita difficoltà.

È prevedibile che gli effetti negativi della crisi sanitaria sul sistema economico-sociale si protrarranno nel tempo, per un periodo che potrebbe interessare tutta la durata della legislatura in corso e oltre. Il 19 marzo scorso il consiglio provinciale ha approvato un disegno di legge con primi provvedimenti urgenti a sostegno dell’economia e un ulteriore disegno di legge viene proposto oggi dalla Giunta provinciale all’esame del Consiglio.

Si tratta di primi interventi che dovranno comunque e inevitabilmente venire integrati, come del resto dichiarato dalla stessa Giunta, da azioni successive di ben più potente creatività, incisività e portata finanziaria.

Serviranno misure eccezionali, sia sul versante dell’aiuto alle famiglie e ai lavoratori (dipendenti e autonomi) che su quello del sostegno al sistema produttivo, senza dimenticare gli investimenti. Si tratterà di mettere a punto una strategia provinciale con interventi sia di breve che di medio periodo, che tenga conto di ogni possibilità normativa e finanziaria che deriverà dalle annunciate modifiche delle regole europee, e quindi nazionali, in tema di flessibilità dei bilanci pubblici e di ricorso al debito, nonché del pieno utilizzo, da parte della Provincia, di tutte le risorse potenzialmente disponibili a seguito dei provvedimenti assunti dall’Unione europea e dal Governo italiano. In questo contesto il compito della Provincia autonoma di Trento dovrà essere quello di valorizzare tali “opportunità”, esercitando al massimo livello possibile le speciali competenze della nostra autonomia e utilizzando quindi ogni strumento del nostro particolare sistema di “finanza pubblica” in un quadro di coerenza e integrazione con gli strumenti già previsti a livello nazionale ed europeo.

Una risposta straordinaria, nel merito e nel metodo La portata eccezionale degli interventi che saranno richiesti alle istituzioni della nostra Autonomia, per far fronte agli effetti economici e sociali della crisi  sanitaria, determina inevitabilmente la necessità di ridefinire le previsioni e le politiche di bilancio al fine di ridisegnare le priorità. Ciò che era prioritario nell’autunno del 2019 potrebbe non esserlo più oggi.

La lettura del futuro fatta qualche mese fa non può certo coincidere con quella che dobbiamo fare oggi. Il bilancio di previsione per gli anni 2020/21/22, approvato a fine 2019, dovrà quindi essere profondamente modificato.

Peraltro anche prima della crisi attuale il contesto economico e sociale era già a un livello di criticità tale da richiedere un approccio di medio termine con interventi di salvaguardia e programmazione straordinari. Non a caso, con due ordini del giorno, approvati nel corso del dibattito sulla manovra di bilancio 2020-22, il Consiglio aveva unanimemente impegnato la Giunta di dotarsi, sin dal DEFP 2020, di una strategia per la crescita, individuando un obiettivo programmatico più ambizioso di quello tendenziale, invece che allinearsi al mediocre dato nazionale, allontanando il Trentino dal resto del Norditalia e in particolare dalla Provincia di Bolzano; e di perseguire l’obiettivo di una crescita più dinamica, attraverso una più coraggiosa politica di investimenti, da finanziarsi anche attraverso un più ampio ricorso all’indebitamento.

Gli effetti devastanti della crisi da coronavirus hanno sconvolto questo quadro politico e programmatico, conferendo alla necessità di sostenere il nostro sistema produttivo ed economico, in una prospettiva di ripresa della crescita e dell’occupazione, e di ricorrere all’indebitamento in funzione anticiclica, un carattere di drammatica urgenza.

Rivedere radicalmente previsioni tendenziali e obiettivi programmatici è sempre, e in questo scenario ancora di più, un esercizio difficile e complicato che richiede anche, da parte di tutti, governo provinciale, forze politiche di maggioranza e di opposizione, categorie economiche e sociali, istituzioni locali, mondo della cultura, della formazione e della ricerca, fino ai cittadini come singoli e come associazioni, un supplemento di responsabilità e di sforzo positivo, per individuare e perseguire obiettivi comuni e condivisi.

Serve quindi, per definire misure e azioni “eccezionali e straordinarie”, un coinvolgere e valorizzare il contributo e l’esperienza di ogni componente della comunità trentina. Un coinvolgimento allargato, non solo nella fase della lettura e definizione dei bisogni, ma da estendere al momento della messa punto delle risposte. Sono due i fattori chiave per applicare questo metodo eccezionale e straordinario.

Prima di tutto la precisa volontà politica di operare in tal senso, mettendo da parte l’attenzione al consenso immediato che spesso condiziona le scelte politiche e amministrative, per alzare lo sguardo e concentrarsi sulla reale efficacia, nel tempo medio, dei provvedimenti, a prescindere dalla ricaduta degli stessi in termini di immagine o di vantaggio posizionale di questa o quella componente, sia essa di governo o di opposizione. Secondo fattore fondamentale, garantire totale trasparenza e leggibilità della situazione dell’economia, della società e della finanza pubblica provinciale.

Conoscere bene i conti, le problematiche, le possibilità di azione, è un requisito fondamentale per fare proposte serie e fondate, per evitare di scrivere libri dei sogni e per formulare piani concreti a medio e lungo termine.

Di fronte a questa emergenza e alle difficili fasi della ricostruzione e della transizione al “post Covid-19”, servono atteggiamenti di cooperazione politica, istituzionale e sociale. E serve una sede, una sorta di “cabina di regia”, nella quale questo patto di responsabilità oltre le ragioni di parte, pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse posizioni, possa esprimersi. Tale spirito pattizio dovrebbe caratterizzare non solo i rapporti interni con gli attori sociali ed economico-finanziari del Trentino, ma anche quelli con Bolzano ed Innsbruck.

Un Piano organico di interventi per il breve e il medio periodo È necessario dar vita ad un Piano organico di interventi per il breve e per il medio periodo, che sappia andare oltre la predisposizione di singoli interventi, privi di un quadro complessivo ,convincente e di una chiara indicazione di priorità.

Il Piano non potrà che aggiornare la programmazione provinciale fino ad ora adottata e dovrà essere basato su una forte e diffusa convinzione di tutte le articolazioni della comunità. Dovrà inoltre ricercare un filo conduttore credibile tra interventi di emergenza, misure di sostegno immediato a famiglie e imprese e scenari innovativi per un nuovo modello di servizi e di sviluppo socio-economico del Trentino.

Per esigenze di immediatezza, il Piano potrebbe avere una prima approvazione amministrativa da parte della Giunta, previo mandato consiliare, per poi tradursi in atti legislativi secondo gli strumenti di programmazione previsti.

Al centro del Piano dovrà esserci l‘obiettivo di riavviare il motore dello sviluppo, scongiurando il rischio che questa crisi produca una voragine tra ultimi e penultimi da una parte e garantiti e privilegiati dall’altra, ancora più ampia e profonda di quella che c‘era prima.

E‘ dunque necessario e urgente affiancarsi alle nostre imprese ed aiutarle a riprendere fiducia nel futuro, nelle relazioni con il mercato e nei livelli di cooperazione e condivisione di obbiettivi, che determinino la ripresa e la ripartenza nella direzione giusta.

Ma ugualmente essenziale è aiutare le famiglie a sostenere l’impatto violento della crisi sul loro tenore di vita, con particolare riguardo a quelle fasce che già si trovavano all’interno o nei dintorni dell’area della povertà.

Sarebbe un errore contrapporre imprese e famiglie, o lavoro autonomo e lavoro dipendente: ogni segmento dell’economia e della società trentina deve sentirsi ugualmente oggetto di attenzione, di aiuto e di stimolo da parte della politica e delle istituzioni. E’ evidente che stante gli elementi di contesto e conseguente natura eccezionale straordinarietà della risposte da mettere in campo è richiesto un approccio di presidio e al tempo stesso di innovazione della finanza pubblica provinciale. Si tratta di garantire e innovare nello stesso tempo.

L’insieme di interventi che la crisi rende necessari richiede una manovra complessiva che dovrà superare in misura significativa il miliardo di euro. Una parte dovrà essere ricavata dalla riconfigurazione del bilancio della Provincia. Una parte dovrà essere ricavata dall’adeguamento dei rapporti finanziari con lo Stato in relazione all’eccezionale situazione di caduta dell’economia.

Una parte dovrà essere recuperata dalle risorse che saranno destinate al Trentino dalle nuove linee di finanziamento agevolato allestite dall’Unione europea: programma Sure per i lavoratori, fondi Bei per le imprese, fondi Mes per la sanità, Recovery Fund per i grandi investimenti potrebbero valere per la nostra Provincia diverse centinaia di milioni di euro.

Il Trentino dispone infine di un elevato merito di credito sui mercati finanziari: il suo rating è alto e la situazione debitoria è equilibrata, in netto calo (- 500 milioni) negli ultimi anni; è quindi possibile ed auspicabile che l’iniezione di liquidità necessaria per fronteggiare questa crisi passi anche attraverso un intervento integrativo della Provincia con l’assunzione di debito a medio lungo termine.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento che può essere sollecitato in questa fase: la notevole consistenza del risparmio privato trentino in  particolare per quanto riguarda la liquidità sui conti correnti stimata in oltre 12, 5 miliardi.

Con un’azione combinata su tutti questi fattori si potrebbe pensare di costituire un Fondo centrale trentino di garanzia al quale far attingere il sistema delle imprese, a cominciare da quelle che operano nei settori di maggiore difficoltà come il turismo e il commercio. Si può ipotizzare che il Fondo venga alimentato sia con emissione di titoli che con attivazione di fondi Bei.

Si potrebbe immaginare anche una partecipazione al Fondo di banche ed altri istituti finanziari, visto il loro interesse a sostenere questa manovra straordinaria e ricercando e favorendo la partecipazione del “risparmio trentino”. Tutto cio’ premesso il Consiglio Provinciale impegna la Giunta a

1 garantire la tenuta finanziaria del Bilancio della Provincia, a fronte della prevedibile caduta del gettito fiscale, quale fondamentale presupposto di qualunque programma di intervento a sostegno dell’economia e dei bisogni sociali;
2 sottoporre a verifica di priorità le scelte di bilancio attuali sia di parte corrente che conto capitale;
3 definire con il Governo forme di sospensione o di diversa utilizzazione delle quote annuali che la Provincia deve conferire allo Stato, a titolo di contributo al risanamento del debito pubblico in base agli Accordi sottoscritti.
Evitare la ridiscussione del “Patto di Garanzia” al fine di scongiurare il rischio che vada a perdersi proprio l’elemento essenziale e decisivo di tale accordo: il divieto (sancito statutariamente e piu’ volte confermato dalla Corte Costituzionale) per lo Stato di determinare unilateralmente nuovi concorsi e aggravi a carico della Provincia in generale e, in particolare, il divieto di porre in essere “riserve all”erario” a favore dello Stato;
4 definire con il Governo che la quota di maggior debito generato dalla manovra di indebitamento statale per fronteggiare l’emergenza Covid-19 sia esclusa dall’aggiornamento (previsto dal 2023) del contributo alla finanza pubblica nazionale di cui al Patto di Garanzia;
5 definire con il Governo che tutte le risorse messe a disposizione dallo Stato per finanziarie le molteplici misure previste dalla
decretazione d’urgenza, e da future norme nazionali, per fronteggiare e superare in via strutturale l’impatto dell’emergenza sanitaria, siano devolute anche alla Provincia;
6 definire con il Governo modalità di utilizzo diretto delle risorse derivanti allo Stato dai vari strumenti di sostegno europei
(Commissione, Consiglio europeo, BCE, BEI ecc.), risorse che defluiranno in parte sul sistema degli enti territoriali e nel contempo
prevedere un potenziamento delle risorse umane a cio’ dedicate.
7 definire con il Governo le devoluzioni da parte dello Stato di gettiti fiscali arretrati e degli oneri relativi alla delega di alcune funzioni riconosciuti come dovuti;
8 definire con il governo nuove regole per consentire alle Provincia l’accensione di indebitamento superando gli attuali limiti derivanti dalla normativa nazionale. Ciò significa che lo Stato potrebbe assicurare uno spazio (copertura) di indebitamento (accordato allo Stato dalle recenti misure europee), uscendo dall’applicazione degli artt. 9 e 10 della legge rinforzata 243 del 2012;
9 prevedere un progetto sostenibile di finanza straordinaria a debito (di fronte alla crisi del 2008/2009 la Provincia attivò risorse straordinarie per circa 1,3 Miliardi di euro);
10 mobilitare tutte le risorse private e collettive del Trentino, anche attraverso la previsione di un prestito obbligazionario da collocare presso gli investitori operanti sul nostro territorio con l’impegno di questi ultimi a prevedere la possibilità per i trentini di sottoscrivere le obbligazioni“.
I capigruppo di minoranza in Consiglio provinciale a Trento, Ugo Rossi, Giorgio Tonini, Paolo Ghezzi, Filippo Degasperi, Piero Degodenz e Alex Marini



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