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Trento, nel 2018 l’Adunata Nazionale degli Alpini si terrà in città. Previste 500mila penne nere

sabato, 17 settembre 2016

Trento – Ora è ufficiale. L’Adunata nazionale degli Alpini si terrà a Trento nel 2018. Si è svolto oggi a Gemona il Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, che ha definitivamente assegnato l’organizzazione della novantunesima Adunata Nazionale.

Sarà quindi Trento, con la sua Sezione Alpini ad essere chiamata all’allestimento dell’Adunata che commemorerà il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Trento e il Trentino, terre fortemente colpite da quegli avvenimenti, e terre dalle quali alto si deve levare il messaggio di pace che gli Alpini portano avanti da anni.

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Trento sarà quindi la città simbolo del centenario. Con il 2018 si compirà il ciclo commemorativo per il centenario della Grande Guerra; sarà il momento per ricordare la fine del sanguinoso conflitto e, nel contempo, la conclusione di quel processo unitario nel quale Trento e Trieste assursero a simbolo indiscusso di sacrificio per l’unificazione del Paese. Non vi è città, paese o borgo d’Italia che, a partire dal 1918, non abbia dedicato nella propria toponomastica almeno un viale, una piazza od un vicolo alle città irredente Trento e Trieste, od ai suoi Martiri Battisti, Filzi e Chiesa. I toni del bollettino della vittoria del Generale Diaz non lasciano alcun dubbio: “Il Tricolore italiano sventola sul Castello del Buonconsiglio e sulla Torre di San Giusto”.

A pochi chilometri da Trento, tra Avio ed Ala il 29 ottobre del 1918 gli ufficiali del Comando Supremo italiano ricevettero gli emissari austroungarici con la bandiera bianca; nella villa dei Marchesi Guerrieri Gonzaga a Borghetto di Ala vennero definiti quel giorno in concreto i termini dell’armistizio, firmato ufficialmente a Padova il successivo 3 novembre.ana-trento

Trento, città dei monumenti del centenario. Fabrizio De Andrè ricorda in una delle sue più belle canzoni suo nonno Andrea: “Andrea si è perso, ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia…”. Quanti sono i nostri avi che, come quello di De Andrè, si sono persi per sempre sui monti del nostro Trentino.  Ogni anfratto, ogni buca, valle o cima, raccontano di questa immane tragedia che fu la prima guerra mondiale. Basti solo accennare qualche nome: Pasubio, Coni Zugna, Costa Violina, Valsugana, Cauriol, Adamello, Cardinal, testimoni naturali che suscitano ricordi di altrettante storie legate agli episodi bellici, e delle molte canzoni che ne raccontano i particolari che ricordano Trento ed il Trentino. Un memoriale storico e monumentale da preservare nel tempo.

Trento, città degli Alpini. Trento e gli Alpini hanno un legame indissolubile costruito in cent’anni di reciproca stima e ammirazione. L’ossatura dell’alpinità trentina si forma sin dagli anni ’20 quando, appena concluso il primo conflitto mondiale i primi reduci si ritrovano nel comune sentimento di appartenenza agli Alpini. Così nel 1920, i pochi sopravvissuti all’olocausto bellico, riuniti attorno alla medaglia d’oro tenente Ferruccio Stefenelli ed al senatore Guido Larcher, compagno d’armi di Battisti,  diedero vita alla nostra sezione ed a quella splendida storia di tradizione alpina che dura a tutt’oggi,  per onorare le 12 medaglie d’oro che fregiano il nostro Vessillo. In pace ed in guerra questo rapporto si è consolidato nel tempo, al punto da far assurgere la città a simbolo, ed anzi, a sinonimo di alpinità. Vi è persino un’altura che circonda il capoluogo dedicata interamente alle penne nere ed alla loro gloria riassunta nella frase incisa nella sua roccia: “per gli Alpini non esiste l’impossibile”: è il Doss Trento, l’acropoli alpina che ospita nella sua aurea di sacralità il Mausoleo battistiano ed, a pochi metri, il Museo nazionale storico degli Alpini abbellito dagli affreschi del colonnello Paolo Caccia Dominioni, eroe di El Alamein. Ma tutto il Trentino è museo e memoriale a cielo aperto: dai tanti sacrari sino alla Campana Maria Dolens di Rovereto che ogni sera suona per tutti i Caduti. Senza dimenticare che ancora oggi la città capoluogo ospita ancora un reparto alpino: si tratta del 2° Rgt. Genio Guastatori Alpini con cui operiamo a stretto contatto, con fitto scambio di collaborazione fra Alpini in armi ed Alpini in congedo.

Trento, città degli europei. Gli storici concordano oggi nel ritenere che dalle ceneri della I^ guerra mondiale germogliò il primo sintomo di Europa unita, nata dalla dissoluzione dei grandi imperi centrali. Personalità quali Adenauer, De Gasperi, ed altri padri dell’Unione vissero e trassero dall’esperienza personale gli elementi fondanti di quella che è oggi l’Europa dei popoli. Trento ne rappresenta certamente il simbolo fra i più importanti, quale snodo, anche geografico, fra il sud ed il nord Europa. Sarà l’occasione per ricordare anche le migliaia di trentini che – come bene ha descritto Paolo Rumiz – combatterono da italiani con la divisa sbagliata. È questa un’eredità che il Trentino non può e non deve dimenticare, poiché le radici non vanno mai dimenticate. Ma il Trentino è terra che idealmente appartiene più d’ogni altro lembo d’Italia all’Europa dei popoli: qui riposano migliaia e migliaia di combattenti italiani, tedeschi, austriaci, ungheresi, russi, cechi, polacchi, francesi, turchi e di tante altre nazionalità e religioni diverse, uniti dalla morte nei sacrari fatti dall’uomo o scolpiti nel tempo dalla natura; Lev Tolstoj un giorno disse che la Patria per l’uomo è là dove riposano gli antenati: per questo possiamo dire che il Trentino è quindi la patria degli europei. Credo quindi possa condividersi l’idea di dedicare idealmente l’adunata 2018 alla memoria di tutti i Caduti nel primo conflitto mondiale che in queste terre di confine trovarono la morte ma anche la dimora per l’ultimo riposo. La stretta collaborazione con la Croce Nera d’Austria darà certamente all’evento quel portato sovranazionale che certamente merita.

Venendo ai “numeri” gli organizzatori si attendono di poter contare a Trento, o meglio in tutto il Trentino, su una partecipazione di circa 500 mila Penne Nere. Le quali, va sottolineato, potranno contare sui migliori servizi offerti da una terra da sempre vocata al turismo.

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A Gemona oggi il Consiglio Direttivo Nazionale ha voluto sottolineare con forza le scelte degli Alpini, proprio alla vigilia del conferimento della Cittadinanza Onoraria alla stessa Associazione, in virtù del grande impegno in occasione del terremoto che colpì le terre friulane nel 1976. A quei tempi, giusto ricordarlo, la presidenza nazionale era retta da Franco Bertagnolli di Mezzocorona, il presidente tanto amato dalle Penne Nere e che più di tutti volle gli Alpini impegnati con diversi cantieri per la ricostruzione, tanto che anche il governo degli Stati Uniti d’America decise di affidare proprio alle mani di Bertagnolli l’ingente somma messa a disposizione dopo la catastrofe naturale.


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