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Trentino, la Coldiretti chiede un nuovo decreto sui lavoratori stagionali in agricoltura

venerdì, 3 luglio 2020

Trento - Non solo turisti e viaggiatori europei, le frontiere italiane sono aperte anche a circa 50mila lavoratori stagionali extracomunitari provenienti da Marocco, Tunisia, Serbia e Montenegro che sono stati ricompresi nella lista dei Paesi a cui l’Unione Europea ha riaperto le porte a partire dal primo luglio.

Gianluca Barbacovi - PredaiaE’ quanto stima la Coldiretti sugli effetti della decisione comunitaria in occasione dell’atterraggio all’aeroporto di Perugia della prima task force di 110 lavoratori stagionali specializzati provenienti dal Marocco per collaborare nelle aziende agricole italiane.

Un passaggio significativo anche per le aziende agricole del Trentino Alto Adige – afferma il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi - ma rimane necessario approvare al più presto anche il nuovo decreto flussi senza il quale è impossibile far arrivare in Italia e in regione tutto il personale necessario ai lavori stagionali in agricoltura. Si tratta di una possibilità che consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole grazie al coinvolgimento temporaneo spesso delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese.

L’apertura delle frontiere ai lavoratori extracomunitari avviene a poco più di due settimane dal via libera ai circa 150 mila stagionali comunitari regolari e conferma che la domanda di lavoro nei campi non può essere soddisfatta dalla sola regolarizzazione prevista per decreto perché sono sempre piu’ necessarie esperienza, professionalità e specializzazione per un mestiere che non si può improvvisare.

“In questo contesto - spiega la Coldiretti – sono ora anche necessari un piano per la formazione professionale e una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università e molte attività economiche sono rallentate e tanti lavoratori sono in cassa integrazione”.



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