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Ponte di Legno, riflessione di don Dassa sulla festa dei lavoratori

venerdì, 1 maggio 2020

Ponte di Legno – Essere lavoratori in tempo di pandemia: una rilettura sapienziale è stata proposta oggi in occasione della festa del Primo Maggio da don Battista Dassa (nella foto), amministratore parrocchiale di Ponte di Legno (Brescia).

Don Dassa Molfetta 01Signore ti preghiamo in questa festa dei lavoratori, festa di san Giuseppe lavoratore, che viviamo nel tempo della pandemia.

Tu Gesù nella tua vita terrena hai toccato la concretezza del lavoro umano. Nella casa di Nazareth hai respirato la quotidianità del lavoro, le sue gioie e la sua pesantezza, le sue preoccupazioni e la sua pena. I tuoi occhi hanno visto le mani dure dei pescatori, i volti bruciati dei seminatori, le braccia delle donne impastando il pane. Hai sperimentato il lavoro con le mani dell’artigiano, e hai conosciuto l’oppressione del lavoro sfruttato dai potenti.

Ora in questo tempo vogliamo innanzitutto dirti grazie per tutte le donne e gli uomini che, con il loro lavoro si sono presi cura degli altri. I medici, gli infermieri, addetti alle pulizie, allo smaltimento dei rifiuti negli ospedali e nei territori, gli operatori per la distribuzione dei beni essenziali, i commessi nei supermercati, gli insegnanti di ogni grado che hanno tenuto i contatti con i loro alunni in modi nuovi, i giornalisti, chi ha curato i servizi sociali e chi ha vissuto il proprio lavoro a distanza. Nei loro volti, nelle loro mani abbiamo visto un riflesso di te, Gesù, che ti sei preso cura delle persone che incontravi preoccupato della loro salute e della loro vita innanzitutto.

Ti vogliamo ricordare chi ha dovuto sospendere il proprio lavoro e in questo periodo prova angoscia per il rischio di perderlo. Ti ricordiamo tutti coloro che vivono un lavoro precario, il lavoro in nero. La nostra preghiera sia motivo di attenzione e responsabilità. Ti preghiamo per chi è disoccupato e vive condizione lavorative in cui è violata la dignità. Ti ricordiamo i tanti stranieri uomini e donne che lavorano nei campi di raccolta della frutta e della verdura o nell’assistenza domestica degli anziani e sono ‘irregolari’. Suscita Signore iniziative di giustizia, di riconoscimento di diritti da parte di chi ha responsabilità politiche.

Ti ricordiamo tutte le persone, le famiglie e le comunità in cui questo momento di pandemia si diffonde il timore per il futuro, l’ansia per poter portare il pane a casa, per il futuro dei figli, per sostenere gli anziani, i disabili e i più fragili”.
Nel Siracide leggiamo:

“T​utti costoro confidano nelle proprie mani, e ognuno è abile nel proprio mestiere. S​enza di loro non si costruisce una città, nessuno potrebbe soggiornarvi o circolarvi.

Ma essi non sono ricercati per il consiglio del popolo, nell’assemblea non hanno un posto speciale Non fanno brillare né l’istruzione né il diritto, non compaiono tra gli autori di proverbi, ma essi consolidano la costruzione del mondo, e il mestiere che fanno è la loro preghiera. (Sir 38)

Ti chiediamo di far tesoro di quanto abbiamo scoperto in questo periodo sul senso e il valore del nostro lavoro, sulla fatica del lavoro degli altri, sulla preziosità di chi fatica incontrando disprezzo e umiliazione, sulla sofferenza di chi è senza lavoro, di chi è lasciato a margini e di chi ha perso ogni speranza.

Ti chiediamo di cambiare le menti e i cuori di coloro che possono orientare il sistema economico. Abbiamo appreso in questa crisi che la solidarietà è essenziale alla vita di tutti, che ogni lavoro è importante e ad ogni lavoratore e lavoratrice dovrebbe essere riconosciuto un reddito stabile che riconosca dignità all’operare insostituibile di ognuno.
Donaci di aprirci ai sentieri nuovi che il tuo Spirito suggerisce in questo tempo di dolore e di fatica, per costruire un mondo di giustizia, fraternità, sostenibilità ambientale, in cui l’operare delle mani, delle menti, dei cuori non sia per il profitto di pochi, ma per la condivisione e per la pace“, don Battista Dassa.



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