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L’architettura dei rifugi alpini: lo studio parte dal Catinaccio

venerdì, 27 settembre 2013

Trento – Studio e ricerca sull’architettura dei rifugi alpini. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra l’Università di Trento e l’Accademia della Montagna, ha coinvolto una cinquantina gli studenti del quarto anno del corso di laurea in Ingegneria edile-architettura dell’Università di Trento, che sono stati in sopralluogo al rifugio Catinaccio.  Gli studenti dedicheranno un semestre, da settembre a febbraio, ad elaborare soluzioni alternative per i rifugi di oggi. Il risultato finale saranno dei progetti architettonici specifici di riqualificazione del rifugio Catinaccio, che prenCatinaccio3deranno in esame tutti gli aspetti ambientali, tecnologici, culturali nei quali si inserisce la struttura.

LE LEZIONI  

Sono state due giornate di lezioni teoriche e pratiche fatte non in un’aula universitaria ma in un ambiente montano, centro di quella che sarà la progettazione futura degli studenti. Nella giornata di martedì 24 settembre dopo essere arrivati al Rifugio Gardeccia nella Valle del Vajolet il gruppo ha dato inizio ai lavori. Dopo alcune lezioni teoriche, i ragazzi hanno eseguito un rilievo metrico di quello che il gruppo dovrà progettare nel corso del semestre. Il giorno successivo le lezioni si sono spostate a Passo Principe (2600 m) con una nuova sessione di disegno e di lettura del paesaggio. Un’escursione che ha dato modo ai ragazzi di capire quali sono le problematiche di paesaggio e di inserimento di un’opera in un contesto ambientale come quello delle Dolomiti, patrimonio Unesco.

ARCHITETTURA DEI RIFUGI

Queste due giornate in rifugio si inseriscono nell’ambito del modulo integrativo di “Architettura dei rifugi alpini”, all’interno dell’insegnamento di Composizione architettonica. Il modulo servirà a fornire strumenti e nozioni ai fini della redazione del progetto di riqualificazione del rifugio Catinaccio, assunto quale concreto caso studio. L’istituzione dell’insegnamento, voluto da Accademia della montagna del Trentino, rappresenta un unicum in Italia e probabilmente non ha pari neppure nelle altre istituzioni universitarie dell’arco alpino. Il corso non si pone l’obiettivo di preparare degli specialisti di progettazione dei rifugi, quanto di formare giovani architetti e ingegneri che sappiano progettare tenendo conto delle problematiche e delle esigenze di un ambiente montano. Il gruppo ha alloggiato presso il rifugio Gardeccia scoprendo così direttamente, grazie anche al dialogo con i gestori, quali sono le funzioni principali e le specifiche esigenze di questi spazi. Gli studenti hanno avuto modo di capire chi sono i fruitori dei rifugi: non ci sono più solo gli alpinisti che puntano alla vetta, ma ci sono anche famiglie ed escursionisti che puntano a gite più brevi

 

 


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