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Il messaggio del vescovo di Brescia per la Pasqua 2016

domenica, 27 marzo 2016

Brescia – Nel giorno di Pasqua riprendiamo l’intervento del vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari: “Magnifico è il mondo che Dio ha creato: immenso nella sua estensione, misterioso nella sua composizione, vario nei suoi elementi, motivo di contemplazione e di stupore continuo da parte della persone attente. E però è un mondo destinato a morire; passeranno ancora miliardi di anni, ma poco alla volta questo mondo finirà.

Potrà forse nascerne un altro al suo posto, ma in ogni modo sarà altro; il nostro, quello in cui siamo vissuti e che abbiamo costruito col nostro impegno finirà. È un racconto triste, malinconico, che potrebbe offuscare molti dei sogni che nutriamo. La conclusione rituale delle favole: “… e vissero tutti felici e contenti” appartiene appunto alle favole; il racconto della storia deve terminare: “… e tutto finirà in una quiete oscura di morte”. Eppure…; possibile che Dio abbia creato tutto questo per farlo ricadere nel nulla? Se all’inizio esiste solo il caso e la necessità, forse non si deve nemmeno porre la domanda. Ma se all’inizio sta un atto di amore consapevole, l’interrogativo è inevitabile.

E l’unica risposta soddisfacente è quella della festa che celebriamo, la Pasqua. Pasqua è il passaggio di un frammento di mondo da questo mondo destinato a perire verso il mondo di Dio, che non perisce. Pasqua è l’affermazione di un misterioso cammino che libera dalla necessità della morte e introduce nella possibilità della vita. Ma è un racconto credibile?

vescovo brescia -Monari

Siamo ormai abituati a raccontare il mondo in forma storica: il big bang all’inizio, la formazione progressiva di atomi e di molecole sempre più complessi, le nebulose, le galassie, le stelle, i pianeti… Poi su uno (?) dei pianeti la formazione di macromolecole, delle prime forme di vita, di forme sempre più complesse: piante, animali, uomo. Che con l’uomo sorga qualcosa di straordinariamente nuovo, non dovrebbe essere dubbio se si considera ciò che l’uomo ha fatto (e può fare) in bene e in male. C’è un essere capace non solo di vivere, ma di modificare, poco o tanto, l’ambiente in cui vive, gli altri esseri viventi, se stesso; capace di scegliere tra opzioni diverse e quindi tra immagini diverse del mondo da favorire e costruire progressivamente.

Ebbene, la Pasqua dice che in questo sviluppo e trasformazione del mondo, si crea qualcosa che non è più sottomesso al degrado, ma che si proietta in un futuro senza termine. Che cosa? La risposta suona semplice: l’amore. Quando l’uomo riesce a porre un atto autentico di amore, pone un atto che non ha la sua spiegazione all’interno del mondo e che non tende solo al successo nel mondo; pone qualcosa che supera l’istinto di autodifesa e scommette su qualcosa che non ha riscontro nel tempo. Nel corso di una decimazione, un prigioniero, risparmiato dalla conta, si offre come condannato a morte al posto di un altro prigioniero, padre di famiglia, che la conta aveva invece colpito.

Come valutare questo gesto? Sensato (perché ha prodotto del bene) o insensato (perché ha scelto la morte)? All’interno di un mondo chiuso e destinato a perire, un gesto del genere appare razionalmente ingiustificabile; nel contesto di un mondo aperto e destinato alla risurrezione, un gesto del genere appare il più saggio e creativo che si possa immaginare. La Pasqua dice esattamente questo: ogni gesto di amore gratuito posto all’interno di questo mondo afferma implicitamente l’esistenza di un contesto più ampio (oltre questo mondo); anzi è un gesto che appartiene a questo mondo più grande nel quale l’amore non è più un’eccezione irrazionale, ma una legge coerente e costante. È il mondo di Dio”.


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