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Festival dell’Economia, il controllo europeo sulla spesa post-Covid

mercoledì, 15 luglio 2020

Trento – “In mancanza di una terapia e di un vaccino saremo costretti nel prossimo periodo a convivere con la pandemia Covid, mentre una seconda ondata avrebbe effetti ancora più gravi sull’economia mondiale”. festI due scenari sono stati tratteggiati oggi al Festival dell’Economia di Trento che ha ospitato Laurence Boone, capo economista Ocse, e Lucrezia Reichlin, professore di economia alla London Business School, in una conferenza coordinata dal direttore scientifico Tito Boeri. Su un aspetto le due economiste concordano: “La spesa per il contrasto alla crisi dovrà essere decisa dai singoli paesi ma è opportuna una governance dell’Europa”.

Non esiste ad oggi uno scenario unico per analizzare la crisi imposta dalla pandemia Covid. Ne è convinta Laurence Boone, capo economista Ocse, secondo la quale è necessario prendere in considerazione due scenari, in mancanza di strumenti definitivi di contrato, quali il vaccino e la terapia antivirus: “Avremo un’unica ondata durante la quale il virus non contagerà molte persone e potremo vivere una vita relativamente normale con misure e precauzioni tali da contenere il disagio. In questo scenario e fino a che non troveremo un vaccino – ha continuato Boone – avremo industrie e settori che lavoreranno a ritmi rallentati, mentre altri potranno raggiungere il punto pre-Covid. Se la situazione si manterrà così, è possibile pensare ad un ritorno alla ‘normalità’ nel 2022, con riduzione degli indicatori economici dal 6 al 10% fino al 2021”.

Esiste però un secondo scenario, più serio ed impattante per l’economia e, in generale, la società: “E’ ipotizzabile una seconda ondata della pandemia che potrebbe portare ad una situazione più grave rispetto a quella registrata dopo il lockdown. Questa situazione potrebbe riguardare alcune regioni o porzioni di paesi perché non è pensabile bloccare l’economia per un paio d’anni”.

Seppur in maniera diversa, a seconda dello scenario, sarà quindi necessario agire sulla ridistribuzione del lavoro dai settori poco competitivi, perché colpiti dalla crisi, verso altri in crescita, come la cura verso le persone o l’ecommerce. “Sarà un processo complesso – ha spiegato l’economista francese dell’Ocse – che necessariamente dovrà prevedere nuova formazione professionale e il ridisegno di interi settori. Gli strumenti da utilizzare saranno nuove politiche fiscali e di sostegno al lavoro e alle aziende, con politiche finanziarie e monetarie. L’obiettivo sarà garantire delle tutele a favore della popolazione e dei settori economici più colpiti. In definitiva – ha concluso Boone -, superata la prima fase dell’emergenza, ci aspetta una ricostruzione basata sull’efficienza”.

La risposta dei paesi, soprattutto europei, alla crisi Covid è stata – a giudizio della responsabile Ocse – più rapida rispetto al passato. “Nella prima fase, Italia e Spagna hanno adottato misure diverse rispetto a paesi quali Francia e Germania per il sostegno al reddito. Ora ci aspetta la seconda fase, quella della ricostruzione in cui la spesa dovrà essere decisa a livello regionale ma con un coordinamento e una governance europea, in grado di guidare, anche sulla base dei risultati ottenuti, l’azione di singoli governi”.

Sui limiti delle politiche dei singoli paesi e dell’Italia si è soffermata Lucrezia Reichlin, professore di economia alla London Business School: “Nella prima fase della crisi abbiamo assistito a limiti importanti nell’azione dei governi. Ad esempio in Italia, le misure adottate non sono arrivate a tutti i cittadini e imprese. Il problema della digitalizzazione nell’amministrazione pubblica è molto marcato. Nella seconda fase avremo un problema in Europa, ovvero la capacità di mettere insieme un pacchetto di misure per sostenere la domanda pubblica a fronte di prese di posizione diverse da parte delle singole nazioni europee”.

Soprattuto nella seconda fase è importante che l’Europa adotti politiche comuni fiscali ed i governi nazionali aprano ad una forma soft di coordinamento delle politiche, come ha più volte ripetuto Reichlin.

La sfida che attende l’Italia e l’Europa è di prospettiva. “Il Recovery Fund – hanno ammonito le due economiste – non è un fondo per oggi ma è stato pensato e voluto dalla Ue per progetti di lungo periodo, in grado di garantire stabilità ai paesi e fornire risorse da investire in settori strategici quali l’ambiente, la sanità e l’innovazione della pubblica amministrazione”.



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