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Fase 2, Crisanti preoccupato dalle scelte del Governo: “Si apre a tentoni. In caso di focolaio chiudere tutto non è operazione mirata”

domenica, 3 maggio 2020

Padova – Andrea Crisanti, uno dei principali attori del ‘modello Veneto’ – tra i pochi vincenti messi in atto nella penisola – non è convinto della fase 2 messa in campo dal Governo e che scatterà da domani.

C’è stata un’apertura a tentoni. Il Piemonte e la Lombardia sono diverse da Calabria e Sardegna. Mi preoccupa che il Governo non abbia nessun elemento a priori per calcolare il rischio, secondo il motto “vediamo che succede” e senza avere strumenti per analizzare e abbassare il rischio. La macchina si è messa in moto senza una valutazione del rischio“. Con queste parole l’allarme lanciato da Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università-azienda ospedaliera di Padova, ospite di “Mezz’ora in più”, su Rai3.

Quale decisione avrebbe assunto Crisanti? “Io avrei cercato di capire quanti sono i casi Regione per Regione, il rischio dipende dai casi sul territorio. Una riapertura differenziale fatta per regioni ci avrebbe dato la possibilità di valutare la nostra capacità di reazione, che non è stata minimamente testata. Non sappiamo se siamo in grado di spegnere un nuovo focolaio. Cosa facciamo, lo spegniamo con il solito metodo, cioè mettiamo le persone a casa? Perché chiudere tutto è facilissimo, ma fare operazioni mirate è una altra cosa. Questa riapertura totale dà una senso di insicurezza. Gli effetti li vedremo tra 2-3 settimane“.

Il messaggio sull’insufficienza del lockdown in assenza di azioni parallele per tracciare i positivi è già stato lanciato a più riprese da studiosi e scienziati: nonostante la propaganda, in Italia appaiono evidenti ancora oggi, nonostante due mesi dalla chiusura del Paese e oltre tre dalla dichiarazione di stato di emergenza, le carenze in dispositivi di protezione, test sierologici e tamponi.



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