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Covid-19, verso la Fase 3 in Trentino: intervento di Roberto Pergher

giovedì, 14 maggio 2020

Trento – Di seguito la lettera ricevuta dal dottore trentino Roberto Pergher sulla Fase 3 del Covid-19 e sul tema degli anziani.

Coronavirus - medico - mascherinaUn tema importante della Fase 3 riguarderà il tema degli anziani. Cosa abbiamo imparato dall’emergenza Covid-19 e cosa dobbiamo cambiare?. I molti morti del Trentino ed in particolare nelle RSA ci impongono una riflessione e la ricerca di modelli organizzativi diversi.

Abbiamo avuto più morti del dovuto, morti evitabili. Alcune RSA ne sono uscite devastate, altre ne sono uscite indenni ma rimangono esposte a contagi futuri. Le RSA in questa emergenza hanno svolto compiti di presidio sanitario oltre le loro capacità e possibilità e anche questo non sarà più accettabile per il futuro. Altri anziani hanno dovuto sospendere alle attività di centro diurno e riaffidati ai familiari che a loro volta hanno avuto grandi difficoltà a prendersi cura dei propri congiunti. Alcuni anziani sono rimasti in casa, senza più personale di assistenza domiciliare se non quella dei famigliari. L’assistenza domiciliare è stata ridotta e la ricerca delle badanti è stata impossibile in questo periodo. Inoltre il virus ha dimostrato quanto possano essere fragili i contesti in cui le persone possano formano degli assembramenti come avviene normalmente nelle mense e nelle sale ricreative delle RSA.

Si debbano riconsiderare spazi di socializzazione e spazi privati adattati alle diverse circostanze. In questo quadro, la cui analisi per certi versi impietosa ha mostrato numerose carenze, una delle necessità di maggior impatto appare essere una revisione del sistema dei caregiver, cioè delle persone che si prendono cura degli anziani e dei disabili, siano esse famigliari o personale professionale. Molte situazioni sarebbero state affrontate meglio e con maggior tempestività se i sistemi di assistenza avessero investito di più sulla figura del caregiver e se tale figura fosse stata maggiormente valorizzata, sostenuta, implementata. La funzione di ingaggio delle badanti è spesso esercitata con il passa parola o attraverso liste di singole associazioni o attraverso servizi messi a disposizione di singole cooperative. Molti di noi, compreso il sottoscritto, hanno avuto notevoli difficoltà in passato a reclutare e scegliere la badante per i propri famigliari. Nella norma tutti questi processi avvengono sulle spalle personali delle persone che ne hanno bisogno e al di fuori di una qualsiasi regia dell’ente pubblico. La domanda da porsi è la seguente: il caregiver, badante o famigliare che sia, svolge un lavoro essenziale ? La risposta è si! In tal modo la regia dovrebbe essere considerata auspicabile da parte dell’ente pubblico, comune o provincia che sia. In che modo? Tramite appositi uffici che possano fornire consulenza, intermediazione nei contratti, accreditamento professionale e formativo dei/delle badanti, gestione della rete di sistema, integrazione con altri interventi, incentivi, detassazione o premi per lo svolgimento dell’attività essenziale.

Il fine è dare un reale supporto ed esercitare intermediazione tra domanda ed offerta mettendo in rete le richieste di aiuto e le offerte professionali. Inoltre questa organizzazione, se ben condotta, potrà rendere conveniente l’uscita di questi lavori dal nero ove spesso sono collocati e permettere che su queste funzioni si costruiscano competenze e professionalità. Tale necessita si evidenzierà ancora di più dopo l’emergenza covid e quindi nella Fase3. Da una parte tale sistema potrà rendere più intima l’assistenza ed controllare gli inevitabili assembramenti delle istituzioni. Dall’altra, implementare queste figure attraverso formazione, accreditamento, monitoraggio , regia dell’Ente pubblico, Comune o Provincia che sia, metterà a disposizione persone e ruoli professionali tali da impedire quanto è successo durante questa emergenza e cioè il quasi abbandono di molti anziani e di molti famigliari a loro stessi“, di Roberto Pergher.



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