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Congresso Pd, le riflessioni dell’onorevole Berlinghieri

venerdì, 10 marzo 2017

Pisogne – “Tornare a casa per ripartire insieme”.Riflessioni dell’onorevole Marina Berlinghieri in occasione del congresso del PD a Torino: “Il Pd riparte da Torino, nel luogo dove nacque quasi dieci anni fa. Tre giorni di confronto su quanto fatto negli ultimi tre anni, sulle azioni di governo, per costruire il nuovo programma. Al Lingotto c’è anche l’onorevole Marina Berlinghieri che a ridosso del congresso ha tracciato questa riflessione:  viviamo un periodo storico ricco di cambiamenti repentini, che hanno portato al superamento dello schema classico con cui si contrapponevano destra e sinistra. Gli avvenimenti politici dell’ultimo periodo (tra cui Brexit ed elezioni americane) hanno messo l’Europa (e l’Italia) di fronte ad una riflessione non procrastinabile sulla propria identità e sulla natura del progetto di società che vogliamo perseguire.

La globalizzazione, i flussi migratori, la situazione geopolitica internazimarina-berlingheri-1onale ci dicono che abbiamo bisogno di elaborare una nuova visione del mondo ed un nuovo progetto di società.

Abbiamo un compito particolarmente difficile: elaborare le rotte di navigazione per vivere il presente e costruire il futuro, in un momento in cui le mappe a nostra disposizione sono superate.
Elemento centrale della discussione politica non è più una semplice dicotomia destra/sinistra, semmai la riflessione su concetti come inclusione/esclusione, dialogo/chiusura, identità/alterità.
A questo proposito, nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha presentato il “libro bianco” sull’Europa. Un documento atteso, forse un po’ deludente perché troppo schematico, didascalico e perché non riconosce sufficiente importanza al ruolo delle istituzioni democratiche europee. Esso, tuttavia, ha il pregio di aprire una discussione ampia sul futuro del Vecchio Continente, in un momento in cui emerge con forza come l’Europa non abbia saputo, nel complesso, essere all’altezza dei valori, dei sogni e delle speranze in essa riposti da coloro che erano usciti dagli orrori della guerra mondiale.
Noi Democratici abbiamo il dovere, oltre al diritto, di essere presenti in questa discussione, facendo crescere alcune consapevolezze. Tra esse, quella che il progetto dell’Unione Europea è percepito, fuori dall’Europa, come indispensabile al mondo. l’Europa è vista come un punto di riferimento in quanto luogo in cui i Diritti sono stati garantiti e dove, negli ultimi sessant’anni, si è affermata una concezione del “vivere insieme” che mette al centro la pace, la democrazia, la protezione sociale, la sostenibilità ambientale.
A fronte di molte cose che vanno ripensate, dobbiamo dire con forza che nel mondo si guarda a noi Europei con l’aspettativa di un contributo e di una “presenza” indispensabili sulla scena internazionale.
Certamente, le sfide dell’oggi impongono una strategia globale, perché travalicano, appunto, gli orizzonti nazionali. E l’Europa è l’unico strumento che noi europei abbiamo per recuperare sovranità. L’Europa ci tutela e ci fa essere “modello” di una particolare concezione del “vivere insieme”, che serve a noi e al mondo stesso.
Questi fattori ci chiamano ad una grandissima responsabilità. Questo è il contesto in cui celebriamo il congresso del Pd.
Congresso che deve essere una grande occasione per far sì che il Pd si confermi ancor più protagonista nella costruzione del progetto politico di cui hanno bisogno l’Italia e l’Europa.
Perché ciò accada, il confronto congressuale dovrà avere alcune prerogative irrinunciabili:
- Bisogna che sia favorita una grande discussione “dal basso” da cui emergano o si rafforzino, oltre alle scelte che indirizzino le politiche sociali, economiche e di ammodernamento del Paese, anche le scelte su quale sia l’Europa che vogliamo e quale sia l’Italia che vogliamo in Europa.
- Bisogna che nel Pd non si abbia paura del conflitto. Il conflitto fa parte della natura umana e un partito plurale e grande come il Pd deve essere in grado di vivere e gestire il conflitto al proprio interno, ricavandone poi una “sintesi alta” tra le diverse posizioni che emergono, riuscendo successivamente ad attuarle in maniera coesa e “comunitaria”, ed offrendo al Paese risposte all’altezza della sua storia e delle sue attese.
- Bisogna che il Pd rinnovi e rafforzi la propria natura originaria di partito “riformatore”, avendo cura di spiegare, ascoltare e condividere il cambiamento con i “mondi” da riorganizzare, per non generare l’idea o la sensazione che le riforme siano calate dall’alto, bensì rendendone vero protagonista il Paese.
- Bisogna che il Pd coltivi con il massimo vigore l’ambizione “fondativa” di essere un partito nuovo, capace di coniugare le “idee alte” delle più grandi esperienze politiche democratiche del ‘900, costruendo su quelle fondamenta solide un “nuovo” progetto, orientato a fornire risposte nuove e compiute ai problemi dell’oggi e del domani, crescendo nella capacità di essere comunità politica, nel confronto e nella sintonia con i cittadini e le organizzazioni sociali, rifuggendo a tentazioni di predomini vetero-identitari al proprio interno.
Credo che questi siano gli aspetti su cui il PD ha bisogno di lavorare e di interrogarsi: per questo sosterrò Matteo Renzi e sarò al Lingotto per cercare di portare il mio contributo nell’elaborazione di una piattaforma programmatica che sia utile al nostro partito e soprattutto al Paese”.


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