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Comunali a Trento, intervista a Franco Ianeselli: “Determinato a risolvere problemi e conflitti”

martedì, 23 giugno 2020

Trento (A. Pa.) – Franco Ianeselli, 42 anni, già segretario della Cgil del Trentino, è il candidato sindaco a Trento dell’alleanza “SìAmoTrento”, coalizione di centrosinistra con il sostegno del PATT.

Franco Ianeselli - Trento2Dottor Ianeselli, come si è mosso nelle prime settimane da candidato sindaco e a quali ambiti si è rivolto?
Dopo la mia designazione a candidato dell’alleanza SìAmoTrento, ho incontrato quante più persone possibile. Volevo che i problemi della città, così come le cose che funzionano bene, mi fossero raccontati in prima persona da esercenti, pensionati, giovani, residenti, professionisti, religiosi, migranti, turisti, albergatori che ogni giorno vivono la città ma da angolature differenti. Durante il lockdown questo lavoro è diventato virtuale. Adesso abbiamo ripreso la campagna elettorale con piccoli incontri in presenza anche nella sede del comitato in via Scopoli e abbiamo lanciato il questionario “Un fiume di idee” per raccogliere suggerimenti e critiche sulla Trento post covid: abbiamo raccolto 1200 risposte in poco più di una settimana, idee che andranno ad alimentare il nostro programma“.

Cosa porterà dell’esperienza sindacale in politica?
Direi questo: la determinazione a risolvere i problemi e i conflitti. Che non significa quasi mai far vincere al 100% un interesse particolare, ma trovare i punti di convergenza che permettono un miglioramento delle condizioni di tutti. Un risultato che si può realizzare solo se alla fine del processo c’è una scelta. Perché le cose cambiano quando si arriva a decidere, non basta affrontare i problemi, rendere i percorsi partecipati e moltiplicare i tavoli se poi non trovi il modo di incidere e cambiare. Ho imparato che le condizioni dei lavoratori migliorano se si scrive un contratto migliore e poi lo si firma, non se ci si innamora delle proprie idee e si rinuncia a trovare un’intesa.

I miei avversari dicono che la guida di Trento non può essere lasciata a un sindacalista, come fosse la peggiore accusa. Io rispondo che contano le persone e non le etichette. Nella mia esperienza sindacale, di cui vado orgoglioso, ho conosciuto tante donne e uomini impegnati a tutelare non solo i loro interessi particolari ma a costruire una società più giusta“.

Franco Ianeselli - Trento 1Quali risposte dà alla ripresa della campagna elettorale dopo l’emergenza sanitaria?
Trento non è una città smarrita. Ho rifiutato fin dal primo giorno la retorica della Lega che sostiene Baracetti, che più o meno è la stessa di quella di Carli e Zanetti, di raccontare una città allo sbando e in declino. Trento è una città che ha trovato il proprio posto nel mondo. E’ una città viva e accogliente, dove si fa ricerca di alto livello e nella quale le persone vengono a vivere volentieri. Dobbiamo riuscire a tenere assieme le risposte immediate dopo il coronavirus – più tavolini all’aperto per sostenere i locali, piste ciclabili di emergenza per favorire la mobilità sostenibile, sostegno ai canoni d’affitto – e i progetti di medio lungo periodo, una citta più verde e in grado di sfruttare le opportunità delle nuove tecnologie“.

Che effetti avrà su Trento l’emergenza sanitaria?
Ogni pandemia ha avuto effetti forti sulle città. I grattacieli e le fognature sono nati proprio a seguito di grandi emergenze sanitarie. I mesi del lockdown sono stati per tanti i mesi del lavoro a distanza e delle consegne a domicilio. Difficile pensare che tutto ciò non avrà conseguenze sui tempi della città e sull’organizzazione degli spazi, sia pubblici che privati. Nell’immediato dobbiamo dare risposte alle persone più colpite dalla crisi economica, per una città questo significa dare aiuti e offrire servizi di qualità e accessibili ai suoi cittadini. Faccio allora due esempi: un ripensamento nella costruzione delle abitazioni private che diventeranno sempre più luoghi di lavoro, e quando invece dico “i più deboli” io penso ai bambini, dobbiamo garantire loro una scuola il più possibile normale, ovvero densa di relazioni, questa è una priorità assoluta“.

L’economia e il turismo stanno subendo contraccolpi negativi secondo lei quali sono le aree di intervento?
Fortunatamente l’Unione europea ha attivato un pacchetto di interventi poderoso. Starà ai singoli paesi utilizzarlo al meglio. A livello locale serve un mix di azioni: sostegno al reddito di chi è colpito dalla crisi – e ricordiamoci sempre che questo significa anche sostegno alla domanda di consumi -, ma anche e soprattutto investimenti in grado di generare lavoro e aumentare la competitività del territorio. Sul turismo, in particolare, a soffrire di più sarà il settore alberghiero. Le seconde case, giustamente additate come limite del turismo trentino, in questa particolare situazione potranno rappresentare un’opportunità. Ma la sfida non è limitarsi ad affittare, ma collegare all’affitto una serie di servizi (ristorazione e non solo) che generano valore aggiunto“.

Ha già individuato le priorità per Trento?
Gliene dico tre. Trento deve tornare a sviluppare il suo essere città verde. E’ il comune con la superfice agricola più vasta del Trentino. Tutto, dai prodotti alle passeggiate, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità, dalle regole per il commercio al turismo deve avere al centro la sostenibilità. La seconda è l’Università. L’università è uno dei pilastri della nostra comunità. Lo è da un punto di vista dell’apporto culturale, lo è da un punto di vista economico, lo è nel metterci al centro di una rete della conoscenza che qualifica tanti aspetti della nostra vita. Mentre la Provincia sciaguratamente polemizza, taglia e marginalizza l’Ateneo, noi vogliamo l’esatto contrario. La terza che le dico è la bellezza. Trento è una città magnifica, ma talvolta si pensa che esista solo il suo centro storico. La pulizia, il contrasto al degrado, la qualità degli interventi pubblici, gli eventi devono interessare anche la periferia e i sobborghi, perché una città è tale nella continuità e non se settorializza e dimentica o sacrifica qualche suo pezzo“.

E sulle opere pubbliche come intende intervenire?
Ci sono opere già finanziate e da realizzare al più presto: l’ascensore dalle Dame di Sion a Mesiano, la nuova piscina a Trento sud, la riqualificazione dell’area ex Atesina ai Solteri. Sullo sfondo, anche se parliamo di un’opera provinciale, c’è il nuovo ospedale che tutti ci auguriamo possa finalmente sbloccarsi.

In prospettiva vedo tre “grandi opere”: la tramvia lungo via Brennero, avamposto di una nuova mobilita sostenibile; la funivia del Bondone fino a Vason per ricongiungere la montagna alla città; infine l’interramento della ferrovia che per Trento sarà di impatto pari alla deviazione dell’Adige di metà Ottocento.

Senza però mai dimenticare che la qualità urbana è data da tanti piccoli interventi: un centro civico, un immobile recuperato, un marciapiede fanno comunità“.

Come vede l’operato delle Giunta comunale uscente…
La Giunta uscente ha attraversato una legislatura complicata. Tanto che sarebbe più corretto parlare di Giunte, al plurale, perché ci sono stati diversi avvicendamenti tra gli assessori. Il sindaco è riuscito a tenere insieme la maggioranza, e non è stato un compito facile, ma il prezzo è stato qualche rinvio e qualche titubanza di troppo. Condivido i valori dell’amministrazione uscente: penso all’attenzione al sociale, ai più deboli, e al principio che ha ispirato la variante al Prg appena approvata, ovvero il consumo zero di nuovo suolo. Sull’incisività, sulla capacità di scegliere e sull’efficienza della macchina pubblica penso invece che sia necessario fare di più e meglio“.



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