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Caldaro, nel lago sono comparsi i gamberetti d’acqua dolce. La storia

martedì, 27 settembre 2016

Caldaro - Nel lago di Caldaro compaiono i gamberetti d’acqua dolce. Gli esperti dell’ufficio provinciale Caccia e Pesca hanno trovato per la prima volta un nuovo tipo di crostaceo nel lago di Caldaro (Bolzano). Il gamberetto d’acqua dolce europeo (Palaemonetes antennarius) compare per la prima volta in Alto Adige (Nella foto Simon Schwienbacher)gambero-lago-caldaro

Utilizzando grandi reti e la pesca elettrica i dipendenti dell’Ufficio caccia e pesca nei giorni scorsi hanno effettuato la rilevazione della popolazione ittica presente nel lago di Caldaro. Oltre a numerose specie di pesci già note, gli operatori hanno trovato un nuovo tipo di crostaceo: il gamberetto d’acqua dolce europeo (Palaemonetes Antennarius), grande fino a 5 centimetri, che può essere trovato in diverse acque della penisola. Finora il luogo più a nord in cui era stata rilevata la presenza del gamberetto era il lago di Garda.

In Alto Adige questo tipo di crostaceo non era stato ancora visto. Ha un aspetto quasi trasparente, vive tra i canneti e si nutre di alghe e organismi animali morti. Il lago di Caldaro sembra essere un habitat adatto per il crostaceo che ama le acque con temperature miti. Le indagini vengono effettuate, in base alla direttiva quadro sulle acque dell’Ue, ogni sei anni. Nei precedenti rilevamenti effettuati dall’Ufficio caccia e pesca nel 2010 i gamberetti non erano stati individuati. Come il crostaceo sia arrivato nel lago di Caldaro non è stato ancora chiarito. Una spiegazione plausibile potrebbe essere che durante gli inserimenti nel lago di altri pesci il gamberetto fosse una sorta di passeggero “clandestino” introdotto nelle acque involontariamente. Ancora indefinito è il ruolo svolto da questo tipo di gamberetto nell’ecosistema del lago di Caldaro. Non sono previsti, comunque, effetti negativi per la biodiversità. Succede, invece, talvolta che specie non autoctone siano liberate in natura da proprietari di animali domestici irresponsabili e questo può avere conseguenze gravi. “Quindi – afferma il direttore dell’ufficio caccia e pesca, Luigi Spagnolli – per tutelare l’ecosistema in nessun caso si possono liberare in natura animali non autoctoni”.


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