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Brexit: motivazioni, conseguenze e opportunità per gli altri paesi membri

mercoledì, 15 giugno 2016

Trento – Osservando la storia dei popoli che hanno abitato l’Europa nel corso di secoli, non si può rimanere indifferenti di fronte all’elevata quantità di conflitti, guerre e contrasti che hanno attraversato tutte le fasi storiche, dall’antichità ad oggi, passando per il Medio Evo e l’epoca moderna. parlamento europeo

Il discorso assume un’importanza particolare proprio ora che siamo alle porte del cosiddetto “Brexit”, acronimo di “Britain exit”,  un evento di difficile lettura anche per gli esperti del settore politico e finanziario. Il tema è stato inoltre dibattuto in uno degli incontri avvenuti in occasione del Festival dell’Economia di Trento 2016, durante il quale si è discusso a lungo sulla posizione ambigua della Gran Bretagna all’interno dell’Unione.

In Europa gli assetti nazionali, in particolar modo degli ultimi due secoli, sono stati oggetto di cambiamenti radicali, il modello di stato-nazione ha avuto una vita breve, dalla fine del XIX secolo fino ai due conflitti mondiali. A partire dal secondo dopoguerra infatti, con la creazione delle prime istituzioni sovranazionali, come la Società delle Nazioni o la Comunità Economica Europea, era evidente il tentativo di includere gli stati europei nel perseguimento di interessi comuni e pacifici, in modo tale da mettersi alle spalle controproducenti tentativi di prevaricazione; questa necessità ha comportato l’inevitabile nascita di un’organizzazione sovranazionale e intergovernativa.

Il progetto che ha dato vita all’Unione Europea è inizialmente nato in ambito commerciale, con il nome CEE, e si è sviluppato in seguito grazie all’allargamento del numero degli stati membri e l’ampliamento delle competenze delle istituzioni comunitarie, che ora legiferano in materia di ambiente, agricoltura, pesca, cultura e in molti altri settori.

Conoscere il funzionamento dei meccanismi dell’UE è essenziale se si vogliono capire pienamente le ragioni e le dinamiche alla base dei costanti mutamenti degli assetti geopolitici; inoltre queste conoscenze potrebbero rivelarsi utili per svolgere un ruolo più attivo in questi processi, magari lavorando all’interno di un’organizzazione internazionale o in qualsiasi contesto che includa attività transnazionali, sia in ambito commerciale che culturale.

Una laurea in relazioni internazionali conseguita presso le principali università di scienze politiche, come ad esempio l’università telematica Niccolò Cusano la cui formula è particolarmente utile nel coniugare lo studio al lavoro, può aiutare a interpretare i fenomeni in atto in questo momento storico, ricco di eventi di forte impatto, come ad esempio l’imminente referendum sul futuro del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea.

Ritornando alla questione del Brexit, una risposta chiara si avrà Il prossimo 23 giugno, giorno in cui i cittadini inglesi saranno chiamati alle urne per decidere se il loro paese dovrà essere ancora un membro dell’UE. In caso di uscita, i cambiamenti potranno essere di forte impatto, ma questa decisione potrebbe anche tradursi in proficue opportunità per l’Italia. La città di Milano, ad esempio, potrebbe attirare numerose sedi di aziende londinesi, costrette ad “emigrare” verso il continente. La presenza di una grande Borsa come quella di Milano potrebbe inoltre fungere da magnete per istituzioni finanziarie inglesi in fuga da Londra.

Al momento, le prospettive del distacco dall’UE sembrano essere concrete, per via dell’azione persuasiva di partiti politici euroscettici come l’UKIP di Nigel Farage. Il premier Cameron si schiera invece per la fazione del “remain”, sottolineando le possibili ripercussioni negative su tasse e pensioni. Occorre ammettere che il rapporto tra il paese di Sua Maestà e l’Unione Europea è sempre stato conflittuale: il Regno Unito si è sempre sentito parte del suo Commonwealth, ma non ha mai aderito con entusiasmo al progetto europeo, fatto dimostrato dal mantenimento della sterlina e dall’ingresso nella comunità avvenuto solo nel 1973, dopo aver ignorato il primo invito negli anni ’50.


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