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Anche i ristoranti a rischio con le regole di politica e scienziati, Zaia insieme a Fipe: “Linee guida devono essere ragionevoli”

sabato, 9 maggio 2020

Verona – “Leggo da qualche parte che qualcuno parla di mettere un tavolo ogni quattro metri: se lo metta a casa sua un tavolo ogni quattro metri. Ma non nei ristoranti perché questo significa chiuderli tutti”. Da settimane imprenditori e commercianti pongono l’attenzione sull’insostenibilità delle misure di distanziamento sociale ipotizzate dagli scienziati e avallate dalla politica: con queste parole Luca Zaia, governatore del Veneto, esprime i propri dubbi sulla direzione che si vorrebbe prendere dalle istituzioni.

Un conto è l’esercizio scientifico un discorso è la vita reale che è un’altra cosa” e augurandosi che “le linee guida siano ragionevoli. Se dovessimo mettere in sicurezza la vita dei cittadini dovremo dire a tutti ‘girate con lo scafandro’. Ma non solo per il coronavirus, per qualsiasi altro pericolo come quello di un’epatite, di una tubercolosi. Ma non penso ci sia questa indicazione nella società. Sulle apertura, spero che il Governo si decida a dire qualcosa per il 18 maggio rapidamente e che deleghi alle regioni“, ha aggiunto Zaia.

Quello della ristorazione è uno dei tanti settori – pressoché tutti – che farebbero fatica a sopravvivere a regole imposte dalla combinazione Governo-scienza che in queste settimane ha gestito non nel migliore dei modi l’emergenza e ora non sembra valutare un’inversione di marcia, senza considerare alternative a lockdown, imposizioni e regole utopistiche di distanziamento sociale che hanno creato già da giorni irritazione, appelli e tensioni dei commercianti.

Il messaggio è chiaro: serve tornare al più presto a una nuova normalità, visto che gli effettivi aiuti economici – per compensare lockdown e perdite per le norme di distanziamento sociale – sono assenti o quantomeno insufficienti, con un circolo vizioso che potrebbe portare l’intero Paese al collasso.

Proprio il Veneto ha messo a punto un modello alternativo, sostenibile e vincente, ma senza disposizioni governative non può aprire come desidererebbe le attività tuttora chiuse per Dpcm, da qui la richiesta di accelerare da parte di Zaia.

FIPE: COSI’ SI UCCIDE LA RISTORAZIONE

“Se si vuole uccidere la ristorazione italiana basta applicare quanto è stato ipotizzato: 4 metri o 2 metri di distanziamento significa non rendersi conto dei nostri modelli legati al familiare, al modello della piccola impresa”. Così il vicepresidente della Fipe Confcommercio, Aldo Cursano.

“Pensare a 4 metri di distanziamento significa escludere dalla ripresa l’80% di questo modello. Cursano sottolinea il “senso di responsabilità avuto fin ora dall’associazione e dalla base associativa”, ma ora, afferma “qualcuno sta scegliendo la fine di un modello” ed “ognuno si deve assumere le proprie responsabilità”.



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